Cronaca
25 Giugno 2025
Il giudice dà mandato alla procura di iscrivere nel registro degli indagati tre medici per omicidio colposo

Perse la moglie per una diagnosi sbagliata. Il gip ordina una nuova consulenza

di Marco Zavagli | 3 min

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C’è una nuova svolta nelle indagini sulla morte di Elisabetta Marcigliano. Il gip Andrea Migliorelli ha ordinato alla procura di iscrivere nel registro degli indagati tre medici per omicidio colposo.

I tre futuri indagati avranno la possibilità di affidare a loro volta, tramite i propri legali, una consulenza di parte per cercare di essere scagionati da ogni responsabilità relativa all’intervento chirurgico subito nel settembre 2018 dalla paziente, che perse la vita a 53 anni dopo 34 mesi di calvario.

A portare avanti questa battaglia legale – assistito dall’avvocata Alessandra Palma – è il marito di Elisabetta, Mario Fornasari, ex direttore dell’edizione ferrarese del Resto del Carlino.

Già lo scorso anno il giudice per le indagini preliminari – allora Carlo Negri – aveva respinto la richiesta di archiviazione del pubblico ministero. La successiva consulenza fu affidata agli stessi professionisti che avevano escluso colpe mediche. Da qui era scaturita una seconda richiesta di archiviazione, alla quale è seguita di nuovo l’opposizione.

Ora Migliorelli è andato oltre, disponendo una nuova consulenza medica redatta da professionisti diversi da quelli che avevano elaborato le precedenti.

Secondo l’accusa privata l’intervento “violò tutte le linee guida previste per questi casi: il fibroma venne morcellato, ossia frammentato all’interno del corpo, provocando la dispersione delle cellule di quello che si rivelò essere un sarcoma. La prognosi, proprio per l’operazione avventata, passò dalle altissime probabilità di sopravvivenza alla certezza della morte. Tutte le speranze di guarigione e di vita furono compromesse”.

A questo, ricostruisce Fornasari, si aggiungerebbe il fattoi che “nessuno comunicò l’errore chirurgico” e nella lettera di dimissione “si registrò un decorso regolare e così fu escluso ogni possibile rimedio tempestivo, come il lavaggio chemioterapico”. Alla fine “la dispersione provocò una recidiva devastante, non più controllabile nonostante un successivo intervento chirurgico a Napoli e le terapie di frontiera richieste a luminari di New York”.

“Dopo la tragica scomparsa di Elisabetta – confida oggi il giornalista – ho ripensato alle sue ultime parole, profetiche: «Durante l’intervento non hanno usato precauzioni». Ho denunciato i tre sanitari responsabili dell’intervento in sede penale, e l’ospedale di Cona in sede civile: incontrovertibile la valutazione dei consulenti tecnici incaricati dalla giudice civile. La responsabilità medica è inconfutabile”.

Nella loro relazione si legge che “alla luce delle evidenze scientifiche è possibile affermare che la condotta colpevole dei sanitari abbia causato una anticipazione della morte”. E più avanti, in risposta ai quesiti della giudice, scrivono i Ctu: “Si può considerare apprezzabile, seria e consistente, la possibilità di sopravvivenza perduta, in considerazione dell’età della paziente, della sua aspettativa di vita e dell’assenza di metastasi a distanza”.

Ora il timore di Fornasari è che la sua battaglia per rendere giustizia postuma a Elisabetta possa deragliare verso il binario perduto della prescrizione.

“Ora spero che il pubblico ministero – conclude – eserciti finalmente l’azione penale per tutte le ipotesi di reato, e disponga l’acquisizione di documenti e filmati, finora del tutto trascurata”.

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