Addio ad Alessandro Zagni, il motociclista deceduto nel Bolognese
Il sessantenne, titolare della Emmezeta Impianti e conosciuto dagli amici come "Gnegno", ha perso la vita in un incidente con un'auto nel territorio di Camugnano sabato 30 maggio
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Erano tre giorni che i vicini non li vedevano entrare o uscire di casa, Nemmeno sentivano rumori provenire dal loro appartamenti.. E così si sono decisi a chiamare il 112
Dopo la sconfitta per 1-0 dell'andata, i biancazzurri cadono con lo stesso risultato anche sul campo della Santegidiese e vedono svanire il sogno dellapromozione in Serie D
In sala stampa il clima è inevitabilmente pesante. Il tecnico Carmine Parlato si presenta davanti ai giornalisti per analizzare la sconfitta, mentre la dirigenza sceglie di non rilasciare dichiarazioni
L'iniziativa martedì alle ore 11 con un flashmob in piazza Castello: "Non condividiamo la parata militare"
Il fatto non sussiste, assolti marito e moglie di nazionalità nigeriana accusati di sfruttamento della prostituzione nei confronti di una ragazza (anch’essa nigeriana) che ospitavano a casa loro. Si è espresso in questo senso il collegio giudicante del tribunale di Ferrara composto dalla presidente Piera Tassoni con a latere Marco Peraro e Giuseppe Palasciano.
La stessa pm Silvia Clinca ha chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove vista anche la testimonianza “frammentaria e contradditoria” della parte offesa. L’avvocata Simona Maggiolini durante la sua arringa parla invece di una “denuncia stereotipata” e di “prostituzione per sopravvivenza fatta autonomamente” chiedendo anch’essa l’assoluzione perché il fatto non sussiste.
La parte offesa aveva denunciato il presunto sfruttamento, poi non dimostrato, e il castello probatorio si fondava su un passaggio di denaro in contante avvenuto tra lei e i due accusati che la ospitavano in casa. Un passaggio di denaro che potrebbe anche dipendere dal pagamento di un canone per essere ospitata in casa degli imputati assolti anche in assenza, come è il caso, di un contratto di locazione.
Non si è riusciti a dimostrare lo sfruttamento della prostituzione anche perché fu la stessa parte offesa ad ammettere di recarsi autonomamente a Bologna senza riuscire a trovare dimostranze di una presenza di una figura che la obbligasse.
La pm Silvia Clinca, al termine della requisitoria, dice che ci sarebbero stati “degli elementi che sicuramente avrebbero potuto portare a un approfondimento investigativo o avrebbero potuto portare indagini verso una diversa strada”. In ogni caso, ammette che “per come è andata l’istruttoria dibattimentale in questo caso sia opportuno chiedere la sentenza di assoluzione”.
I fatti risalgono ad un periodo compreso tra l’agosto 2016 al febbraio 2017 quando, secondo il castello accusatorio della Procura la ragazza, che all’epoca aveva 19 anni, aveva deciso di lasciare la Nigeria e attraversare il Mediterraneo. Uno dei tanti viaggi della speranza dove la ragazza avrebbe subito violenze, abusi sessuali e riti voodoo.
Una odissea costata a lei e alla famiglia 26mila euro che avrebbe dovuto ripagare lavorando in Italia come sarta. Non è andata così e, secondo le prime prove raccolte dalla Procura, sarebbe stata costretta a prostituirsi.
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