Cronaca
22 Maggio 2026
I detenuti compravano hashish e cocaina con ricariche Postepay effettuate dai loro familiari alla compagna del pusher, anche lui in cella come loro. Piano che avrebbe fruttato 1.161 euro

Droga nelle cuciture dei jeans. Condanne per il giro di spaccio all’Arginone

di Davide Soattin | 4 min

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Da una parte la Procura, che ha chiesto il rinvio a giudizio; dall'altra le difese, che puntano alla derubricazione dell'accusa da rapina impropria a tentato furto. È questo, in sintesi, quanto accaduto ieri mattina, giovedì 21 maggio, durante l'udienza preliminare del processo a carico di due uomini italiani di 45 e 40 anni

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Avrebbe sfruttato i colloqui col compagno detenuto o l’invio di pacchi postali per introdurre – o tentare di introdurre – dosi di hashish e cocaina all’interno del carcere di via Arginone. Droga che poi, stando alla ricostruzione degli investigatori, l’uomo avrebbe venduto ad altri detenuti, alimentando un giro di spaccio che, tra aprile e novembre 2022, alla coppia – tramite ricariche Postepay – avrebbe fruttato 1.161 euro. Fino a quando il piano architettato dai due non è stato scoperto e smantellato dagli agenti della polizia penitenziaria con l’ausilio dei carabinieri.

Lei, 53enne ferrarese, ha patteggiato otto mesi di pena; lui – 45enne pugliese – è stato invece condannato a 1 anno e 8 mesi. Con loro, imputato nello stesso procedimento, anche un 29enne di nazionalità rumena, compagno di cella dell’uomo, a cui ieri mattina (giovedì 21 maggio) il collegio del tribunale ha inflitto quattro mesi di condanna.

Quattro gli episodi finiti sotto la lente degli inquirenti – tra ottobre 2022 e aprile 2023 – in cui la donna avrebbe ricoperto un ruolo attivo nella catena dello spaccio, riuscendo però solamente in una circostanza a far entrare la droga in carcere. Il fatto risale al 17 dicembre 2022, quando – secondo la testimonianza del luogotenente Davide Bruni dei carabinieri – avrebbe utilizzato la fasciatura che indossava la figlia minorenne per nasconderci 10 euro di hashish e farli arrivare, senza destare alcun sospetto, al compagno detenuto durante uno dei colloqui.

Negli altri tre episodi contestati invece l’intervento della polizia penitenziaria impedì che il piano andasse a buon fine. Il 4 ottobre 2022 gli agenti intercettarono un pacco postale contenente 22 grammi di hashish e un grammo di cocaina, che la donna aveva inviato utilizzando come destinatario fittizio il compagno di cella del fidanzato detenuto. Il 24 dicembre successivo, invece, la 53enne tentò di disfarsi della droga ingerendo alcune dosi di hashish che teneva nascoste in bocca, nel momento in cui gli agenti insospettiti le chiesero di sottoporsi alla perquisizione.

Il terzo e ultimo episodio risale invece al 19 aprile 2023. Secondo l’accusa, in quella circostanza, la 53enne avrebbe tentato di introdurre in carcere 8,59 grammi di hashish, cuciti all’interno di due paia di jeans. I pantaloni li aveva consegnati alla madre del terzo imputato 29enne, compagno di cella del fidanzato della donna, con l’accordo – contestato agli imputati – che venissero inseriti in un pacco contenente generi alimentari destinati al detenuto. Sentita in aula, la madre dell’uomo ha riferito che tutto era avvenuto a propria insaputa.

La donna ha infatti raccontato che i jeans le erano stati recapitati all’interno di una busta lasciata nel giardino della propria abitazione mentre lei si trovava al lavoro, sostenendo di non essere a conoscenza della presenza di sostanza stupefacente. Una volta giunto in carcere, il pacco venne però controllato dagli agenti della polizia penitenziaria, che scoprirono l’hashish nascosto all’interno degli indumenti, impedendone così l’ingresso all’interno della casa circondariale.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la droga che riusciva a entrare nel carcere sarebbe poi stata ceduta dal 45enne ad altri detenuti, in cambio di ricariche effettuate dai familiari dei detenuti su una carta Postepay intestata alla compagna dell’uomo, per importi compresi tra 50 e 200 euro. Il prezzo della sostanza stupefacente – in particolare dell’hashish – sarebbe stato fissato tra i 70 e i 100 euro per mezzo grammo. Un’attività che avrebbe consentito ai due di incassare complessivamente 1.161 euro nell’arco di sette mesi attraverso la vendita delle dosi all’interno del carcere.

Determinante, per ricostruire il quadro accusatorio contestato ai tre imputati, è stata l’attività investigativa condotta dalla polizia penitenziaria con il supporto dei carabinieri. Gli accertamenti si sono sviluppati attraverso servizi di osservazione e pedinamento nei confronti della 53enne, intercettazioni telefoniche, l’installazione di un dispositivo di geolocalizzazione satellitare sull’autovettura della donna, oltre a perquisizioni e verifiche sui movimenti delle carte Postepay utilizzate per i pagamenti. Elementi che hanno consentito agli inquirenti di delineare il presunto sistema di introduzione e spaccio di droga all’interno del carcere di via Arginone, portando infine al patteggiamento della donna e alle condanne degli altri due imputati.

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