Attualità
19 Maggio 2026
Dai provini negli anni '80 nella sala di registrazione ferrarese ai due mega concerti di giugno. Il racconto del bassista Davide Romani e dell'autore Rai Roberto Vecchi: "Vasco? Uno di noi. Venivano tutti qui perché non mi spostavo da Ferrara"

Quando Vasco provava a Cassana: l’epopea degli White Studio e quella Ferrara che anticipò i trionfi del Blasco

di Mauro Alvoni | 7 min

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L’attesa in città è ormai palpabile per il doppio appuntamento del 5 e 6 giugno, quando Vasco Rossi infiammerà Ferrara con due date destinate a rimanere nella storia dei grandi eventi locali. Ma se oggi decine di migliaia di fan si preparano a invadere la città estense, c’è stato un tempo in cui il “Blasco” a Ferrara ci veniva in sordina, muovendosi tra le nebbie di Cassana. Erano gli anni ’80, l’epoca d’oro degli White Studio Recording, una straordinaria avventura musicale che proiettò la città in una dimensione artistica nazionale e internazionale.

A tirare le fila di quel sodalizio magico erano in cinque: Alfredo Soriani (l’appassionato fondatore e tuttofare), Nicola Marziliano, il manager e odierno autore televisivo Rai Roberto Vecchi, l’investitore Enrico Hartwig e una vera celebrità internazionale della disco music, il bassista e arrangiatore ferrarese Davide Romani.

Gli White Studio di Ferrara (Cassana) in uno scatto dell’epoca

Dalle 16 piste ai giganti della musica

“L’idea nacque quasi per scommessa – raccontava Roberto Vecchi ripercorrendo la genesi di quella follia a un quotidiano dell’epoca –. Partimmo con pochissimi soldi, affrontando enormi problemi di credibilità. Chi doveva prestarci il denaro ci prendeva per pazzi”. La prima sede era a Cassana, sulla via Modena, appena sotto il ponte, giù per una salitina sulla destra. “Un posto spartano, non bello, né come posizione né dentro”, ammette oggi Romani col sorriso. Eppure, quel garage divenne presto un punto di riferimento. Lo studio iniziale a 16 piste divenne la culla di demo per band locali (al prezzo forfettario di 500-600 mila lire) ma anche il laboratorio per grandi produzioni: dalle sigle di Fantastico 4 per Heather Parisi ai lavori di Andrea Mingardi e degli Stadio.

Il salto di qualità avvenne a metà degli anni ’80 con l’ingresso di Romani e il passaggio alle 24 piste. Fu allora che lo studio divenne una calamita per i big della canzone italiana: Lucio Dalla, Francesco Guccini, Amii Stewart, Mike Francis, Edoardo Bennato, Adriano Celentano (per il quale Romani registrò un pezzo di contrabbasso chiamando un altro pilastro ferrarese, Ares Tavolazzi) e, naturalmente, un giovanissimo Vasco Rossi.

I Vernice, il fenomeno nato a Ferrara

Accanto ai grandi nomi passati dai White Studio, Roberto Vecchi rivendica anche il ruolo centrale avuto nella nascita dei Vernice, band simbolo degli anni Novanta italiani e considerata uno dei maggiori successi usciti dalla factory musicale ferrarese. Un capitolo che si intreccia perfettamente con l’atmosfera creativa di Cassana raccontata nell’articolo.

“I Vernice furono una delle realtà musicali più esplosive e rappresentative degli anni Novanta italiani”, racconta Vecchi. “Scoperti e prodotti da Roberto Vecchi grazie al supporto di Sony Music e di Claudio Cecchetto, nacquero artisticamente nei White Studio di Ferrara, vera officina creativa dove venivano scritti, arrangiati e realizzati i loro dischi”.

Secondo l’ex manager e produttore, il gruppo riuscì a interpretare in pieno il clima di quell’epoca: “Il loro sound era un rock deciso, diretto, potente, capace di raccontare perfettamente il mondo giovanile di allora, con tutte le sue inquietudini, i suoi eccessi, il disagio, ma anche l’energia, i sogni, i vizi e le virtù di una generazione che stava vivendo il passaggio verso un’Italia nuova”. Un’identità musicale forte che, ricorda Vecchi, conquistò rapidamente anche gli addetti ai lavori: “I Vernice riuscirono a trasformare quel clima in musica, diventando rapidamente uno dei fenomeni più forti di quel periodo, tanto da guadagnarsi anche i complimenti sinceri di Vasco”.

Il successo commerciale fu immediato. “Il primo album superò le 100mila copie vendute”, sottolinea Vecchi, aggiungendo che “i loro primi due dischi conquistarono le classifiche italiane sia nel primo che nel secondo anno di attività”. Numeri accompagnati da una forte esposizione mediatica: “Solo nel primo anno collezionarono oltre quaranta apparizioni televisive e decine di concerti in tutta Italia, diventando una presenza costante tra radio, tv e live”.

Attorno al progetto Vernice gravitò inoltre buona parte della squadra che aveva reso celebre il White Studio. “Lavorò anche una squadra artistica e tecnica di altissimo livello”, ricorda Vecchi, citando tra gli altri “Davide Romani, Enrico Hartwig, Claudio Golinelli detto il Gallo, il compianto Romano Trevisani, Beppe Leoncini, il fonico Luca Malaguti e molti altri professionisti che contribuirono a costruire un progetto musicale diventato simbolo di un’epoca”.

“Se volete Romani, mandate gli artisti a Ferrara”

Il vero segreto del successo planetario di quel piccolo studio spartano era ad ogni modo Davide Romani. Musicista autodidatta prestato al flauto in conservatorio (“volevo fare pianoforte o contrabbasso, ma c’era posto solo lì”), Romani aveva un’attitudine innata per il basso. All’inizio degli anni ’80, quasi per gioco, compose due pezzi per un produttore d’oltreoceano. Nacque il progetto Change: un successo mondiale da milioni di dischi, campionata da star come Janet Jackson e Aretha Franklin, con brani cantati da Luther Vandross.

“Vivo di quei diritti d’autore dal 1980”, confessa. Ed era proprio la sua fama di arrangiatore a fare la fortuna del White Studio. “Non sta bene che lo dica io, ma i big venivano a Cassana perché volevano lavorare con me. Le case discografiche mi chiamavano e io rispondevo: ‘Davide Romani non si sposta. Se volete, mandatemi l’artista in studio qui a Ferrara’“. Ciascuno nel team aveva un ruolo: “Alfredo faceva tutto, persino i mobili, e Roberto Vecchi era formidabile nelle pubbliche relazioni, sapeva come mettere in piedi le cose”.

Con Vasco all’estero: “Lassù eravamo una famiglia”

Vasco Rossi, amico di Roberto Vecchi, inizialmente frequentava lo studio per fare provini insieme al suo storico chitarrista Maurizio Solieri. Da quegli incontri nacque una collaborazione profonda. Romani ha firmato le linee di basso di brani in album epocali come Bollicine (1983) e Cosa succede in città (1985). “In studio c’era anche il Gallo (Claudio Golinelli, ndr). Ci dividevamo i pezzi e, casualmente, quelli che suonavo io diventavano hit. Dicevano che portavo fortuna, così continuavano a chiamarmi per scaramanzia”.

Il legame si consolidò nei tour europei dell’89 e del 1997. “All’estero Vasco non era una divinità come in Italia, la forza dei testi si perdeva e ai concerti venivano soprattutto italiani. Ma viaggiare in Europa ci unì tantissimo. In Italia un professionista lavora con artisti spesso sul piedistallo e i musicisti sono visti quasi come ‘schiavi’ – ho lavorato anche con Baglioni e Celentano e so come funziona. Con Vasco all’estero, invece, eravamo una famiglia. Lui è una persona tranquillissima, un amico vero che non se la tirava affatto. Uno di noi”. Un filo diretto mai spezzato: poco prima della pandemia, il manager di Vasco chiamò Romani per chiedergli di tenersi pronto a sostituire il Gallo, che si era ammalato, per l’imminente tour. “Fortunatamente il Gallo si riprese e poté suonare lui”, ricorda con affetto e con un certo sollievo.

Davide Romani nella redazione di Estense.com

Il presente tra gli “Gnu” e le grandi mangiate

Gli White Studio hanno funzionato per una decina d’anni a Cassana, prima di trasferirsi per altri 7-8 anni in via Michelini negli anni ’90, quando Vecchi si era ormai sfilato per intraprendere la carriera televisiva. Un’avventura artistica straordinaria vissuta però sul filo del rasoio finanziario: “Erano gli anni dei leasing al 21% – ricorda Romani –. Compravi un banco da 120 milioni e finivi per pagarne 200. Le banche ci tassavano, non abbiamo guadagnato nulla, abbiamo solo speso. Se entrava 100, usciva 200”.

Oggi Romani si definisce ironicamente in pensione. Nel 2018 ha pubblicato un album solista arrivato persino nelle classifiche di settore inglesi, “ma oggi la discografia è cambiata, non ne vale più la pena per le entrate”. Eppure, paradossalmente, suona molto più adesso di prima. “Prima usavo il basso solo per registrare quelle 7-8 canzoni e poi lo mollavo lì. Ora mi è presa la passione e compro strumenti”. Il suo presente musicale è a Ferrara, con una storica band locale: “Suono con gli Gnù. Sostituii il loro bassista Giannino che si era rotto un dito, e alla fine mi hanno preso come primo basso. Ci troviamo per fare le prove, ma soprattutto facciamo delle gran mangiate in compagnia. Ci divertiamo come amici”.

A inizio giugno, le note di Vasco Rossi torneranno a scuotere Ferrara. Non saranno i provini intimi e spartani registrati sotto il ponte di Cassana, ma un rito collettivo davanti a decine di migliaia di persone. Il sound che ha reso grande il Komandante, però, conserva intatta tra le sue radici l’anima, la generosità e la genialità di quella incredibile factory ferrarese.

(Nella foto in alto un’immagine d’epoca degli White Studio con Davide Romani alle tastiere e Roberto Vecchi affacciato alla porta. Nei riquadri ai loro lati Romani e Vecchi oggi)

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