Politica
25 Maggio 2026
L’ex sindaca di Vigarano Mainarda ed ex presidente della Provincia racconta sui social la propria esperienza dopo una condanna per stalking: “Esiste una violenza silenziosa che continua anche dopo le sentenze”

Barbara Paron denuncia la “violenza invisibile”: “La legge non può diventare uno strumento di persecuzione”

Barbara Paron
di Redazione | 2 min

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Un lungo sfogo pubblico per denunciare quella che definisce una forma di “violenza invisibile”, fatta di pressioni psicologiche, conflitti familiari e uso distorto degli strumenti giuridici. Barbara Paron, ex sindaca di Vigarano Mainarda ed ex presidente della Provincia di Ferrara, ha affidato alla propria pagina Facebook una riflessione personale sul tema della violenza sulle donne e sulle conseguenze che, a suo dire, possono continuare anche dopo una condanna giudiziaria.

“Esiste però un’altra forma di violenza: una violenza carsica, sottile, burocratica e quotidiana, che non fa rumore ma che annienta giorno dopo giorno”, scrive Paron, spiegando di voler trasformare la propria esperienza personale in una questione pubblica.

Nel post l’ex amministratrice afferma di essere stata “vittima di stalking”, precisando che si tratta di “un fatto sancito da una sentenza di condanna dello Stato Italiano nei confronti del mio ex”. Da qui la denuncia di una situazione che, secondo Paron, non si sarebbe conclusa con il pronunciamento della giustizia.

“La violenza, quando non può più esercitarsi in modo diretto, cambia pelle. Diventa manipolazione, controllo coercitivo o, come viene definita dagli esperti, ‘violenza vicaria’”, scrive ancora, riferendosi all’utilizzo dei figli “come strumento per colpire, destabilizzare e torturare psicologicamente la madre”.

Nel suo intervento, Paron punta il dito contro quelle che definisce forme di “micro-violenza quotidiana”, fatte di “silenzio”, “informazioni omesse” e “piccoli dinieghi quotidiani”. Tra gli esempi riportati, cita l’impossibilità di accompagnare il figlio agli allenamenti “adducendo scuse pretestuose”, situazione che secondo l’ex sindaca rappresenterebbe “uno stalking psicologico sotto traccia”.

Uno dei passaggi più duri riguarda il rapporto tra giustizia penale e civile. “C’è un cortocircuito logico e giuridico inaccettabile in questo Paese: una giustizia che prima riconosce lo status di persecutore a un uomo, e poi, in sede civile e minorile, rischia di premiarlo come padre”, afferma.

Paron richiama inoltre l’attenzione sulle conseguenze che questi conflitti possono avere sui figli, sostenendo che “diventano vittime due volte” e denunciando una pressione psicologica che li porterebbe a dover mostrare “una felicità da copertina”.

L’ex presidente della Provincia conclude con un appello rivolto alle istituzioni, ai magistrati e agli operatori sociali: “La violenza invisibile si annida nei dettagli, nella burocrazia degli affetti, nel diritto usato come clava”. E ancora: “Chiedo alle istituzioni di non guardare solo al sangue o alle urla, ma di imparare a leggere il silenzio ostile e la sottomissione psicologica”.

Il messaggio si chiude con una definizione personale che assume il tono di una dichiarazione d’intenti: “Una madre, una cittadina, una donna libera che non smetterà di difendere la dignità propria e di suo figlio”.

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