Spal
14 Gennaio 2026
Si è spento a 82 anni l’ex centrocampista bolognese: a Ferrara fu protagonista della promozione in B e di una stagione rimasta nella memoria biancazzurra

Addio a Renzo Ragonesi, cuore e fosforo della Spal di Mazza

di Redazione | 2 min

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È morto a Bologna, nella notte tra lunedì e martedì, Renzo Ragonesi. Aveva 82 anni. Mezzala di intelligenza tattica e passo elegante, Ragonesi ha attraversato il calcio italiano degli anni Sessanta e Settanta lasciando tracce profonde in molte piazze. Ma è a Ferrara, con la maglia della Spal del “Presidentissimo” Paolo Mazza, che il suo nome resta legato a una delle pagine più care alla memoria biancazzurra.

Nato il 17 settembre 1943 a San Lazzaro di Savena, Ragonesi era un centrocampista “col fosforo”, come si diceva una volta: ordinato, generoso, capace di dare tempi e geometrie. Dopo gli esordi giovanili nel Bologna e tre presenze in Mitropa Cup nel 1962 con la squadra di Fulvio Bernardini, iniziò un lungo viaggio tra i campi della Serie B e della Serie C. Catanzaro, Alessandria, Venezia, Reggiana, Brescia, Cesena, Parma e Modena scandirono una carriera fatta di affidabilità e sostanza, con 222 presenze in cadetteria e 11 reti, oltre a 12 partite in Serie A con il Brescia nella stagione 1969-70.

Il capitolo ferrarese, però, ha un peso specifico particolare. Con la Spal Ragonesi conquistò la promozione vincendo il campionato di Serie C nel 1973, in una squadra guidata dalla visione di Paolo Mazza e trascinata dai gol di Franco Pezzato, capocannoniere di quella stagione. Era una Spal concreta e ambiziosa, costruita per tornare in alto, e Ragonesi ne rappresentò uno degli ingranaggi più affidabili: esperienza, equilibrio, spirito di sacrificio. Un calcio senza clamori, ma essenziale, che a Ferrara seppero apprezzare.

Conclusa la carriera da calciatore a metà degli anni Settanta — con un ultimo atto tra Modena e Forlì — Ragonesi intraprese quella da allenatore e collaboratore tecnico. Dopo la Primavera del Bologna, divenne il vice inseparabile di Franco Colomba, formando con lui un sodalizio lungo e profondo sulle panchine di Reggina, Ascoli, Bologna e Parma. Una collaborazione umana prima ancora che professionale, suggellata da risultati importanti, come la salvezza del Bologna nel 2010, di cui entrambi andarono sempre fieri.

Uomo riservato e gentile, fino a pochi anni fa era facile incontrarlo a Bologna in bicicletta, sorriso pronto e saluto immancabile. Vedovo della moglie Adele, lascia il figlio Gianmarco e i nipoti Giacomo ed Eleonora. I funerali si terranno giovedì alle 14 alla Certosa.

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