Cronaca
20 Febbraio 2026
L'ex assessore si toglie qualche sassolino dalla scarpa dopo l'assoluzione: "Chi ha strumentalizzato questa vicenda, e oggi fa il garantista in vicende analoghe, deve provare un minimo di vergogna per le cose dette e il rispetto mancato"

Fiera bis. Modonesi: “Accuse inesistenti. Restano anni di gogna mediatica e giudiziaria”

di Davide Soattin | 5 min

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Rimangono anni di gogna giudiziaria e mediatica, a fronte di una indagine fondata su un impianto accusatorio fin da subito inesistente“. Aldo Modonesi sceglie queste parole per commentare la sentenza di assoluzione dalle accuse di truffa, turbativa d’asta e corruzione nel processo Fiera Bis. “Accuse – dice l’ex assessore, mentre siede affianco dell’ex sindaco Tagliani – che marchiano a fuoco una persona, a maggior ragione per chi ha fatto politica per tanti anni, oltre venti, senza essere mai stato coinvolto in nessuna vicenda giudiziaria”.

In tutti questi anni, Modonesi ha scelto di non parlare. “L’ho fatto per il rispetto, vero, che provo nei confronti della giustizia. Perché ho sempre pensato che sia l’aula di un tribunale il luogo dove un processo vada fatto. Non sui giornali, non nelle sedi politiche, e ancora meno sui social” dice. Poi aggiunge: “Quando un politico entra, da indagato prima e da imputato poi, in vicende giudiziarie, la prima cosa che generalmente dice è: «Ho fiducia nella giustizia». Ecco, penso che voglia anche dire evitare di strumentalizzare politicamente un processo. Bisogna però pure avere fiducia in sé stessi, nella propria storia personale e professionale. E avere la fiducia e la vicinanza delle persone che dimostrano di tenere a te veramente. E continuerò ad essere loro riconoscente, perché non è da tutti dare fiducia a chi viene bollato come corrotto e truffatore”.

E ancora: “Un’altra delle frasi fatte che si sente dire dai politici in questi casi è: «Sono sereno». Ma non è veramente possibile essere sereni in queste situazioni, a maggior ragione – afferma Modonesi – se si sa di non aver commesso quello di cui si viene accusati. Si vive una situazione di straniamento, di assoluta asimmetria informativa, costretti a inseguire, cercare e smontare ipotesi accusatorie. Si vive nella certezza di essere intercettati, che ogni tuo movimento viene preso e piegato per rafforzare e giustificare l’ipotesi accusatoria. Che la tua vita, familiare, lavorativa e finanziaria, viene scandagliata in profondità e rivoltata come un calzino. Si è ancora meno sereni quando, come nel mio caso, l’impianto accusatorio è inesistente, nonostante i nove anni di indagini e le oltre 15mila pagine che compongono l’inchiesta e il processo“.

Modonesi continua: “Sono stato accusato di aver truffato la Regione Emilia-Romagna per aver partecipato, nell’agosto 2014, a una delle tante riunioni operative che allora, in epoca di pianificazione della ricostruzione post-sisma tenevamo con la struttura commissariale della Regione, in cui ci venne comunicato di aver emesso un’ordinanza con cui consentiva alle aziende/società a partecipazione pubblica che conducevano/gestivano immobili pubblici di poter passare dalla piattaforma Fenice alla piattaforma Sfinge. Sono stato accusato di turbativa d’asta senza che lo stesso pm abbia mai descritto il comportamento attivo che avrei tenuto, proprio perché questo comportamento attivo da parte mia non c’è mai stato. Sono stato accusato di corruzione sulla base di una registrazione fatta da una persona (il pentito Pietro Scavuzzo) che il giudice del processo Fiera 1 ha ritenuto del tutto inaffidabile e non credibile. Il tutto nonostante che i numerosi interrogatori, acquisizione documentali, deposizioni, intercettazioni, registrazione, accertamenti bancari che compongono le oltre 15mila pagine dei 9 anni di indagini e processo abbiano restituito il vuoto accusatorio più assoluto. Vero è che tardivamente la Procura stessa ha riconosciuto con onestà intellettuale che i fatti per i quali ero indagato e imputato non sussistono, chiedendo la mia assoluzione“.

Per l’ex assessore, quella coordinata dalla Procura di Ferrara è stata un’indagine “rivolta anche a una stagione politica“. “Non si spiegherebbe diversamente – sottolinea – il perché nella prima informativa della Pg, del marzo 2018, vengano, con dovizia di particolari, citate inchieste quali quelle di “Appaltopoli” o dell’ospedale di Cona dei primi anni 2000; o inchieste che inchieste mai lo sono diventate, come quella del “Piano Neve” del 2009. Inchieste e non per le quali mai sono stato neppure indagato, ma che vengono riportate nella prima informativa quasi a prefigurare uno scenario di illegalità continua e diffusa. Non si spiegherebbe diversamente – aggiunge – il perché questa inchiesta venga archiviata dal gip su richiesta della Procura nella primavera del 2019 in quanto il principale accusatore si rifiuta di testimoniare; salvo poi cambiare idea il 13 giugno del 2019, a sole quarantotto ore dalla mia sconfitta al ballottaggio, e a portare alla conseguente riapertura dell’inchiesta. Non si spiegherebbe diversamente il perché nel giugno del 2020 solo io e Tiziano Tagliani tra i 14 indagati originari non riceviamo l’avviso di garanzia di apertura delle indagini. Lo sapremo solo in seguito, e dagli organi di stampa, in perfetto stile italiano, mentre questa notizia già rimbalzava e veniva commentata in chat di partito e da esponenti di primo livello dell’amministrazione”.

“Le strumentalizzazioni politiche, tante e fastidiose, le ho lasciate fare ad altri, senza mai replicare, ben sapendo che in politica le strumentalizzazioni rischiano di ritorcersi contro, e con gli interessi, a chi le fa. Chi ieri ha strumentalizzato questa vicenda, naturalmente indossando i panni del garantista in altre vicende analoghe, oggi dovrebbe provare un minimo di vergogna per le cose dette e per il rispetto mancato. Sono anche stati anni nei quali ho provato sulla mia pelle quanto possa essere rara la solidarietà, prima umana e poi politica. E quanto la parola riconoscenza abbia, in politica, un significato relativo” va avanti Modonesi. Che poi chiude: “A chi è appassionato di analisi delle sconfitte consiglio, umilmente, di capire che la fine di quella stagione politica è stata figlia anche del clima che ho provato a descrivere e che ha portato anche a questa inchiesta. E che il rispetto per le storie personali, politiche e professionali delle persone dovrebbe venire sempre prima degli interessi politici e partitici. Solo così si da veramente senso a parole come empatia e comunità, delle quali, spesso a sproposito, ci si riempie la bocca”.

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