Attualità
15 Maggio 2026
Don Andrea Zerbini ha ricordato il suo impegno nel mondo culturale: “Ora tutto ti sia dato per grande amore, caro Gianni”

L’addio a Gianni Venturi, agrimensore della parola

di Redazione | 4 min

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Un “agrimensore della parola” per la sua vita culturale e accademica, il “crazy uncle” per gli affetti più vicini. È stato celebrato ieri (venerdì 15 maggio,) in una gremita chiesa di Santa Maria in Vado, il funerale di Gianni Venturi, intellettuale e figura autorevole della cultura ferrarese, scomparso martedì all’età di 88 anni.

Nella liturgia, don Andrea Zerbini ha citato la parabola del seminatore dal Vangelo di Matteo: un seminatore sparge semi su diversi tipi di terreno, da quello più arido a quello più fecondo, dimostrando come la parola attecchisca meglio nell’animo ben disposto.

Un animo ben disposto come quello di Venturi, che della parola ne ha riconosciuto il potere e la soglia al di là della quale solo gli animi ben disposti si spingono: “E quindi uscimmo a riveder le stelle – cita Dante don Zerbini, ricordando uno degli autori più amati da Venturi -. Le stelle sono l’orientamento, la destinazione che ispira e muove la salita del cuore di ogni viandante. Anche quando dovessi affrontare una selva oscura o lo stesso inferno, non verrà meno la speranza di riveder le stelle”.

“Anche l’amico Gianni si è lasciato trascinare e guidare da queste stelle e ha condotto anche noi a cercare questa misteriosa mappa celeste. Gianni vigilò quella soglia, praticò quei confini esistenziali e letterari aperti alla sconfinatezza, generando un nuovo umanesimo sconfinante”.

Da qui l’appellativo di agrimensore della parola, esperto dei confini e delle tecniche dei vocaboli: “Un agrimensore proteso alla continua ricerca del senso, per misurare la vita, per dare volto al mistero, sempre oltre, che chiama fuori a riveder le stelle”.

Gianni si è spinto ai confini della parola, ha ricordato don Zerbini, una parola che in un momento nasconde e nell’altro dice la verità, e che proprio per questo invoglia ad andare oltre, cercando in profondità ciò che è nascosto: “Misurando i confini, disegnando mappe, Gianni ha determinato sconfinatezza di pensiero, profondità di interpretazione e creatività di immaginazione”.

Il sacerdote ha poi ricordato l’episodio del ritrovamento di un libro sulle origini dell’idea di giardino conservato nella biblioteca Ariostea e donato proprio da Gianni Venturi: “Appena aperto, scorsi il titolo del suo ex libris che diceva ‘Tutto ti sia per grande amore’. Mi sono ricordato subito le parole di san Paolo, che dice ‘Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente. Adesso rimangono tre cose: la fede, la speranza e l’amore’. Ora tutto ti sia dato per grande amore, caro Gianni”.

Sollecitano il sorriso i ricordi dei due nipoti acquisiti, Ludovico e Ippolito Guzzinati: “Sei stato l’unico che in vita mia ho chiamato zio e quando in famiglia si diceva ‘lo zio’, aggiungere ‘Gianni’ era superfluo. Ti sentivi fieramente zio anche quando ti chiamavamo ‘zio ulcera’, sempre in preda al mal di stomaco, oppure zio Fester per la testa lucidissima. Ma soprattutto, dopo l’esperienza americana, sei diventato il ‘crazy uncle’”.

“La follia del genio era libera di esprimersi nel pensiero e nelle parole. Lo zio è stata la persona a cui confidare i segreti, le delusioni e le gioie perché sapeva essere complice, consigliere e amico. Pur non avendo figli, tu e la zia siete stati genitori prolifici, perché per voi erano tutti come figli primogeniti. Ora torni insieme all’amore della tua vita, uniti in un giardino sempre fiorito”.

Gianni Venturi

Gianni Venturi a Firenze per decenni ha insegnato Dante, figura al centro del suo interesse essendo specialista di letteratura rinascimentale, neoclassica e novecentesca. Si dedicava in particolare ai rapporti tra letteratura e arti figurative e della letteratura dei giardini e del paesaggio.

È stato ordinario di Letteratura italiana all’Università di Firenze, presidente dell’edizione nazionale delle opere di Antonio Canova e co-curatore del Centro Studi Bassaniani di Ferrara.

Si è laureato a Firenze sotto la guida di Walter Binni, tra i maestri più importanti della sua formazione riconosceva anche Claudio Varese.

La sua ricerca si è poi concentrata sul rapporto tra letteratura e arti figurative, con particolare attenzione ad Antonio Canova e ai legami tra l’artista, la cultura letteraria del tempo e il suo principale critico, il conte Leopoldo Cicognara.

Per i suoi studi canoviani è stato nominato presidente del Comitato per l’edizione nazionale delle opere di Canova. Un altro importante campo di ricerca riguarda il rapporto tra letteratura e arte dei giardini.

Legato alle proprie radici ferraresi, Venturi ha dedicato molti studi alla civiltà estense, approfondendo figure come Ludovico Ariosto e Torquato Tasso e partecipando a numerosi comitati scientifici, mostre e convegni dedicati alla cultura rinascimentale ferrarese. Ha collaborato a importanti esposizioni e pubblicazioni sulla miniatura ferrarese e sulla Bibbia di Borso d’Este.

Accanto all’attività accademica, Venturi ha svolto un’intensa attività culturale in Europa e negli Stati Uniti, dove è stato visiting professor, ricoprendo inoltre numerosi incarichi in istituzioni culturali e associazioni dedicate alla tutela dell’arte e della memoria storica ferrarese.

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