Comacchio. Proseguono le indagini legate all’operazione dei Carabinieri dello scorso 13 aprile sul litorale comacchiese, che aveva già portato all’arresto di un presunto appartenente alla banda criminale dei “Pink Panthers”, organizzazione nota a livello internazionale per furti e rapine a gioiellerie. Dopo il primo intervento – culminato con l’arresto di un latitante nei Lidi Comacchiesi – emergono ora ulteriori sviluppi investigativi che aggravano la posizione dei due cittadini serbi individuati.
Gli approfondimenti condotti dai militari della Compagnia di Comacchio, anche grazie al flusso informativo del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Ministero dell’Interno, hanno portato all’esecuzione di nuovi provvedimenti restrittivi nei confronti di entrambi.
Il primo arrestato, già detenuto presso la Casa Circondariale di Ferrara e ritenuto esponente della consorteria criminale, è risultato destinatario di un secondo Mandato di Arresto Europeo emesso dall’autorità giudiziaria di Cipro. Le accuse nei suoi confronti riguardano un tentato assalto a una gioielleria di Nicosia nel novembre 2012 e la partecipazione, pochi giorni dopo, a una violenta rapina a mano armata a Limassol. In quell’occasione, insieme a complici con il volto coperto, sarebbero stati sottratti preziosi per un valore superiore ai 900mila euro. Determinante, a distanza di anni, è stato il riscontro del Dna, collegato alle tracce biologiche raccolte dalla polizia cipriota sulla scena dei crimini. Il nuovo provvedimento è stato notificato direttamente in carcere.
Sviluppi analoghi anche per il connazionale 50enne, inizialmente arrestato in flagranza per il possesso di documenti croati contraffatti e successivamente rimesso in libertà dopo la convalida. Le verifiche successive hanno infatti fatto emergere a suo carico un ordine di carcerazione emesso lo scorso 10 aprile dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura di Milano. Il provvedimento deriva da una condanna definitiva per il possesso ingiustificato di arnesi da scasso, relativa a fatti commessi in Lombardia negli anni precedenti. Per lui si sono dunque aperte le porte del carcere di Ferrara, dove dovrà scontare alcuni mesi di reclusione.
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