Cronaca
18 Aprile 2026
Unife: “Interpretò quel ruolo con intelligenza, autorevolezza e apertura, contribuendo alla crescita culturale e istituzionale della Facoltà”

Morta Laura Balbo, ex ministra e già preside di Lettere e Filosofia a Ferrara

di Redazione | 3 min

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È venuta a mancare a 92 anni a Padova Laura Balbo, sociologa, ex ministra per le Pari Opportunità nel governo D’Alema e già preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Ferrara.

Nata a Padova nel 1933, formata all’Università patavina e poi all’Università della California, Berkeley, Balbo fu tra le studiose che contribuirono ad aprire in Italia nuovi spazi per la sociologia, in anni in cui la disciplina non aveva ancora un riconoscimento pieno nell’università.

La sua produzione scientifica testimonia la vastità e la continuità del suo impegno. Tra le sue opere restano punti di riferimento libri come “L’inferma scienza”, importante per la genealogia della sociologia in Italia; “Stato di famiglia”; “Interferenze”; “Time to Care”; i volumi dedicati ai razzismi scritti con Luigi Manconi; “Tempi di vita”; “Riflessioni in-attuali di una ex ministro”; “In che razza di società vivremo?”; “Il lavoro e la cura”; “Imparare, sbagliare, vivere”.

In tutti questi lavori si riconosce la sua capacità di individuare in anticipo questioni destinate a diventare decisive nel dibattito pubblico e scientifico: il tempo come risorsa diseguale, la cura come nodo politico oltre che familiare, il razzismo come fatto sociale che interroga anzitutto “noi”, le trasformazioni delle forme di apprendimento e delle biografie
contemporanee.

Accanto alla ricerca, Laura Balbo ha vissuto con intensità l’impegno politico e istituzionale. Fu parlamentare in due legislature e, dal 1998 al 2000, ministra per le Pari Opportunità nel governo guidato da Massimo D’Alema. Nel suo mandato, i temi delle pari opportunità furono letti non solo in rapporto alle donne, ma anche in chiave antidiscriminatoria più ampia, con attenzione alle molte forme della differenza e dell’esclusione.

Per l’Università di Ferrara e per l’area umanistica dell’Ateneo, il suo nome è legato in modo particolare alla sua esperienza come preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, oggi Dipartimento di Studi Umanistici.

“Quel ruolo – la ricorda oggi Unife – fu da lei interpretato con intelligenza, autorevolezza e apertura, contribuendo alla crescita culturale e istituzionale della Facoltà e lasciando un ricordo ancora vivo in chi ne condivise il lavoro. A Ferrara il suo profilo non fu quello di una presenza soltanto accademica in senso stretto, ma di una figura capace di creare legami, occasioni di confronto, spazi di elaborazione comune”.

Attorno a Laura Balbo si era formata una vera e propria “comunità di interpretazione”: “non una semplice rete accademica, ma un modo condiviso di discutere, studiare, leggere la società, tenendo insieme riflessione teorica, esperienza vissuta e senso civile della conoscenza. In questo intreccio di vita, ricerca e relazione si riconosce bene una delle cifre più profonde del suo insegnamento”.

“La sua scomparsa segna un grave lutto per il nostro Ateneo” afferma la rettrice Laura Ramaciotti che, a nome suo personale e di tutta la comunità universitaria, esprime ai familiari “il più vivo e sentito cordoglio”.

Un “profondo cordoglio” arriva anche dal Dipartimento di Studi Umanistici, che ricorda Laura Balbo come “sociologa tra le più autorevoli del secondo Novecento e dei primi decenni del nuovo secolo, intellettuale libera, figura di rilievo della vita accademica e civile italiana, studiosa capace di coniugare con rara coerenza ricerca, esperienza, responsabilità pubblica e passione politica”.

Il Dipartimento di Studi Umanistici si unisce “con partecipazione al dolore dei familiari, delle colleghe, dei colleghi, delle allieve e degli allievi, e di tutte le persone che hanno condiviso con Laura Balbo un tratto di strada, nella ricerca, nell’insegnamento, nelle istituzioni, nell’amicizia. Nel ricordarla con gratitudine, ne onora il contributo alla sociologia italiana, alla cultura democratica del Paese e alla storia dell’Università di Ferrara”.

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