“Si va a San Pietro per pregare non per fare politica“. È con questa frase che si è aperta, sotto il colonnato del Bernini a Roma, una serata che doveva essere dedicata alla preghiera per la pace e che invece si è trasformata in un caso.
A essere fermata dalla polizia, ai controlli per l’accesso a piazza San Pietro, sabato 11 aprile, è stata una delegazione di Pax Christi diretta alla veglia convocata da Papa Leone XIV. Nel mirino degli agenti lo striscione del movimento cattolico per la pace e, soprattutto, una maglietta con il richiamo all’articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra” e “Chi manda le armi ripudia la pace“.
La delegazione, una quindicina di persone arrivate a Roma per l’assemblea nazionale di Pax Christi, è stata trattenuta per circa un quarto d’ora. Tra loro anche la ferrarese Alessandra Mambelli, testimone diretta dell’episodio: “Dopo un primo controllo ci avevano fatto passare, poi siamo stati richiamati indietro. Hanno fotografato la maglietta e hanno chiesto indicazioni ai superiori: ci è stato detto che non erano ammesse espressioni politiche“.
Dopo il confronto con gli agenti, il gruppo ha dovuto consegnare lo striscione e togliere la maglietta, trattenuta temporaneamente e restituita al termine della veglia. Solo a quel punto per gli attivisti è stato possibile accedere alla piazza.
“Mi ha colpito il contrasto – commenta Mambelli – tra il messaggio che stavamo andando a condividere e il fatto di non poterlo esprimere“.
Tuttavia, all’interno della Basilica, aggiunge Mambelli, erano presenti striscioni per la pace in Congo e in Ucraina: “Un dettaglio che suggerisce come le disposizioni non fossero del tutto uniformi tra le autorità italiane e quelle vaticane“.
Nonostante ciò, la delegazione di Pax Christi ha preso parte alla preghiera, sventolando sciarpe con i colori della pace insieme agli altri fedeli.
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