Cronaca
5 Maggio 2026
Per il tribunale di Ferrara “il fatto non sussiste”. Era imputato per omissione di soccorso nella gestione domiciliare di un paziente poi deceduto al Sant’Anna

Assolto il medico accusato per la morte di un paziente Covid

Alberto Dallari
di Pietro Perelli | 3 min

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Assolto perché il fatto non sussiste e novanta giorni per le motivazioni. È questa la sentenza pronunciata dalla giudice del Tribunale di Ferrara Rosalba Cornacchia nel procedimento che vedeva imputato, per omissione di soccorso, il medico in pensione Alberto Dallari. La sua condotta, secondo l’accusa, avrebbe causato la morte del 68enne Mauro Gallerani, arrivata dopo un mese di ricovero al Sant’Anna di Cona a seguito del contagio da Covid-19.

Secondo la Procura di Ferrara, che aveva chiesto una condanna a 4 mesi, Dallari – medico volontario del gruppo Ippocrate.org (non coinvolto nel caso specifico) – avrebbe applicato il protocollo terapeutico propagandato come efficace dal sito, tramite la somministrazione di ivermectina (farmaco antiparassitario utilizzato prevalentemente in ambito veterinario) e colchicina (principio attivo indicato per la cura della gotta) per trattare Gallerani.

Per la difesa invece non vi sarebbe stata nessuna omissione di soccorso ma, al contrario, un “monitoraggio quotidiano e proattivo” a dimostrare una “diligenza massima” nell’approccio col proprio paziente. Durante l’udienza dello scorso 17 aprile ne aveva chiesto l’assoluzione per questo motivo e per “lacune nelle indagini”.

Gallerani fu preso in carico il 25 agosto 2021, ma le condizioni di salute peggiorarono progressivamente. Il 3 settembre un’amica lo accompagnò in ospedale, quando il quadro clinico era ormai gravemente compromesso, con una saturazione dell’ossigeno pari al 57%. A Cona i sanitari fecero il possibile per salvarlo, ma il 7 ottobre, dopo oltre un mese di ricovero al Sant’Anna, l’uomo morì.

Fu lo stesso ospedale a segnalare il caso alla Procura di Ferrara. Nonostante l’evoluzione in negativo della malattia in Covid-19 grave con serio e concreto pericolo per la vita, per gli inquirenti di via Mentessi, il medico avrebbe omesso di attivarsi tempestivamente per assicurare ogni specifica e adeguata assistenza al paziente, come avvertire l’autorità sanitaria oppure ordinare egli stesso la doverosa ospedalizzazione, aggiungendo – sempre secondo quanto sostenuto dal pm Ciro Alberto Savino – di non effettuargli né chiamate né messaggi vocali, rispondendogli solamente alcuni giorni dopo, quando ormai Gallerani versava in gravissime condizioni di salute, con laconici sms contenenti le prescrizioni a distanza di farmaci successivamente ritenuti inadeguati allo scopo.

Durante l’arringa difensiva, l’avvocato Linda Corrias ha però rispedito al mittente le accuse nei confronti del proprio assistito, respingendo l’idea del “medico cinico che ha negato le cure o che vuole snobbare la condizione del proprio paziente”. “Non c’è omissione di soccorso, ma una presa di responsabilità – affermò – che fu costante, proattiva e responsabile in un momento di emergenza e terrore”.

La legale aveva poi contestato le modalità investigative della Procura, parlando di “gravi e importanti lacune nelle indagini tra messaggi non ascoltati e contenuti stravolti o non compresi”. Parlò di “una selezione parziale e chirurgica delle condotto che oggi vengono contestate” e di un’accusa che “ha ignorato il dialogo costante tra medico e paziente, preferendo prove suggestionate e decontestualizzate, senza tenere conto dello scambio intenso e multimodale tra Dallari e Gallerani”.

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