Politica
27 Giugno 2026
Sul rapporto con Fabbri: “Chi ha votato Lodi è meno propenso a votare Fabbri e viceversa, ma insieme abbiamo fatto la storia della città”

Naomo lancia la petizione. “Pronto a tornare in giunta”

di Redazione | 5 min

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di Tommaso Piacentini

Tornare in giunta con l’approvazione popolare. Nicola “Naomo” Lodi è tornato sulla scena politica dopo la scadenza dei 18 mesi di incandidabilità per l’applicazione della legge Severino a causa della condanna a 2 anni e 10 mesi per induzione indebita nel caso Cidas e ora chiede ai cittadini di sottoscrivere la sua risalita allo Scalone.

Un ritorno consacrato dagli applausi dei fedelissimi durante la conferenza stampa tenutasi all’hotel Carlton, dove un visibilmente commosso Lodi ha lanciato la raccolta firme “perché voglio sapere se i cittadini mi sostengono, se vogliono o no che Lodi torni in giunta”.

Tanti i sostenitori ad applaudirlo, tanti i volti amici che Lodi riconosce e ringrazia nella sala gremita. Qualche assente, tra cui il sindaco di Vigarano Mainarda Davide Bergamini (passato come deputato a Futuro Nazionale di Vannacci), additato dallo stesso “Naomo” come traditore che “se fosse venuto l’avrei accompagnato all’uscita”. Non pervenuti nemmeno il sindaco Alan Fabbri e quegli assessori, quei “prossimi colleghi” – come definiti dal moderatore Corrado Magnoni – della giunta Fabbri.

In sala si sono notati solo Massimiliano Guerzoni, presidente Acer, Stefano Franchini (capogruppo del Carroccio in consiglio la scorsa consiliatura) e Andrea Martinelli Turatti (ex consigliere della Lega).

“Il mio ringraziamento è per tutti voi, perché di questi 18 mesi riconosco ogni vostro volto, di chi mi ha manifestato grande vicinanza in un momento importante, perché la politica significa anche accettare rischi”. Rischi che hanno portato Lodi a quello che lui stesso ha definito come “un piccolo incidente di percorso”, un anno e 6 mesi in cui non solo si è “dedicato anche alla mia (sua) persona” ma che l’ha visto al lavoro nelle sedi istituzionali nazionali: “Dopo la mia sospensione, la prima chiamata che ho ricevuto è stata dal mio segretario, Matteo Salvini. La Lega mi ha aiutato: in questi mesi e tutt’ora ho un incarico a Roma presso il nostro gruppo parlamentare, mi occupo di sicurezza e ho lavorato per i decreti sicurezza uno e due”.

Sicurezza di cui l’ex vicesindaco si fa portabandiera. Lungo è stato l’excursus sulle opere realizzate durante il suo assessorato: dalla riqualificazione dell’ex Palaspecchi che avrebbe “portato i furti a quota zero” nel quartiere (in realtà Lodi in campagna elettorale voleva farlo demolire), alla rimozione delle panchine e la costruzione delle recinzioni in quella che ha definito come zona militarmente occupata dai nigeriani”, ossia il quartiere Gad. A tal proposito, Lodi si è dichiarato “vicino agli abitanti del grattacielo, perché sono persone, tanto che andrò alla prossima assemblea condominiale”.

Ancora: il ruspa show, quando Lodi si mise alla guida di un’escavatrice per sgomberare un campo nomadi abusivo. Un errore – o meglio un non-errore, come lo ha definito Lodi, – per cui fu condannato in primo grado per usurpazione di pubbliche funzioni: “Io ho fatto tantissimi errori, ma se oggi mi chiedessero se tornerei sulla ruspa, lo rifarei. Per me non era un errore”.

Alla domanda su quale fosse la delega più importante durante il suo incarico, la risposta è scontata: “Sono innamorato della sicurezza. Senza sicurezza non possono esistere libertà, cultura e sport. Durante il mio mandato abbiamo rivoluzionato il corpo della polizia locale, abbiamo investito tra i 6 e gli 8 milioni di euro in sicurezza. Abbiamo dato alla polizia locale nuovi armamenti, il taser, una nuova divisa e una nuova caserma”.

Poi il rapporto con la politica. Da non politico, come si è definito più volte, Lodi interpreta la politica come “ascolto del territorio” sic et simpliciter. Sul rapporto con il sindaco Alan Fabbri ha individuato una differenza: “Chi ha votato Lodi è meno propenso a votare Fabbri e viceversa, ma insieme abbiamo fatto la storia della città”.

Città su cui “c’è ancora tanto da fare”, soprattutto per quanto riguarda “il fenomeno della criminalità giovanile”, a cui Lodi vorrebbe porre un freno “attraverso la formazione degli agenti sui nuovi decreti sicurezza e specializzandoli su questo fenomeno”.

Più duro il commento sulle opposizioni: “Averla l’opposizione! La più bella è stata quella di Soffritti (l’ex sindaco di Ferrara recentemente scomparso ndr). In Consiglio comunale l’opposizione è stata praticamente zero: io mi limitavo a discutere, mentre la loro opposizione è quella giudiziaria”.

Proprio sulle vicende giudiziarie si è soffermato l’ex vicesindaco: “Sono tantissime, cerco qualcuno che ci scriva un libro. Fanno parte del mio percorso, sono vicende che nascono da una rabbia intensa da parte di chi cerca di abbattere Lodi Nicola. Chi mi accusa non è mai andato a lavorare in campagna o non è mai andato a lavorare. La migliore pubblicità me l’ha fatta l’opposizione denunciandomi”.

Sul rapporto con la stampa, Lodi ha ancora una volta sottolineato il suo ruolo da non politico per poi citare il direttore della nostra testata: “Non sono nato politico: quando mi ritrovo con la stampa, che è il sale della democrazia, la mia inesperienza politica non va spesso di pari passo. Io ho sempre chiesto scusa, la stampa fa il suo lavoro quindi bisogna sempre mettere in conto un pungolo. Mi dispiace non ci sia Marco Zavagli, ma so che estense.com c’è oggi”.

In conclusione, Lodi si è detto pronto a tornare alla residenza municipale: “Tutti quelli che sono qua mi dicono: ‘Bentornato’. In questi 18 mesi ho ragionato su cosa è bene per me. Sono pronto a tornare in giunta, ma ci devo ragionare”. Potranno le firme rendere esplicito il ragionamento?

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