Cronaca
12 Dicembre 2025
Poste inoltre sotto gestione giudiziaria di due aziende agricole che avrebbero agevolato colposamente lo sfruttamento del lavoro da cui provenivano i beni

Maxi sequestro dell’Anticrimine. Sottratti 650mila euro al “caporalato”

di Pietro Perelli | 2 min

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Un sequestro patrimoniale da oltre 650mila euro e la gestione giudiziaria di due aziende agricole: è l’esito dell’operazione eseguita il 27 e 28 novembre dalla Divisione Anticrimine della Questura di Ferrara, su disposizione del Tribunale di Bologna – Sezione Misure di Prevenzione. A illustrare il quadro dell’intervento è stato Sergio Russo, primo dirigente della Questura di Ferrara, che ha sottolineato come si tratterebbe di beni entrati nel patrimonio dell’uomo come investimento di capitali provento delle attività di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Il sequestro è stato eseguito nei confronti di Alì Zulfiqar, cittadino pakistano classe 1965, già arrestato nel novembre 2022 e successivamente condannato a tre anni di reclusione per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.).

Zulfiqar, secondo la ricostruzione degli investigatori, agiva come un vero e proprio fleet partner: un intermediario che forniva manodopera a basso costo a diverse aziende agricole del Ferrarese, in particolare Argenta e Portomaggiore, e del Ravennate, sfruttando connazionali in stato di bisogno.

Il sequestro scaturisce da una approfondita indagine patrimoniale condotta dagli investigatori dell’Anticrimine, che hanno analizzato per circa dieci anni (2014-2023) i flussi economici di Zulfiqar, del suo nucleo familiare e della madre. L’attività ha messo in luce una marcata sproporzione tra redditi dichiarati e spese effettive. Una sproporzione che deriverebbe dai proventi dell’attività di “caporale”.

Il sequestro ha riguardato un immobile ad Argenta, cinque rapporti bancari/finanziari e sette società. A questo si aggiungono due aziende agricole poste sotto amministrazione giudiziaria: Agricola Dante Società Agricola S.r.l. e Veroli Maria Vincenza

Secondo gli investigatori, le due aziende non avrebbero partecipato direttamente al reato di sfruttamento del lavoro, ma lo avrebbero agevolato colposamente, affidando lavori in subappalto alle società riconducibili a Zulfiqar e beneficiando così, seppur inconsapevolmente, di manodopera sfruttata.

Per un anno – periodo rinnovabile – un amministratore nominato dal Tribunale dovrà vigilare sulla gestione, in particolare sul ricorso alla manodopera e ai subappalti, per evitare che si ripetano condizioni di sfruttamento.

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