Coppia trovata morta in casa. Si esclude l’omicidio
Erano tre giorni che i vicini non li vedevano entrare o uscire di casa, Nemmeno sentivano rumori provenire dal loro appartamenti.. E così si sono decisi a chiamare il 112
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L'iniziativa martedì alle ore 11 con un flashmob in piazza Castello: "Non condividiamo la parata militare"
Arrivati da tutta Italia dopo la data zero di Rimini. "Un'accoglienza così non l'abbiamo mai vista". E c'è chi segue il rocker da quasi vent'anni
Un messaggio dedicato a Federico Adrovandi ha accolto domenica 31 maggio l'Ars et Labor al suo arrivo a Giulianova, dove la formazione biancazzurra è impegnata nella sfida contro la Santegidiese
Il ponte del 2 giugno si apre con un occhio rivolto al cielo. Per la giornata di lunedì 1° giugno è infatti prevista un'allerta gialla per temporali che interessa anche il territorio ferrarese, nell'ambito del bollettino emesso dalla Protezione civile regionale e da Arpae
“Vicino alla lapide dove è stata posta la foto del giornalista palestinese Anas al Sharif, ammazzato a Gaza, c’è anche la lapide con il nome e ricordo del mio bisnonno, Emilio Arlotti, ammazzato con gli altri antifascisti nello stesso eccidio, nella stessa notte dai fascisti repubblichini. La foto di Anas appoggiata lì accanto mi ha commossa profondamente e resa ancor più orgogliosa e grata a chi ha sacrificato la vita per la verità e la libertà della sua gente. Vorrei che quella foto stesse lì per sempre. Ottantadue anni fa come oggi. GRAZIE!”.
Con queste parole Giovanna Azzini ha voluto testimoniare la sua emozione di fronte al gesto compiuto lo scorso 11 agosto a Ferrara, quando in Corso Martiri della Libertà, accanto alla lapide che ricorda le vittime dell’eccidio fascista del 1943, è stata apposta la foto del giornalista palestinese ucciso nei bombardamenti su Gaza.
Un’iniziativa promossa da “Ferrara per la Palestina” che intendeva stabilire un ponte simbolico tra i caduti della Resistenza e chi, come Anas al Sharif, ha perso la vita nel raccontare la verità dal fronte. Ma la foto, poche ore dopo la manifestazione, è stata distrutta e gettata nell’immondizia, scatenando indignazione e proteste. Il giorno successivo è stata riposizionata, accompagnata da una bandiera palestinese, per poi essere rimossa dagli stessi organizzatori nel timore di ulteriori danneggiamenti.
La vicenda ha rapidamente assunto anche un carattere politico. Il sindaco Alan Fabbri ha parlato di “strumentalizzazione della nostra storia”, annunciando di aver chiesto l’intervento del prefetto e sottolineando come “accostare Anas al Sharif ai martiri del ’43 significhi non rispettare chi ha lottato per la nostra democrazia”. Un intervento che ha suscitato nuove reazioni, soprattutto tra le associazioni pacifiste e i cittadini che hanno difeso il valore dell’iniziativa, interpretata come un atto di memoria condivisa.
In questo clima, le parole di Giovanna Azzini emergono come un contrappunto intimo e potente. La discendente di uno dei ferraresi fucilati nel ’43 ha sentito nella presenza della foto di Anas un legame profondo tra passato e presente, tra chi ieri e chi oggi ha sacrificato la vita in nome della libertà. Un sentimento che va oltre la polemica e restituisce il senso più autentico di quel gesto: ricordare che la difesa della verità non conosce confini né epoche, ma parla sempre la stessa lingua.
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