Coperion lascia Ferrara: 80 licenziamenti e una vertenza che scuote il territorio
Coperion avvia la procedura di licenziamento collettivo per 80 dipendenti, di cui 77 nello stabilimento di Ferrara: sindacati e istituzioni chiedono un tavolo di crisi
Coperion avvia la procedura di licenziamento collettivo per 80 dipendenti, di cui 77 nello stabilimento di Ferrara: sindacati e istituzioni chiedono un tavolo di crisi
Dopo il violento fortunale di martedì 21 luglio, i sindaci della provincia di Ferrara hanno chiesto l'avvio delle procedure per la dichiarazione dello stato di crisi regionale. La notizia arriva dopo il vertice straordinario interistituzionale in Prefettura, convocato dal prefetto Massimo Marchesiello per fare il punto della situazione dopo il passaggio dell'ultima pesante ondata di maltempo
È già partita la ricognizione, puntuale e precisa, da parte della Regione sugli ingenti danni causati alle aziende e alle produzioni agricole dalle violente perturbazioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna a partire dalla metà di luglio
Uno "strumento gravissimo" e un "problema enorme quando è lo Stato a dover indagare su se stesso". È così che l'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia di Abderrahim Fakir, il 42enne morto durante un fermo della polizia di Stato a Bologna, definisce lo scudo penale per le forze dell'ordine, voluto dal governo Meloni e introdotto dal Dl Sicurezza
Il M5S di Ferrara torna a chiedere chiarezza sulla vicenda del Grattacielo. La capogruppo Marzia Marchi ha presentato un'istanza di accesso agli atti per ottenere tutta la documentazione relativa all'adeguamento dell'impianto antincendio del complesso e agli eventuali contenziosi amministrativi e giudiziari collegati
“Dichiaro il non doversi procedere nei confronti dell’imputato per estinzione del reato in seguito all’intervenuta remissione di querela”. La giudice Maria Rita Baldelli ha emesso questa sentenza nei confronti del 48enne Filadelfio Vasi, ex detenuto e personalità da sempre vicina agli ambienti di estrema destra, che avrebbe minacciato un collaboratore di giustizia e la sua famiglia. La Procura aveva chiesto due mesi di reclusione ma il ritiro della querela da parte della parte offesa ha stoppato la possibilità di procedere.
L’episodio risale a un periodo compreso tra il 2016 e il 2017 quando un uomo di quarant’anni, che ha ritirato la querela, ha notato Vasi leggere delle lettere e avvicinandosi (si conoscevano) notò come queste fossero quelle da lui inviate ai Ros di Udine e alla Direzione distrettuale Antimafia di Trieste. Lettere che agli occhi del 48enne dimostravano come il quarantenne stesse collaborando alle indagini ancora in corso nei loro confronti.
Secondo la Procura Vasi sarebbe venuto in possesso delle lettere mentre lavorava all’Ufficio Spese della casa circondariale e avrebbe minacciato il collaboratore di giustizia che già in passato aveva fatto rivelazioni che avevano portato alla cattura e alla condanna di esponenti di bande criminali attive nel nord Italia e nell’area balcanica dedite al traffico di sostanze stupefacenti e di armi.
Gli disse – secondo l’accusa – che gliela avrebbe fatta pagare sia per la sua collaborazione già effettuata con la giustizia che per eventuali dichiarazioni che avrebbe fatto in futuro. A farne le spese anche la madre dell’uomo, a sua volta intimidita e perseguitata, con avvertimenti che impaurirono chi fu costretto a subirli, soprattutto per il curriculum penale del capo ultrà varesino.
A ripercorre la vicenda è stato il viceprocuratore onorario Alessandro Rossetti dopo che lo scorso 11 ottobre era stato sentito in aula, in videocollegamento, il collaboratore di giustizia preoccupato per lo “spessore criminale” di Vasi. Un uomo che, nel 2013, si ipotizzò si fosse procurato della dinamite per liberare – senza riuscirci – suo figlio e un complice, finiti in carcere dopo un conflitto a fuoco con la polizia slovena, a seguito di una rapina in banca a Capodistria.
Per quelle parole intimidatorie, la vittima – oggi non più a Ferrara – fu trasferita inizialmente ad Ancona e successivamente inserita nel Servizio Centrale di Protezione di Roma, che la spostò nuovamente in un altro carcere, dove tuttora è reclusa, in una località segreta.
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