di Emanuele Gessi
È una Ferrara “naturalmente resistente”, per dirla con le parole dei manifestanti, quella che ha attraversato in corteo la città, il 25 aprile.
Quasi un migliaio di persone, fra cui tantissimi studenti, hanno cantato cori di lotta con passione e sventolato le bandiere dell’Italia, di Palestina, Libano e Iran. Dei paesi, in cui guerra e occupazione sono in corso, “diventati il nome universale per la nostra lotta, che non ha bisogno di leader e partiti”.
Negli interventi al microfono, cominciati all’ombra del Grattacielo svuotato e terminati in piazza Municipale, vengono esternate riflessioni, rabbia e preoccupazioni su tanti temi. Dai grossi investimenti militari che, anche in Italia, tolgono fondi al welfare; all’occupazione israeliana e alle offensive americane in Medio Oriente. A livello locale piovono critiche all’amministrazione Fabbri per via di spazi di ritrovo auto-gestiti che vengono chiusi e ostacolati.
E non solo. Fra i punti contestati, su tutti spicca la modalità di sgombero del Grattacielo e la relativa gestione messa in atto dal Comune. Spostandosi sul nazionale nel mirino c’è il governo Meloni (“un miliardo in meno per la scuola, e 23 miliardi per la guerra”, si legge su un cartello dove la premier è ritratta con l’elmetto) ma anche il centro-sinistra del “campo largo”.
Il serpentone, dopo un’ora di marcia, si ferma davanti a piazza Ariostea, in corso Porta Mare. Alessio Lega imbraccia la chitarra e inizia a cantare “Fischia il vento”. Il cantautore militante (che sabato pomeriggio, inoltre, si è esibito al Consorzio Factory Grisù) tiene stretto il microfono e, al termine della canzone, scandisce: “A chi dice che le forze dell’ordine si possono democratizzare volevo ricordare, proprio in
questa città, il nome di Federico Aldrovandi”.
Snodo cruciale lo si raggiunge quando risalendo via Montebello il corteo si ferma all’incrocio con via della Resistenza, casa per decenni
dell’omonimo centro sociale. Una sede oggi fisicamente chiusa, dopo l’ordinanza con cui il Comune nel 2023 ne ha vietato l’accesso. Si fa
avanti il presidente Francesco Ganzaroli: “Il Cps La Resistenza – attacca – è purtroppo solo una delle realtà che è stata smantellata in questi anni di governo Fabbri qui a Ferrara”. Una critica che evidenzia un cortocircuito: “C’è la volontà di cancellare tutte quelle realtà di volontariato del terzo settore, che alla fine vanno a fare comunque il lavoro che dovrebbe fare il Comune”.
Un esempio su tutti, prosegue Ganzaroli, è fornito dalla vicenda del Grattacielo, in cui “gli sfollati hanno trovato un posto letto e del cibo grazie all’intervento del terzo settore, dopo che la loro vita è stata stravolta da precise scelte politiche”. Variegando la riflessione, si inserisce anche Giovanni Ragusa (Fronte della gioventù comunista): “I criminali che ci stanno portando sull’orlo della guerra hanno dei nomi e dei cognomi. È il governo Meloni, che si espone oggi come governo della guerra, facendo gli interessi di industriali che sono pronti a ricostruire senza scrupoli a Gaza per i coloni israeliani”.
Così dicendo, si riparte. Corso Giovecca è un’esplosione di colori. Uno striscione, con la scritta “Venti di resistenza maree di libertà”, ritrae bene la scena. All’incrocio con corso Martiri della Libertà si tiene la sinistra per poi sostare poco dopo. Lo scrittore Girolamo De Michele scalda la folla proprio davanti al muretto del Castello Estense, dove nel 1943 furono fucilati dal regime undici oppositori: “A combattere contro i nazi-fascisti – ricorda – c’erano anche 12 mila volontari palestinesi. La resistenza italiana stessa era composta da cinquanta nazionalità. Voglio ricordarne una: la brigata dei rom e dei sinti. È l’unica volta che questo popolo ha formato un esercito per combattere una guerra. Anche per loro il fascismo era troppo e bisognava prendere le armi”.
Una storia di motivi ben chiara anche al Collettivo 25 Settembre, formato da una parte degli studenti del liceo Ariosto. Fra di loro si fa portavoce Mila Toglia, che dichiara: “Sappiamo che se siamo qui oggi a esprimere pubblicamente le nostre idee è grazie a studenti come noi che hanno sacrificato la loro vita in difesa dell’ideale di democrazia alla base della nostra Repubblica. Ma sappiamo anche che questa libertà non è scontata, come ci dimostra la storia passata e la condizione del mondo presente”.
Promesse di boicottaggio arrivano da Ferrara per la Palestina: “Ci stiamo organizzando – affermano – per sabotare l’industria bellica. Abbiamo già mappato l’industria e la logistica delle armi in Emilia-Romagna. Dove vengono prodotte, come vengono trasportate e da dove vengono spedite: dal porto di Ravenna”.
Ferrara Transfemminista esige che venga messo l’accento sul potere della resistenza di “immaginare un sistema differente”, all’interno del
quale “le donne partigiane hanno lottato al fine di ottenerlo”. Arrivando a incrinare “il sistema patriarcale di dominio maschile che non era mai
stato messo in dubbio, generando spaccature alle radici secolari di un sistema che ha sempre previsto lo sfruttamento e il silenziamento di corpi e di storie”. Un sistema, comunque, ancora tutto da decostruire, come viene rimarcato, nell’Italia di oggi.
A dirlo chiaramente è anche il Collettivo Out!*. Guardando alle politiche nazionali le attiviste puntano il dito contro una normativa che “continua a basarsi su formule che lasciano spazio all’interpretazione”, proprio dove “il consenso dovrebbe essere più esplicito e tutelato, cioè nella sfera dell’integrità personale”.
Termina dopo tre ore di marcia, discorsi e cori il 25 aprile ferrarese di piazza. Un’iniziativa non a corredo di una ricorrenza ma, come sottolineato dai partecipanti, espressione di militanza antifascista.
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