Cronaca
20 Febbraio 2026
L'incarico al perito sarà conferito alla prossima udienza. L'uomo fu trovato senza vita lungo la SS16 Adriatica vicino a Monestirolo

Abbandonò ovulatore morto lungo la strada. Perizia trascrittiva per le intercettazioni telefoniche

di Davide Soattin | 3 min

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Si è aperto ieri (giovedì 19 febbraio) mattina, con un’ordinanza della Corte d’Assise del tribunale di Ferrara, che dispone una perizia trascrittiva delle intercettazioni telefoniche finite al centro dell’inchiesta, il processo a carico del 53enne di nazionalità nigeriana Victor Chukwuyekwu Obileme, finito alla sbarra con le duplici accuse di omicidio volontario aggravato e trasporto di sostanze stupefacenti per la morte del connazionale 33enne Solomon Okcocha, trovato senza vita nel marzo 2020 lungo il ciglio della Strada Statale 16 Adriatica, a Monestirolo.

Secondo quanto ricostruito, la morte sarebbe stata provocata dalla rottura di uno degli ovuli di eroina che la vittima stava trasportando all’interno del proprio corpo, con conseguenze fatali.

Le telefonate intercettate sono in tutto tredici, captate dalla Procura di Trieste – da cui aveva preso le mosse l’indagine – sia sull’utenza in uso a Okocha sia su quelle di altre persone a lui collegate. A queste si sono poi aggiunte ulteriori intercettazioni disposte dalla Procura di Ferrara.

Okocha era stato posto sotto controllo perché ritenuto un possibile corriere della droga. È proprio nelle ore in cui si consuma la sua agonia che il suo cellulare squilla: a chiamarlo è un connazionale, ma a rispondere non sarebbe stato lui. Dall’altra parte della linea, infatti, a parlare è un uomo che la polizia giudiziaria ha identificato nell’odierno imputato. Alla domanda se al telefono ci fosse Okocha, tra l’altro, l’uomo replicò che il 33enne non poteva rispondere in quel momento.

Interpreti e agenti di polizia giudiziaria hanno dichiarato di aver riconosciuto nella voce intercettata quella di Obileme. Tuttavia, come emerso durante l’udienza di ieri, su quelle conversazioni non è stata effettuata alcuna consulenza fonica, motivo per cui la Corte d’Assise del tribunale di Ferrara (presidente Piera Tassoni, giudice a latere Giuseppe Palasciano) conferirà incarico a un perito per trascrivere le intercettazioni telefoniche durante la prossima udienza.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il 10 marzo 2020, mentre Obileme e Okocha si trovavano a Torino, l’odierno accusato avrebbe incaricato la vittima di trasportare nel proprio stomaco oltre 466 grammi di eroina suddivisi in 39 ovuli, ingurgitati e nascosti tramite la tecnica dei “body-packers“, fino a Ferrara, dove sarebbero poi stati immessi nel commercio della droga cittadino.

Durante il viaggio però qualcosa sarebbe andato storto e uno degli ovuli si sarebbe danneggiato con la conseguente dispersione di circa 6 grammi di eroina, che poi causarono la morte di Okocha per una letale ostruzione intestinale e un’intossicazione acuta da sostanze stupefacenti.

Nonostante i dolori lancinanti e i sintomi intossicazione da eroina, intorno alle 6.30 dell’11 marzo, giorno della morte, la vittima si presentò comunque a casa di Obileme per l’evacuazione e la successiva consegna degli ovuli. Ma lì, in quella circostanza, per la Procura, l’uomo non avrebbe chiamato i soccorsi, che avrebbero potuto salvargli la vita, accettando così il rischio del decesso di Okocha. Il cadavere dell’uomo poi, secondo gli inquirenti, sarebbe stato trasportato e abbandonato lungo la SS16.

A dare impulso alle indagini – come detto – era stata l’operazione «Green Road» che, condotta dalla guardia di finanza di Trieste, aveva portato all’arresto di 18 persone di nazionalità nigeriana in Friuli, Veneto, Piemonte, Toscana ed Emilia-Romagna. Di queste, sei finirono in manette proprio a Ferrara. Ma ciò che emerse dalle intercettazioni ascoltate dai finanzieri non riguardò direttamente il solo traffico di droga. Tra le telefonate rintracciate dalle Fiamme Gialle, infatti, spiccò una conversazione tra due soggetti che parlavano di un corriere morto durante il trasporto di un carico, poi abbandonato esanime a bordo strada dai complici lungo un’arteria tra Ferrara e Bologna. I due interlocutori non si erano soffermati sui particolari, ma il tragico evento era riconducibile alla rottura di uno degli ovuli che lo straniero trasportava nella pancia, proprio come nel caso di Okocha.

Il processo tornerà in aula il 14 maggio.

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