Politica
26 Gennaio 2026
L'ordinanza di Tagliani del 2018 prevedeva già lo sgombero in caso di inottemperanze, ma poi iniziarono i lavori

Grattacielo. Le carte sul tavolo di Fabbri già dal 2019

di Redazione | 6 min

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In questi giorni alcuni membri dell’opposizione attaccano Alan Fabbri sostenendo che il sindaco di Ferrara sia rimasto immobile nonostante sapesse – o fosse in grado di sapere – dei problemi delle torri del Grattacielo già del 2024.

Quei membri dell’opposizione sbagliano: Alan Fabbri sapeva – o era in grado di sapere – già dal 2019. E nemmeno corrisponde a verità quanto detto da Fabbri in sede di dichiarazione di inagibilità, vantandosi di aver avuto il coraggio di fare quello che i suoi predecessori non hanno fatto. Lo sgombero era già stato paventato, come extrema ratio, nel 2018.

Sul suo tavolo, già nei primi mesi del suo insediamento dopo la prima vittoria elettorale (giugno 2019), faceva metaforicamente bella mostra di sé la pratica degli immobili di viale Costituzione e di via Felisatti.

Lo dimostrano documenti e dichiarazioni. Alcune, inconsapevoli di quello che succederà, provenienti dalla stessa amministrazione.

Partiamo dal primo documento: l’Ordinanza dirigenziale n.1 del 10 luglio 2018, firmata dall’allora dirigente del settore Opere pubbliche e mobilità Luca Capozzi, di cui ha già accennato in un recente intervento l’ex sindaco Tiziano Tagliani.

L’ordinanza (riprodotta nelle foto a corredo dell’articolo) aveva ad oggetto l’adeguamento alla normativa antincendio del “Condominio Grattacielo” di viale Costituzione n. 6 e via Felisatti n. 5 e partiva – già allora – da una preoccupante relazione del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Ferrara.

I tecnici del 115 annotarono, dopo un’ispezione avvenuta il 16 giugno 2017 fatta recapitare anche alla Prefettura e all’allora amministratrice di condominio Tiziana Davì, che il condominio risultava “privo di qualsiasi autorizzazione ai fini antincendio” dal momento che “in seguito a diversi sopralluoghi sono state segnalate modifiche sostanziali alle misure di protezione antincendio presenti all’atto di realizzazione dell’edificio”,

Di fronte a quella comunicazione Tagliani intimò il 20 luglio 2017 in forma scritta all’amministratrice la predisposizione di un “progetto di ripristino delle condizioni di sicurezza antincendio”.

Quattro mesi dopo il Condominio Grattacil’accessibilità dell’area per in mezzi di soccorsoelo presenta il progetto richiesto. Un progetto ritenuto dal Comando dei VVF ancora insufficiente, tanto da richiedere documentazione integrativa.

Uno dei punti dolenti riguarda ”. Tagliani invia quindi (il 19 dicembre 2017) una nota ai suoi dirigenti per fare le opportune valutazioni (che serviranno nella legislatura successiva alla messa in sicurezza dell’area esterna).

Arriviamo al 27 dicembre 2017. Tagliani concede una proroga di un mese (comunicazione notificata all’amministratrice del condominio, alla Prefettura e al Comando dei Vigili del Fuoco) per la presentazione del titolo abilitativo, finalizzato all’esecuzione dei lavori previsti dal progetto, il computo metrico estimativo, insieme al cronoprogramma dei lavori.

Nella stessa comunicazione segnalava la necessità di adottare “in via emergenziale e provvisoria di misure di prevenzione minime

Il giorno successivo, il 28 dicembre, Tagliani scrisse a Prefettura e Comando dei VVF per illustrare “l’attività svolta in seguito alla segnalazione trasmessa dagli stessi Vigili del Fuoco, al fine di poter realizzare gli interventi necessari per poter ripristinare le condizioni minime di sicurezza” nelle tre torri.

Il 22 gennaio del 2018 è l’amministratrice Davì a comunicare che l’assemblea dei proprietari (tenutasi il 6 dicembre 2017) ha deliberato di dare il via ai lavori di messa in sicurezza del fabbricato e che ai proprietari è stato inviato il piano finanziario con indicazione dei costi e delle rate per la copertura dei relativi esborsi.

Ma non era ancora sufficiente, tanto che il 2 febbraio successivo il Comando di Via Verga evidenzia che non era stato ancora presentato il progetto di ripristino delle condizioni di sicurezza antincendio.

Progetto che viene depositato di lì a poco ma che viene ritenuto ancora inadeguato dai Vigili del fuoco, tanto che il 15 marzo 2018 viene chiesta nuovamente documentazione integrativa, indicando specificatamente la “necessità di presentare ulteriore relazione tecnica ed elaborati grafici in grado di rispondere puntualmente alle osservazioni elencate nella nota”.

Documentazione che viene presentata il 30 aprile. Ma anche qui i Vigili del Fuoco esprimono riserve, richiedendo ancora una volta ulteriore documentazione integrativa e formulando contestualmente alcuni rilievi.

Si arriva al 14 maggio 2018, quanto l’amministratrice del condominio comunica a sindaco e uffici comunali preposti che “gli interventi riguardanti la prima Fase, come l’installazione di estintori e il corso antincendio per 13 addetti sono stati attivati”.

Il 22 maggio il Comando dei Vigili del Fuoco, facendo seguito alle integrazioni presentate dai tecnici incaricati dal ‘Condominio Grattacielo”, esprime parere favorevole alle condizioni descritte nella documentazione presentata dettando, tuttavia, ulteriori prescrizioni.

Prescrizioni che rimangono inadempiute fino al luglio successivo, con conseguente mancata risoluzione dei problemi di agibilità antincendio degli immobili.

Su quelle basi l’ordinanza, ritenendo “non più procrastinabile tale adeguamento che condiziona la conseguente possibilità di continuare a fruire dei predetti immobili”, ordinava all’amministratrice del condominio e ai proprietari degli appartamenti di “provvedere entro e non oltre 120 giorni dalla notifica del presente atto all’adempimento degli obblighi previsti dalla normativa antincendio e, in particolare, al completamento dei lavori previsti nel progetto presentato dal “Condominio Grattacielo” ed assentito dallo stesso Comando Provinciale VVF d Ferrara e/o varianti successive, sia per le parti condominiali che per le singole unità immobiliari”.

In caso di mancata ottemperanza agli obblighi, recitava l’ordinanza, “verrà dichiarata l’inagibilità totale o parziale degli edifici e/o delle singole unità immobiliari, con conseguente sgombero dei locali interessati”.

Quindi lo sgombero era già stato paventato nel luglio del 2018 perché mancavano i presupposti per dichiarare agibile l’edificio in tema di sicurezza e prevenzione antincendio.

Cosa successe dopo? In accordo con i VVF, il Comune concesse una proroga dal momento che erano iniziati a marzo i lavori di adeguamento. Si parlava di circa 7.500 euro per ogni appartamento.

Una notizia che fece tirare un sospiro di sollievo a molti, dal momento che si parlava già di espropri e demolizione della struttura.

Poi la palla passò all’amministrazione Fabbri.

Su questo aspetto, prima dell’emergenza di questi giorni, l’unica notizia rintracciabile è datata giugno 2019. Sulla bacheca on line del Comune si legge che “proseguono i lavori avviati nel marzo 2019, relativi alla messa in sicurezza antincendio del Grattacielo che prevedono l’installazione di porte tagliafuoco, la messa a norma degli impianti elettrici e idraulici, quindi la dotazione di dispositivi di rilevazione fumi. La conclusione degli interventi è prevista per la parte condominiale nell’autunno di quest’anno, mentre per la parte privata nella primavera del 2020”.

Pochi giorni dopo, il 19 giugno 2019, sempre Fabbri interveniva sulla questione della piombatura di alcuni contatori all’interno del condominio per dire che “ereditiamo questa situazione dalla precedente amministrazione e siamo intenzionati ad occuparcene in modo concreto”.

E chiudeva promettendo che “vogliamo garantire trasparenza e chiarezza su tutta la condizione abitativa dello stabile, simbolo di un degrado sul quale, nonostante l’impegno, non sono state evidentemente individuate, nel tempo, soluzioni efficaci”.

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