Pier Ferdinando Casini tra Dario Franceschini e Gianfranco Fini racconta i suoi quarant’anni di carriera in Parlamento presentando il suo ultimo libro “Al centro dell’aula dalla Prima Repubblica a oggi” (Il Mulino). Il focus si concentra inevitabilmente sugli ultimi anni, sulla politica internazionale e sulla rielezione di Donald Trump, “un po’ bullo”, a presidente degli Stati Uniti. “Oggi – dice Casini – c’è un mondo che sta cambiando sotto i nostri occhi e rischiamo di lasciarlo ai nostri figli molto peggiore”. “Quando i rapporti si regolano attraverso la forza – aggiunge – c’è da preoccuparsi e lanciare un warning molto serio”.
Accanto a loro, a moderare il dibattito al Ridotto del Comunale, la giornalista Agnese Pini. Tra il pubblico tutto l’arco della politica ferrarese, da Paolo Calvano e Marcella Zappaterra (Pd) a Mauro Malaguti (Fi) e Davide Bergamini (sindaco di Vigarano e da poco nel Gruppo Misto alla Camera dopo aver lasciato la Lega).
Presenti anche molti sindaci del territorio, da Dario Bernardi (Portomaggiore) ad Andrea Baldini (Argenta) passando per Elisa Trombin (Jolanda di Savoia) fino all’assessore del Comune di Ferrara Marco Gulinelli. In prima fila anche il vescovo Gian Carlo Perego, il prefetto Massimo Marchesiello e il comandante provinciale dei Carabinieri Alessandro Di Stefano. In tutto circa 200 persone ad assistere e una cinquantina rimaste fuori per limiti di spazio a cui gli organizzatori (Bonifiche Ferraresi) rivolgono le proprie scuse.
Molti dei presenti dopotutto “almeno una volta sono stati miei elettori”. Lo ricorda Agnese Pini citando una battuta che lo stesso Casini fece durante la presentazione bolognese del libro.
Ad aprire le danze è Gianfranco Fini che sostiene come per ridare senso “all’impegno politico servirebbe mettere da parte la propaganda e portare al centro i contenuti”.
Lui e Casini si sono “conosciuti ufficialmente nel 1983 entrando insieme in Parlamento”. Parlamento da cui Fini è uscito “perché in un determinato momento ho ritenuto che fosse più importante esprimere alcuni sentimenti e questioni che in quel centrodestra risultavano scomode”.
Casini invece in Parlamento c’è ancora, senatore eletto con il Pd dopo esserci entrato la prima volta con la Dc e aver poi attraversato molti dei governi Berlusconi con l’Udc. Non a caso Pini parte chiedendo quale spazio ci sia al centro, storica collocazione del politico bolognese.
Un percorso fatto con “coerenza” come sostiene Dario Franceschini. “Tutti – aggiunge – riconoscono a Casini una coerenza nella sua traiettoria”, dopotutto “per pubblicare i propri discorsi degli ultimi 40 anno uno non se ne deve vergognare”.
Oggi, spiega invece tornado sullo spazio al centro nella politica di oggi, “dobbiamo essere realisti, quando votava l’80% vincevi se riuscivi a strappare un voto agli altri”. Oggi invece con il calo dei votanti “la sfida si vince molto più facilmente portando a votare un elettore del tuo campo sfiduciato e che non va a vorare”.
Casini, nel commentare le parole di Franceschini, spiega come Meloni e Schlein siano “sulla stessa linea” nel motivare “i loro elettori ad andare a votare”. “Attenzione però – aggiunge – alla componente moderata” con Calenda e Renzi, “due ragazzi intelligenti”, che con “il loro personalismo” hanno “zavorrato un incontro che aveva portato quasi al 10%”.
Passando quindi al contesto internazionale racconta di quando incontrò Bush a Villa Madama, a cena con Berlusconi. L’allora presidente Usa “ci spiegò la sua idea di esportare la democrazia” e spiegò la necessità di mandare le truppe in Afghanistan prima e Iraq poi, al di là dell’interesse per il petrolio, con quella che “sentiva come un’esigenza”.
Oggi invece “abbiamo un presidente degli Stati Uniti che dice che ha preso Maduro per andare a prendere il petrolio”. “Il multilateralismo, tutto quello che noi abbiamo cercato di costruire – si domanda quindi – era sbagliato o è sbagliato dove stiamo andando ora?”
“Qui non c’è destra e sinistra – aggiunge Franceschini – ma stiamo andando contro il progresso e la storia dell’umanità”.
E in questo contesto la grande assente è l’Europa anche se con sfumature diverse. Se Franceschini è più pessimista e si aspettava un salto di qualità nelle politiche europee già a partire dalla Brexit, Casini lo è meno: “Sono i momenti drammatici e difficili a creare l’opportunità del cambiamento”. Serve però una maggiore coesione, un rafforzamento del mercato europeo e una difesa unica.
“I nostri risparmiatori finanziano le startup americane”, dice. Mentre per la difesa ritiene si possa “partire da un’avanguardia” senza dover obbligatoriamente mettere insieme subito tutti gli stati membri dell’Ue.
“I nostri valori europei non sono superati – conclude -. Serve essere forti nel rivendicare le nostre idee, non siamo così pochi e banali”.
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