A quarant’anni dalla pubblicazione de “I sommersi e i salvati”, l’opera-testamento con cui Primo Levi ha consegnato al Novecento una delle riflessioni più lucide e inquietanti sulla memoria e sulla responsabilità, l’Università di Ferrara organizza martedì 28 e mercoledì 29 aprile nell’Aula Magna Drigo del Dipartimento di Studi Umanistici, (via Paradiso, 12), il convegno internazionale “Quarant’anni dei Sommersi e i salvati di Primo Levi. La zona grigia, la rete tedesca, l’Europa”.
Promosso dal gruppo di ricerca del progetto Erc Starting Grant LeviNeT e coordinato dalla Professoressa Martina Mengoni di Unife, il convegno intende offrire un’occasione di approfondimento e di confronto sul significato attuale dell’ultima opera pubblicata da Levi nel 1986, a quarant’anni dalla sua prima testimonianza su Auschwitz. Al centro dell’iniziativa, non solo una rilettura critica dei temi fondamentali del libro, dalla “zona grigia” alla complessità morale dei sistemi concentrazionari, ma anche un ampliamento dello sguardo grazie allo studio della corrispondenza tra Levi e i lettori tedeschi di “Se questo è un uomo”, avviata alla fine degli anni Cinquanta e proseguita fino alla morte dell’autore.
Proprio in occasione del convegno sarà presentato per la prima volta al pubblico il carteggio integrale tra Levi e le sue lettrici e i suoi lettori tedeschi, oggi disponibile in edizione annotata, bilingue e open access sulla piattaforma LeviNeT. Uno scambio finora inedito, con figure di cui sono state ricostruite per la prima volta le biografie: giovani studenti in cerca di dare un senso al passato tedesco, donne e uomini adolescenti quando Hitler è salito al potere, professionisti più o meno compromessi col regime, insegnanti. Ciascuna e ciascuno rappresenta un punto di osservazione sulla Germania del dopoguerra. Levi legge, riceve stimoli (punti di vista ma anche consigli di lettura, opuscoli di associazioni, recensioni, numeri di riviste) che, di pari passo con la sua attività di scrittore e di testimone, gli offrono la possibilità di conoscere e sviluppare un pensiero nuovo, ulteriore e autonomo rispetto a “Se questo è un uomo”. Un’antologia commentata delle “Lettere di tedeschi” è stata oggetto dell’ultimo capitolo dei “Sommersi e i salvati”, nel 1986: ora per la prima volta le si può leggere per intero, trascritte, annotate e tradotte in italiano e in inglese, su www.levinet.eu.
Il programma del convegno prevede interventi di studiose e studiosi, tra cui Riccardo Curcurù, Alice Gardoncini, Simone Ghelli, Mara Josi, Michele Maiolani, Martina Mengoni, Giovanni Miglianti, Carmen Mitidieri, Roberta Mori, Domenico Scarpa, Camilla Veneziani, ciascuno dedicato a un capitolo dell’opera. Tra i momenti centrali, la keynote lecture di Debarati Sanyal (University of California, Berkeley), intitolata “Gray Zones at Borderlands. Primo Levi Today” (martedì 28 aprile, 17.45 – 19) e la testimonianza di Heike Wells, corrispondente tedesca di Primo Levi negli anni Ottanta (mercoledì 29 aprile, 12 – 12.30).
“Il convegno sarà l’occasione per ripensare e rilanciare uno dei libri più importanti di Primo Levi, “I sommersi e i salvati”, a quarant’anni dalla sua uscita, nella primavera del 1986, e potremo farlo ricominciando dall’ultimo capitolo, Lettere di tedeschi, quello in cui forniva una piccola antologia anonima dei suoi corrispondenti dalla Germania, lettori e lettrici che gli avevano scritto al principio degli anni sessanta dopo aver letto “Se questo è un uomo” in tedesco – afferma la Professoressa Martina Mengoni -. Adesso quell’insieme di lettere è pubblicato, sono circa 115, e quelle persone hanno nomi, cognomi e una ricostruzione biografica. Si scopre che nessuna e nessuno di loro erano donne e uomini comuni: ciascuna/o aveva un motivo per scrivere a uno scrittore italiano sconosciuto che era stato undici mesi ad Auschwitz e che, nella prefazione tedesca, scriveva di non riuscire a ‘capire i tedeschi’”.
L’evento è aperto alla cittadinanza e sarà trasmesso anche in diretta streaming sul canale YouTube LeviNeT.
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