“Erano grida di disperazione”: la verità sulla residente della Torre A
La redazione ha raccolto la testimonianza della figlia, Mihaela, che chiede di parlare mantenendo la madre lontana dai riflettori
La redazione ha raccolto la testimonianza della figlia, Mihaela, che chiede di parlare mantenendo la madre lontana dai riflettori
Nonostante la pioggia e il vento freddo circa duecento persone si sono radunate sabato 14 febbraio all’ingresso del parco Coletta per partecipare al presidio per gli sfollati del grattacielo
Non è solo uno slogan, ma una convinzione profonda che mette in relazione diretta i diritti di chi lavora con i diritti di chi riceve un servizio: la Fp Cgil di Ferrara dà il via a una campagna ambiziosa che punta a ridisegnare il futuro dei servizi pubblici e privati del nostro territorio
Sono stati i temi della salute abbinata alla pratica sportiva e alla corretta alimentazione al centro della vivace e costruttiva edizione 2026 di "Un fruttuoso San Valentino", che è giunto al quarto anno, consolidando la collaborazione tra Coldiretti e le associazioni Andos, Lilt e Airc, con il patrocinio del Comune di Ferrara e l'apporto di Campagna Amica
Una ex residente denuncia lo sgombero del Grattacielo di Ferrara come un trauma umano e sociale, accusando clima di razzismo e responsabilità condivise
“Lunedì mattina ci è crollato il mondo addosso”. A raccontarlo sono alcuni dei lavoratori della Regal Rexnord che ieri mattina si sono ritrovati in presidio davanti a Confindustria mentre i rappresentanti sindacali hanno incontrato i vertici aziendali. “Non hanno neanche avuto il coraggio di guardarci in faccia e dircelo – dicono del licenziamento -, lo hanno lasciato fare ai funzionari del sindacato”.
“C’è stata subito disperazione e sconforto – continuano – per quello che è successo. Non riuscivamo neanche a capire quello che stava succedendo perché stavamo lavorando”. Tra loro ci sono persone che hanno iniziato a lavorare anche trent’anni fa, quando l’azienda era ancora Tollok. “Io ci lavoro da 10 anni”, ci dice una signora il cui marito è dipendente Berco, accanto a lei un’altra dipendente dell’azienda da 23 anni.
“Sapevamo – raccontano – che c’era un calo di ordini ma mai avremmo pensato a una cosa così anche perché non avevamo mai fatto ore di cassa integrazione o comunque usato ammortizzatori sociali”. All’incontro che i sindacati avevano avuto con l’azienda era stato detto “che a settembre si sarebbero incontrati nuovamente e magari si poteva pensare di aprire la cassa integrazione per via di questo calo”.
“Eravamo tranquilli – rimarcano -, addirittura c’è chi ha fatto straordinari fino a due settimane fa, niente ci faceva pensare che succedesse questa cosa e trovarci licenziati di punto in bianco”.
Fini alla fine dell’anno, come gli annunciati esuberi Berco, avranno ancora un lavoro poi non sanno e sono ancora più sconcertati dal fatto che i bilanci aziendali fossero positivi. “Non ci sono debiti, non siamo in perdita” e, stando a quando gli ha comunicato “chi lavora in ufficio, soldi ce ne sono. Per l’ultimo mese prevedevano il fatturato migliore”.
Insomma, sarebbe “il classico gioco delle multinazionali”, che anche in un quadro positivo, decidono di delocalizzare per massimizzare i profitti.
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