Portomaggiore. È finito senza colpevoli il processo per la tentata rapina a una coppia di anziani ferraresi che, quindici anni fa, nella loro casa di Strada Rangona, ricevettero la ‘visita’ di una banda di ladri intenzionati a farsi consegnare i loro soldi, dopo averli minacciati di morte.
Il violento episodio, risalente al 3 ottobre 2009, quando tre sconosciuti col volto coperto da un passamontagna, fecero irruzione nell’abitazione, dopo aver danneggiato il vetro esterno di una finestra e una porta interna con un badile.
I padroni di casa, lui 90 anni, lei 78, furono presi alla sprovvista e, nel giro di pochi minuti, si trovarono con un paio di forbici alla gola, mentre i tre componenti della banda di rapinatori intimava loro di consegnare tutti i soldi che avevano, arrivando anche a strappare gli indumenti indossati dalla donna.
Soldi che i due però dissero di non avere con loro, ma di tenere tutti in banca. Una volta capito quindi che lì non c’era nulla da rubare, i tre se la diedero subito a gambe, lasciando immediatamente l’abitazione prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.
Per quanto accaduto, a seguito degli accertamenti investigativi, la Procura di Ferrara era riuscita a risalire a un uomo italiano di 47 anni, unico finito a processo per tentata rapina aggravata in concorso con ignoti.
A ‘incastrarlo’ fu inizialmente una traccia di saliva trovata su una torcia che gli inquirenti recuperarono, pochi giorni dopo il fatto, nel giardino della casa, e che – attraverso le successive analisi relative al dna – ricondusse gli investigatori all’odierno imputato.
Nonostante ciò, però, il processo ieri (giovedì 26 settembre) è arrivato chiudersi senza colpevoli, dal momento che è mancata la prova al di sopra di ogni ragionevole dubbio che la torcia ritrovata fu utilizzata dall’accusato nel frangente della rapina tentata e non in un’altra occasione.
Non è stato possibile, infatti, ricostruire né dove né quando fu lasciata in quel punto la torcia. Né tantomeno le vittime, oggi entrambi decedute, quando furono sentite, fecero riferimento al fatto che qualcuno dei rapinatori fosse munito di torcia in quegli attimi, così come non furono in grado di dire se l’oggetto fosse o meno già nel cortile il giorno prima del fatto.
Caduta quindi l’unica fonte di prova su cui la Procura aveva costruito il processo, l’uomo è stato assolto.
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