Attualità
9 Maggio 2026
Intervento di Cgil e Sunia Ferrara: "Dopo 16 mesi di attesa il Governo presenta un provvedimento che, nei fatti, si configura come un piano di dismissione"

“Piano casa deludente, tardivo e inadeguato”

di Redazione | 3 min

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Dopo 16 mesi di attesa per il Piano Casa, il Governo presenta un provvedimento che, nei fatti, si configura come un piano di dismissione del patrimonio pubblico finalizzato a fare cassa e a sostenere il mercato immobiliare, più che a rispondere al disagio abitativo, alla reale entità della crisi abitativa italiana (oltre 1,5 milioni di famiglie in disagio grave, 350 mila domande inevase per case popolari).

Un’operazione che assume sempre più i contorni della propaganda elettorale, fondata su proposte illusorie e prive di efficacia strutturale.

Il decreto-legge “Disposizioni urgenti per il Piano Casa” dichiara di voler valorizzare gli interventi di edilizia residenziale pubblica e sociale, incrementare l’offerta di alloggi a prezzi accessibili e sostenere gli assegnatari in condizione di morosità incolpevole. Tuttavia, dalla lettura del provvedimento non emerge alcuna misura concreta in grado di realizzare questi obiettivi, né una risposta adeguata all’emergenza abitativa.

Anche la promessa di riqualificare 60 mila alloggi pubblici sfitti entro 12 mesi non trova riscontro nei dati effettivi. Il Finanziamento previsto, pari a 970 milioni di euro, è distribuito su 4 anni ed è sufficiente a rendere abitabili meno di 35 mila alloggi. Ancora una volta, quindi, si annunciano numeri che non corrispondono alla reale capacità di intervento.

Le risorse sembrano comunque limitate ed in larga parte recuperate da fonti già esistenti visto che provengono dai Piani di rigenerazione urbana che erano già destinate ai Comuni.

Si sollevano riserve su tutti e tre i pilastri su cui si articola il Piano:

1) la previsione di rendere agibili 60 mila alloggi attualmente non utilizzabili di edilizia residenziale pubblica in un anno, appare irrealizzabile;

2) in relazione al pacchetto di interventi per promuovere il social housing, si rischia di replicare i limiti dei fondi integrati già sperimentati dal 2009, intercettando solo le fasce meno vulnerabili, senza dare risposte socialmente significative;

3) Il Piano Casa prevede un sistema di semplificazioni burocratiche e procedurali per gli investitori al fine di creare le condizioni per attivare investimenti privati, per la realizzazione di alloggi a costi accessibili che senza una adeguata regia pubblica, espongono il sistema a derive speculative e a favore della rendita immobiliare.

Si deve ribadire la mancata previsione di stanziamenti adeguati al fondo di sostegno all’affitto e per la morosità incolpevole, necessari per affrontare l’emergenza e prevenire nuovi sfratti.

È grave e pericoloso quanto sarebbe stato deciso in merito ad una ulteriore accelerazione delle esecuzioni degli sfratti che, in gran parte, riguardano famiglie in gravi difficoltà economiche le quali, peraltro, attendono il contributo del fondo di sostegno all’affitto, privo di risorse da 3 anni.

Un progetto senza una strategia organica con destinatari definiti, tempi certi ed obiettivi misurabili ma purtroppo senza nessun riconoscimento del diritto all’abitare come prestazione esigibile.

Un Piano Casa in forte ritardo e discutibile nei modelli partecipativi, vista l’esclusione delle parti sociali di rappresentanza nei tavoli di confronto avvenuti presso il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.

Cgil Ferrara – Sunia Ferrara

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