Tragedia a Nazioni: 70enne stroncato da un malore in mare
L'uomo, residente a Modena, si trovava al Bagno Oasi con moglie e figlia. Nonostante i tempestivi soccorsi di bagnini e 118 per lui non c'è stato nulla da fare
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I militari del Nucleo Investigativo virgiliano, insieme ai colleghi dell’Ispettorato del Lavoro e con il supporto delle Compagnie di Cento e Castelmassa, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due imprenditori moldavi, un uomo di 36 anni e una donna di 42, residenti a Sermide e Felonica, ritenuti al centro di una rete di caporalato internazionale.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Mantova, hanno portato anche alla notifica di un invito a interrogatorio preventivo a due imprenditori italiani: un 39enne mantovano e un 56enne residente nella provincia di Ferrara, ritenuti – secondo l’ipotesi accusatoria – utilizzatori finali della manodopera irregolare procurata dai due arrestati.
Durante le perquisizioni, effettuate simultaneamente a Bondeno, Sermide e Felonica, Poggio Rusco e Castelmassa, i Carabinieri hanno sequestrato documenti, dispositivi informatici e 12.650 euro in contanti.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due imprenditori moldavi avrebbero reclutato oltre 50 connazionali, convinti a raggiungere l’Italia in condizioni di bisogno e a munirsi di documenti d’identità falsi che ne attestassero una presunta cittadinanza rumena. In questo modo, gli stranieri risultavano formalmente comunitari e potevano essere “assunti” con contratti apparentemente regolari.
In realtà, le assunzioni mascheravano vere e proprie forme di sfruttamento: i lavoratori venivano impiegati in aziende agricole lombarde con orari fino a 16 ore al giorno, retribuzioni minime e assenza totale di tutele in materia di sicurezza. Erano inoltre ospitati a pagamento in alloggi forniti dagli stessi caporali e sottoposti a rigide forme di controllo, con la minaccia costante del rimpatrio immediato.
L’operazione, avviata nel luglio 2024, ha beneficiato anche della collaborazione di Europol e del Centro di Cooperazione Internazionale di Polizia, che hanno verificato l’autenticità dei documenti falsi utilizzati per l’ingresso in Italia. l’inchiesta ha permesso di accertare che gli indagati avevano piena consapevolezza dello stato di clandestinità dei lavoratori, sfruttandone la vulnerabilità per ottenere profitti illeciti.
L’indagine su inserisce nel più ampio fenomeno delle cosiddette “cooperative senza terra”, strutture fittizie che agiscono come intermediari di manodopera mascherati da imprese agricole. Come documentato anche nel rapporto 2023 dell’Associazione Terra, queste realtà – spesso guidate da cittadini stranieri – costituiscono una forma di caporalato legalizzato, capace di muovere centinaia di braccianti tra le campagne del Nord Italia.
Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari, e la colpevolezza degli indagati dovrà essere accertata in sede di processo.
Intanto, i Carabinieri delle province coinvolte, tra cui Ferrara, assicurano che i controlli nel settore agricolo proseguiranno nelle prossime settimane, in linea con le direttive del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
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