Perché Ho Votato NO
Il referendum sulla giustizia rappresentava un momento cruciale per il futuro del nostro paese.
Il quesito era molto tecnico e, a mio avviso, i “nostri” politici avrebbero dovuto trovare una quadra senza interpellare la gente comune.
Sono stati eletti per questo.
La riforma proposta dal governo mirava a modificare l’organizzazione della magistratura, introducendo la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, due Consigli Superiori distinti e una nuova Corte disciplinare.
Ho votato NO perché ritengo che la riforma indebolisse l’unità della magistratura, prevista dalla Costituzione del 1948.
I ministeri sarebbero stati più esposti a pressioni esterne e la creazione di due Consigli Superiori distinti avrebbe ridotto la capacità di autogoverno della magistratura e aumentato la politicizzazione delle nomine.
Inoltre, questa operazione sarebbe costata 90 milioni di euro.
La riforma concedeva una concentrazione di potere nelle mani dei procuratori della Repubblica e avrebbe avuto un peso eccessivo nella selezione dei componenti dei Consigli Superiori. La Corte disciplinare poteva essere utilizzata come strumento di pressione sui magistrati, compromettendo la loro indipendenza.
Ho votato NO anche perché Piero Calamandrei, Giuseppe Saragat, Umberto Terracini, Palmiro Togliatti, Ferruccio Parri, Enrico De Nicola, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Lina Merlin, Teresa Noce, Bianca Bianchi e Maria Maddalena Rossi… Alcuni nomi dei Padri e delle Madri che hanno scritto la Costituzione, se messi a confronto con i politici attuali, sono dei giganti.
Ho votato NO perché rimanga l’attuale sistema di organizzazione della magistratura. Ciò significa che giudici e pubblici ministeri continuano a far parte dello stesso ordine e a condividere lo stesso sistema di autogoverno, rappresentato dal Consiglio Superiore della Magistratura.
Era fondamentale valutare attentamente le conseguenze della riforma e considerare le ragioni del NO, che proteggono l’indipendenza e l’unità della magistratura.
Io però gli ho visti, gli ho visti votare, erano decisi, alcuni anche abbastanza alterati, altri con il sorriso in faccia, forse già sapendo che avrebbero fatto la storia.
Parlo delle ragazze e dei ragazzi di questo paese, quasi sempre tartassati da tutti. “Sono troppo giovani per capire” “Ma cosa ne sanno di politica” sono alcune frasi che noi “grandi” imputiamo alle nuove generazioni.
Questa volta NO, si sono fatti vedere e sentire, questa volta hanno partecipato e difeso la carta più bella del mondo, la nostra Costituzione.
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