Costituzione, corti e politica: il confronto con Marta Cartabia
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Il 19 aprile ricorre, nel nostro Paese, la giornata nazionale della Donazione e del Trapianto di organi e tessuti. Ferrara si distingue per un basso tasso di opposizione alla donazione
Da lunedì 20 aprile prossimo sarà interrotto il transito pedonale sulla passerella allestita nell’area di cantiere per la realizzazione del nuovo ponte sul Po di Volano lungo la SP54
La Provincia avrà il compito di convocare con i rispettivi soggetti interessati una serie di incontri tecnici sui singoli interventi in fieri e/o da avviare nell’Alto ferrarese, per definire nel giro delle prossime settimane un cronoprogramma complessivo dei lavori
In occasione della Giornata Mondiale del Linfedema, che si celebra il 6 marzo, le Aziende Sanitarie ferraresi rinnovano il proprio impegno nella prevenzione e nella gestione di una complicanza ancora rilevante nel percorso di cura del tumore della mammella, ma oggi sempre più contenibile grazie ai progressi dell’oncologia e della chirurgia senologica.
Il linfedema dell’arto superiore è una patologia cronica e progressiva del sistema linfatico che può causare importanti limitazioni funzionali. Negli ultimi anni, tuttavia, l’evoluzione delle strategie terapeutiche ha consentito una selezione sempre più accurata delle pazienti, riducendo in modo significativo la necessità di procedure chirurgiche estese. I progressi nella diagnosi e nel trattamento del tumore al seno hanno permesso una selezione sempre più precisa delle pazienti candidate alla dissezione linfonodale ascellare, riducendo significativamente il rischio di linfedema dell’arto superiore, una delle principali complicanze di questa procedura.
“L’introduzione della chirurgia del linfonodo sentinella, – spiega Paolo Carcoforo, direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Senologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara – supportata da tecniche di analisi molecolare avanzate come l’analisi Osna (One Step Nucleic acid Amplification), ha rappresentato una svolta fondamentale, consentendo di identificare in modo rapido e preciso la presenza di metastasi minime ed evitando la dissezione completa nei casi non necessari”.
“L’oncologia mammaria sta vivendo una fase di ulteriore evoluzione”, sottolinea Luana Calabrò, direttrice dell’Oncologia Clinica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara. “Oggi la personalizzazione della terapia si basa non solo sulle caratteristiche cliniche, ma sempre più sui profili biologici e molecolari del tumore”.
L’impiego dell’immunoterapia nei tumori triplo negativi in fase precoce e delle terapie anti-Her2 nelle forme Her2-positive ha migliorato in modo significativo i tassi di risposta alla terapia neoadiuvante, aumentando le probabilità di ottenere una risposta patologica completa prima dell’intervento chirurgico.
“In questo contesto – aggiunge Alessio Schirone, oncologo e responsabile scientifico del Pdta Mammella – stanno emergendo nuove classi di farmaci, come gli anticorpi farmaco-coniugati (Antibody-Drug Conjugates, Adc), molecole progettate per veicolare in modo selettivo un chemioterapico direttamente all’interno delle cellule tumorali, attraverso un anticorpo capace di riconoscerle in maniera mirata”.
Gli Adc rappresentano una delle innovazioni più promettenti dell’oncologia moderna. Attualmente il loro impiego in ambito neoadiuvante nel tumore della mammella in fase iniziale è oggetto di studi clinici e non costituisce ancora standard di pratica clinica. Tuttavia i risultati scientifici più recenti indicano che, in prospettiva, queste molecole potrebbero entrare nelle strategie terapeutiche precoci.
“Se confermati dagli studi in corso – sottolinea Anna Moretti, dirigente oncologa dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara – gli anticorpi farmaco-coniugati potranno contribuire a migliorare ulteriormente l’efficacia della terapia neoadiuvante, con possibili ricadute anche sull’estensione del trattamento chirurgico”.
Grazie ai progressi scientifici, la necessità di trattamenti riabilitativi per il linfedema dell’arto superiore si è ridotta. Tuttavia resta fondamentale ottimizzare la presa in carico riabilitativa, poiché il linfedema è una condizione cronica che richiede un approccio personalizzato.
Per rispondere a questa esigenza, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria e l’Azienda Usl di Ferrara hanno sviluppato una rete interaziendale funzionale che consente di seguire le pazienti con frequenze di visita e trattamenti mirati in base alla severità del problema. Attiva dal 2014, la rete di servizi si estende su tutto il territorio provinciale, includendo la Casa della Comunità “Cittadella San Rocco” a Ferrara e le sedi di Cento, Argenta, Portomaggiore, Ospedale del Delta, Casa della Comunità “Terre e Fiumi” di Copparo e Casa della Comunità “S. Camillo” di Comacchio.
“Oggi – mette in evidenza Elisabetta Zucchini, direttrice della Riabilitazione Territoriale dell’Azienda Usl di Ferrara – è importante trasmettere un messaggio: il linfedema può essere prevenuto e trattato efficacemente, soprattutto se affrontato nelle fasi iniziali. La medicina fisica e riabilitativa svolge un ruolo centrale nel percorso dopo la chirurgia mammaria aiutando la donna a recuperare autonomia e qualità di vita. La terapia consiste in più interventi integrati con linfodrenaggio manuale, bendaggi elastocompressivi, per limitare nel tempo il gonfiore, ed esercizio terapeutico per prevenire limitazioni articolari e dolore. Nell’ambito del Pdta della mammella si è consolidato il percorso di presa in carico precoce delle pazienti affette da linfedema post-chirurgia mammaria attraverso la collaborazione di un team multiprofessionale costituito da oncologo, fisiatra ospedaliero e territoriale, coordinatori e fisioterapisti che cooperano alla realizzazione degli obiettivi specifici individuati dal fisiatra nel progetto riabilitativo individuale di ogni paziente. Alle nostre pazienti viene garantita, attraverso il Pdta mammella, la presa in carico diretta dall’Azienda Ospedaliera agli ambulatori di riabilitazione dell’Azienda Usl e il monitoraggio a 6-12 mesi con accesso diretto della paziente in caso di peggioramento del linfedema”.
Dai dati raccolti presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, per il biennio 2023-2024, emerge che solo il 15-16% delle pazienti operate per tumore al seno ha necessitato della dissezione linfonodale ascellare. Di queste, il 57% è stato seguito negli ambulatori di riabilitazione della Casa della Comunità “Cittadella San Rocco”, coordinati da Lorenza Cavazzini (responsabile Efisio Lissia). La riduzione delle dissezioni ascellari ha contribuito ad una minore incidenza di linfedema. Parallelamente, si registra un aumento dei trattamenti riabilitativi per disfunzioni muscolo-scheletriche della spalla, che vengono risolte con successo nel 90% dei casi, a condizione che non vi siano patologie muscolari o tendinee preesistenti.
Lo svolgimento dell’attività clinica negli anni dal 2017 al 2025 ha visto calare significativamente le viste fisiatriche effettuate presso il Modulo Dipartimentale Attività Ambulatoriale (Mdaa) alla Casa della Comunità “Cittadella San Rocco”. Siamo passati da 590 visite annue nel 2017 a 224 nel 2025. Di queste visite solo un 45% circa necessita di trattamento per la problematica del linfedema. Un fattore che ha contribuito alla riduzione della problematica è riconducibile alle tecniche di ricostruzione mammaria, immediata o tardiva che sia, che permette di abbattere il rischio di comparsa del linfedema.
La Ricostruzione immediata ha notevoli vantaggi:
Si tratta perlopiù una ricostruzione protesica, che può essere eseguita mediante posizionamento immediato di protesi definitiva oppure mediante un primo posizionamento di espansore mammario, successivamente sostituito con una protesi. Tali device vengono oggi posizionati principalmente senza agire sul muscolo pettorale, così da ridurre il dolore e le alterazioni funzionali.
Esiste, in centri specializzati e per casi selezionati, la possibilità di ricostruire la mammella con tessuti autologhi (cioè propri della paziente) attraverso la trasposizione di lembi muscolari o cutanei presi ad esempio dal dorso o dalla regione addominale. La ricostruzione non interferisce con i tempi o con l’esecuzione della Chemioterapia o della Radioterapia complementarie e con il follow-up della paziente.
Un aspetto fondamentale della presa in carico riabilitativa è l’empowerment delle pazienti, attraverso un programma educativo-informativo volto a promuovere comportamenti salutari che consentano di ottimizzare e mantenere i risultati raggiunti durante i percorsi rieducativi. Numerose evidenze scientifiche dimostrano che l’attività fisica regolare non solo riduce il rischio di recidiva tumorale ma migliora anche il metabolismo, diminuendo la probabilità di sviluppare patologie associate.
L’obiettivo per il futuro è rafforzare ulteriormente la prevenzione secondaria, incentivando programmi di esercizio fisico strutturato, in sinergia con una corretta alimentazione, per migliorare il benessere delle pazienti e ridurre il rischio di complicanze a lungo termine.
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