Economia e Lavoro
13 Maggio 2026
Il presiedete Paolo Mazzini: "Se risorse stanziate per opere pubbliche importanti finiscono tutte fuori provincia, una riflessione costruttiva va fatta ed è urgente"

L’allarme di Cna Costruzioni: “A Ferrara non lavorano le aziende del territorio”

(Foto di archivio)
di Redazione | 3 min

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Paolo Mazzini, presidente Cna Costruzioni Ferrara

Cna Costruzioni lancia l’allarme: “La maggior parte delle imprese edili che attualmente operano a Ferrara non sono del territorio, ma hanno sede altrove”. A parlare è il presidente Paolo Mazzini, partendo con lo snocciolare dati della Cassa edile di Ferrara fa sapere che le aziende di costruzioni iscritte – dato aggiornato al primo trimestre 2026 – sono 1024: di queste, 537 arrivano da fuori provincia, soltanto 487, meno della metà, appartengono al territorio ferrarese.

Serve tenere presente che l’iscrizione alla Cassa Edile della provincia in cui si opera è obbligatoria per tutte le imprese edili, sia quelle che vi hanno sede sia quelle che vengono da fuori.

Si tratta di un fenomeno che ha effetti anche sull’occupazione: di 6413 lavoratori iscritti alla Cassa edile di Ferrara, solo 2347 (33,9%) sono dipendenti di aziende ferraresi e 2176 (il 33,3%) sono residenti a Ferrara o provincia.

“La committenza privata – spiega Mazzini – influisce in minima parte su queste dinamiche. La stragrande maggioranza delle imprese che operano in territori diversi dal proprio lo fanno perché hanno ottenuto un appalto pubblico. Lo stesso accade sicuramente anche a Ferrara. E questo ci porta al nodo del problema: da alcuni anni sono pochissime, per non dire nessuna, le imprese ferraresi che si aggiudicano o addirittura riescono a partecipare ad appalti pubblici di un certo rilievo nell’ambito del territorio provinciale. Questo ci fa dire che Ferrara, dal punto di vista degli appalti, è diventata terra di conquista“.

L’obiettivo di Paolo Mazzini e di Cna Costruzioni non vuole essere quello di aprire una polemica contro le stazioni appaltanti pubbliche del territorio, ma accendere un riflettore su un fenomeno che sta progressivamente penalizzando le aziende del territorio.

“Oggi – dice – il codice degli appalti concede alle stazioni appaltanti un margine di discrezionalità che può essere utilizzato per tenere conto delle imprese locali. Ma questa discrezionalità non viene utilizzata. Anzi, viene applicata, per così dire, al contrario”.

Al centro della questione vi sono soprattutto i criteri di accesso alle gare pubbliche, in particolare per gli interventi su immobili vincolati, che a Ferrara sono numerosi e importanti, dal Castello Estense in giù. Sempre più spesso viene richiesta alle imprese che aspirano a partecipare alle gare un’esperienza curricolare specifica, già nella fase preliminare delle manifestazioni di interesse.

“Questo approccio – spiega Mazzini – penalizza inevitabilmente le imprese piccole e medie. Le aziende investono per ottenere la certificazione Soa, che è richiesta per legge e attesta la capacità di eseguire lavori pubblici. Ma poi, nei fatti, quella certificazione non basta, perché vengono richieste esperienze pregresse sempre più specifiche. A quel punto ci si domanda: se un’impresa ha la Soa ma non può partecipare alle gare, quale valore reale ha quella certificazione?“.

Stando alle parole Cna Costruzioni e del suo presidente, il risultato sarebbe un mercato che tende a favorire le imprese più grandi e storicamente consolidate, restringendo progressivamente gli spazi per le realtà locali.

“La legge dice che possiamo partecipare — prosegue Mazzini — ma nella pratica veniamo esclusi già nella fase della manifestazione di interesse. È un’applicazione distorta del principio di discrezionalità previsto dal Codice degli appalti”.

Si tratta di un fenomeno che avrebbe ormai assunto dimensioni strutturali. “Da quattro o cinque anni — osserva Mazzini — a Ferrara i principali cantieri pubblici vengono affidati quasi esclusivamente a imprese provenienti da fuori provincia, e le imprese locali vengono ‘ripescate’ solo in eventuali subappalti. E questo non può non avere conseguenze sul tessuto economico locale”.

“Negli ultimi anni – conclude – si è dato grande risalto al valore economico delle più importanti opere programmate sul territorio provinciale da parte delle Stazioni Appaltanti Pubbliche. Alla luce dei dati che abbiamo presentato, quel valore va quanto meno ridiscusso: perché è certamente importante procedere a opere che migliorano la città e il territorio, ma se le risorse stanziate per quelle opere finiscono tutte fuori provincia, una riflessione costruttiva va fatta, ed è quanto mai urgente“.

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