Attualità
29 Settembre 2025
Dal sovraffollamento alle disuguaglianze: la proposta di legge popolare di Avs per riportare la scuola pubblica al centro. A Ferrara aderisce anche Possibile

Non più di 20 per classe. I docenti: “Basta classi pollaio, non ce la facciamo”

di Elena Coatti | 3 min

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Ridurre il numero di alunni per classe, rafforzare il personale scolastico e difendere le autonomie: sono questi i cardini della proposta di legge di iniziativa popolare “Facciamo spazio all’istruzione di qualità”, depositata il 18 settembre presso la Corte di Cassazione e già online sul sito del Ministero della Giustizia per essere firmata tramite Spid.

L’iniziativa, promossa a livello nazionale da Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), ha trovato sostegno locale anche da parte di Possibile Ferrara. Alla conferenza stampa presso la sede “Hassam Shabat” di via Mortara, hanno preso parte Sergio Golinelli (segretario provinciale di Sinistra Italiana), Valentina Faggion (segretaria del circolo alto ferrarese di Si), Giulio Mezzadri (co-portavoce di Possibile Ferrara), Michela Zanforlin (Europa Verde), Barbara Diolaiti (Possibile) e Sergio Bellino, insegnante di liceo.

Al centro della proposta c’è un principio chiaro: non più di 20 alunni per classe, con ulteriori riduzioni in caso di presenza di studenti con disabilità o bisogno educativi speciali. “Non è solo una questione di numero – ha sottolineato Golinelli – ma di garantire davvero il diritto allo studio sancito dalla Costituzione. Classi sovraffollate significano insegnanti impossibilitati a seguire i ragazzi e a mettere in atto una didattica personalizzata“.

La legge prevede inoltre di rafforzare il personale Ata e di abbassare le soglie minime per mantenere l’autonomia scolastica, soprattutto nelle aree montane o periferiche, evitando accorpamenti che rischiano di desertificare interi territori dal punto di vista culturale.

Così non ce la facciamo“. È questo il sentimento comune di Bellino e Diolaiti, entrambi docenti. La loro testimonianza diretta ha reso evidente l’urgenza della riforma. “Nelle classi da 28 o 30 studenti – ha raccontato Diolaiti – è impossibile seguire tutti, soprattutto chi ha più difficoltà. Ogni anno aumentano i casi di disagio psicologico e le fragilità sociali. Con meno studenti si può davvero costruire un percorso inclusivo e di qualità”.

Anche Bellino ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze delle politiche scolastiche degli ultimi decenni: “Dal 2008 in poi la scuola pubblica è stata impoverita con tagli al personale e ore di laboratorio. Chi paga il prezzo più alto sono sempre gli studenti provenienti da contesti fragili“.

Il tema delle risorse resta centrale. I promotori sottolineano che il finanziamento può avvenire anche attraverso una riduzione dei contributi statali alle scuole private, salvaguardando solo quelle che accolgono studenti con disabilità. “La scuola pubblica deve tornare ad essere l’ascensore sociale del Paese – ha ribadito Mezzadri – e le risorse vanno destinate lì, non disperse”.

“È una battaglia che riguarda tutti – hanno concluso tutti i presenti -. La qualità dell’istruzione non è un privilegio, è un diritto che va garantito ad ogni ragazzo e ragazza del nostro Paese. E si comincia dalle classi: venti è il numero giusto per costruire una scuola che funziona”.

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