Un pomeriggio di sole, con il cielo terso e il vento leggero a muovere le biciclette che attraversano piazza Municipale. Turisti e scolaresche animano il centro storico in una giornata che sembra uguale a tante altre nella Ferrara primaverile. Eppure, a uno sguardo più attento, emerge qualcosa di diverso: un gruppo eterogeneo di persone si raduna all’ombra, si saluta con calore, scambia sorrisi e complimenti per l’eleganza. Non è un matrimonio né un aperitivo. È l’attesa di un incontro.
Giovani e adulti provenienti da Paesi diversi si ritrovano per ascoltare uno scrittore, per condividere storie e riflessioni sul senso del narrare oggi. Al centro, i racconti di migrazione: esperienze personali, vicende collettive, tracce impresse nei volti di chi è presente.
L’occasione è l’iniziativa promossa dal Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti (Cpia) di Ferrara, che ha invitato Luigi Dal Cin a dialogare con studenti e docenti a partire dal suo libro Sulla porta del mondo. Storie di emigranti italiani (Terre di mezzo, Milano, 2024). All’appuntamento hanno partecipato rappresentanti di tutte le sedi del Cpia della provincia — da Codigoro a Portomaggiore, fino a Cento — insieme a un Collegio docenti quasi al completo.
L’ingresso nella Sala Estense avviene con un misto di emozione e rispetto: lo storico spazio quattrocentesco, cuore culturale della città, si apre interamente alla comunità scolastica. Un evento raro per una realtà diffusa su sette plessi, attiva dalle 9 alle 22 e spesso ospitata in sedi condivise. Per una volta, studenti e insegnanti si ritrovano insieme, protagonisti di un momento comune. Il palco illuminato, con un unico relatore, segna fin dall’inizio il carattere speciale dell’incontro.
Luigi Dal Cin parla a una platea composta da persone di 55 nazionalità diverse, unite ogni giorno dallo studio della lingua italiana e dai percorsi formativi di primo livello. Il Cpia, infatti, offre opportunità per ogni esigenza: alfabetizzazione di base, perfezionamento linguistico, conseguimento di titoli di studio riconosciuti.
Attraverso il racconto della storia degli emigranti italiani, l’autore richiama un patrimonio di esperienze che parla anche al presente: il coraggio di partire, la ricerca di condizioni di vita migliori, il contributo alla crescita collettiva. Un messaggio che si concretizza simbolicamente nella valigia di cartone del nonno, portata in scena come testimonianza tangibile di un passato condiviso. La narrazione diventa così strumento di consapevolezza e di dialogo, capace di trasformare le differenze in ricchezza.
Al termine dell’incontro, numerosi gli interventi degli studenti. Domande, riflessioni e ringraziamenti sottolineano l’efficacia di un linguaggio accessibile e di storie capaci di restituire il vissuto delle persone migranti. Un valore riconosciuto anche dagli studenti detenuti del Cpia, che hanno partecipato a distanza inviando quesiti all’autore.
Tra questi, una domanda significativa riguarda l’uso del termine “emigranti” nel titolo del libro, percepito da alcuni come un’etichetta limitante. Dal Cin ne chiarisce la scelta in chiave storica, riferita a precise fasi dell’emigrazione italiana, ma apre anche a una prospettiva più ampia: quella dei “tondi orizzonti”, tema del suo prossimo lavoro, dedicato alle storie delle persone nei Paesi di arrivo.
Un incontro che ha messo al centro il potere del racconto, confermando come la condivisione delle esperienze possa contribuire a superare paure, pregiudizi e distanze culturali. Un momento di scuola e di comunità, in cui le storie individuali diventano patrimonio collettivo.
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