di Emanuele Gessi
Un’assemblea nel nome di Ansalda Siroli, quella che si è tenuta ieri, 7 gennaio, nella sede ferrarese dell’Unione donne in Italia (Udi). La riunione annuale delle socie, tenutasi nello spazio da poco intitolato alla storica esponente dell’associazione, recentemente scomparsa, ha visto la partecipazione di una cinquantina di persone, fra le quali anche Paola Boldrini, già parlamentare del Partito democratico, e Angela Travagli, assessora comunale con delega alle pari opportunità.
A partire dalle relazioni iniziali della presidente Stefania Guglielmi e della vicepresidente Rosamaria Albanese, evidente l’orgoglio per la storia longeva e stratificata di Udi – “sono poche le associazioni che in Italia possono vantare il traguardo di aver compiuto 80 anni”, ha rimarcato Guglielmi – ma anche la preoccupazione per le criticità strutturali che permangono nel Paese. Un esempio, l’attuale ddl Stupri: “Non è innocuo lo scambio di termini che è stato perpetrato – ha affermato Albanese – passando dal consenso al dissenso. Si tratta di un passaggio sostanziale. Si tratta di un atto culturale e politico con cui, all’uomo, si riconosce un potere naturale di agire violenza contro la donna. Con la donna che dovrà dimostrare, ancora una volta, all’interno del processo, di aver fatto tutto il possibile per non essere stuprata. Siamo di fronte a una legittimazione della vittimizzazione secondaria, una pratica vietata dal nostro ordinamento”.
Dello status quo nazionale in cui l’esercizio del potere è ancora una prerogativa maschile ha parlato Chiara Bertelli, direttrice di Legacoop Estense. “Nonostante sia cresciuta la presenza delle donne nelle organizzazioni e in politica, anche in posizioni apicali, chi prende le decisioni sono tuttora quasi sempre gli uomini”. Da qui la necessità urgente di compiere un passo ulteriore perché “i modelli non li cambi se non diventi tu chi decide”. Una soluzione, su cui Legacoop sta lavorando, è quella di costituire una rete forte fra donne con posizioni rilevanti per svolgere mentoring strutturato.
Della perpetuazione del modello patriarcale si è occupata, nella sua relazione, Ilaria Baraldi, portavoce della Conferenza donne democratiche di Ferrara: “L’ostinazione della struttura patriarcale continua a riprodursi senza subire flessioni, ricomprendendo all’interno di essa anche le donne stesse che fanno politica, che consapevoli o meno finiscono per accettare le regole del gioco”. Lo strumento a disposizione per combattere il patriarcato sarebbe, nelle parole di Baraldi, la modificazione del mercato del lavoro unito alla creazione di un pensiero alternativo e femminista. “È imprescindibile, per chi fa politica, essere presenti quando e dove le donne soffrono”.
Standing ovation infine per l’intervento con cui Monica Farnetti, ordinaria di letteratura italiana all’università di Sassari, ha ricostruito tappe e protagoniste della lotta femminista mondiale. Nel suo excursus citazioni dai saggi di Virginia Woolf e spazio alle considerazioni su “anarca-femminismo” della filosofa contemporanea Chiara Bottici, senza tralasciare riflessioni di Simone Weil, Hannah Arendt e Rosa Luxemburg.
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