di Emanuele Gessi
“I loro occhi sono segnati in maniera indelebile dalle immagini dell’orrore che vedono accadere ogni giorno”, dice Mohamed Timraz, che lunedì sera (23 marzo) era a Ferrara per presentare HeArt of Gaza, il progetto espositivo da lui ideato, visitabile in questi giorni nella bottega creativa di Spazio Aperto.
“L’idea mi è venuta quando mia nipote Shahed di sette anni, dieci giorni dopo il 7 ottobre, mi ha fatto vedere un disegno in cui aveva raffigurato un bambino senza testa“. Per Timraz, palestinese originario di Deir al Balah, nel centro di Gaza, questo è il momento in cui “qualcosa si è mosso dentro di me, perché una bambina di quell’età che fa un disegno del genere non può lasciare indifferenti”. Decidendo di dare vita a delle tende artistiche in diversi punti della Striscia di Gaza per ospitare dei laboratori speciali di disegno rivolti ai bambini naturalmente sopraffatti dalla paura e dalla violenza circostante.
La situazione emotiva di partenza è drammatica: “Shahed non mangiava, non dormiva più ed era chiusa in sé stessa”, ricorda l’ideatore di HeArt of Gaza. Ma grazie alle attività organizzate da Timraz iniziano a vedersi dei progressi. “Chiedendo ai bambini (il gruppo iniziale era composto da una ventina di piccoli, ndr) di disegnare i loro sogni, le loro emozioni, la natura che li circondava mi sono resto conto che cominciavano a star meglio. L’arte stava avendo un potere curativo importante“.
Il progetto nel tempo si è sviluppato fino a coinvolgere oggi 2 mila bambini in 17 tende artistiche sparse per il territorio palestinese. Numeri importanti che rendono l’idea della forza con la quale l’idea di Timraz abbia attecchito nel tessuto sociale autoctono, per poi espandersi con 250 tappe già raggiunte a livello internazionale. Ma è in Italia che Timraz racconta di avere la rete di conoscenze più fitta e di sentire una affinità culturale con i suoi abitanti. “Una bella iniziativa che siamo riusciti a realizzare è stata quella di creare un ponte fra la realtà italiana e quella palestinese, inviando una raccolta di disegni fatti dai piccoli italiani per i loro coetanei gazawi”.
Durante l’iniziativa culturale di lunedì, promossa da Ferrara per la Palestina e Usb (Unione sindacale di base), c’è stato modo di parlare
anche della situazione odierna nella Striscia. “Il cessate il fuoco è stato sbandierato sui social media, ma non è mai esistito veramente.
Continuano tuttora i bombardamenti. Sono tre settimane che 37 organizzazioni umanitarie sono state bloccate al confine, impedendo l’ingresso di farmaci, cibo e risorse. Con il Ramadan appena terminato la situazione è molto grave“.
Difficile per Timraz, accolto in Italia nei mesi scorsi con una borsa di studio da ricercatore, mantenere un filo diretto con la sua famiglia: “Non riesco a contattarli frequentemente, perché le connessioni sono molto danneggiate e limitate“.
Di recente HeArt of Gaza è stata protagonista a suo malgrado della scelta di un istituto paritario di Pordenone, dove l’esposizione avrebbe
dovuto essere accolta, di non aprire al pubblico la raccolta di disegni dei bambini palestinesi. “Una scelta inspiegabile“, commenta Timraz, che stigmatizza la decisione ed evidenzia: “Fa arrabbiare sapere che si provi a censurare anche la voce dei bambini, di cui decine di migliaia sono morti e si trovano ancora sotto le macerie”.
Il senso del progetto è umano, non politico: “Il cuore della mostra sta tutto nelle emozioni e nelle storie che i bambini raccontano con i loro disegni. Cercando di andare oltre la propaganda, riportando alla luce la realtà dei fatti attraverso lo sguardo puro dei piccoli. Sono anime pure che non hanno filtri e mostrano quello che vedono con i loro occhi”.
La mostra rimane in esposizione in via Carlo Mayr 69 fino al 4 aprile a ingresso libero. Dal martedì al sabato negli orari 10-13 e 16/19:30.