Una situazione che, secondo i pescatori, colpisce non soltanto l’ambiente ma anche chi vive quotidianamente il territorio: ciclisti, pescatori, appassionati di canoa, nautica e birdwatching. “Chiunque attraversi oggi quelle strade percepisce la differenza”. L’associazione si interroga inoltre sulla necessità di interventi così estesi. “Non si poteva intervenire in zone mirate con qualche piccolo intervento puntuale per prevenire il rischio idrogeologico, o dobbiamo forse credere che chilometri e chilometri di fiume su entrambe le sponde necessitassero un intervento così massivo?”.
Dubbi vengono sollevati anche sull’impatto ambientale dei materiali utilizzati. “Quanti chilometri di plastica sono stati stesi sugli argini del nostro fiume e quale impatto ambientale avranno questi materiali sull’ecosistema e sulla salute delle persone che vivono il territorio ?”. Nel comunicato si parla inoltre di un possibile “business perseguito a danno di habitat e ambiente”.
Viene inoltre ricordato come l’Emilia-Romagna si sia dotata da anni di linee guida per la riqualificazione dei corsi d’acqua naturali. “Che senso ha finanziare studi e progettualità se poi restano soltanto teoria e non vengono applicati?”. Secondo l’Unione Pescatori Estensi il Po di Volano sarebbe oggi “un corso d’acqua completamente antropizzato”, già segnato dall’inquinamento e dal bracconaggio ittico e ora anche “plastificato e modificato dalla mano dell’uomo”. Una trasformazione che lascia amarezza tra i frequentatori della zona: “Del nostro fiume non rimane veramente nulla”.