Grattacielo. Gli sfollati cercano casa. “Porte chiuse agli stranieri”
A poche settimane dalla scadenza dell'accoglienza temporanea al San Bartolo, resta aperta la questione abitativa per una parte degli sfollati del Grattacielo
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Si chiamava Hamrouni Hassen, il 30enne di nazionalità tunisina morto dopo il tragico incidente stradale avvenuto nella serata di sabato 20 giugno - intorno alle 21.20 - lungo via Copparo
Ra'ed Dawoud resta in carcere a Ferrara. Il Tribunale del Riesame di Genova ha infatti confermato con una nuova ordinanza la misura della custodia cautelare nei confronti del palestinese detenuto nella casa circondariale dell'Arginone
Tragico incidente stradale nella serata di sabato 20 giugno a Ferrara. Intorno alle 21.20, in via Copparo, poco oltre il Centro Spal, due automobili si sono scontrate e una persona ha perso la vita
Paura ma fortunatamente nessuna grave conseguenza nella tarda mattinata di domenica 21 giugno lungo la Strada Adriatica, in località Ripapersico, dove un'autovettura è uscita di strada finendo ribaltata
Udienza fiume ieri (lunedì 16 settembre) del processo relativo alle presunte difformità strutturali dello stadio Paolo Mazza, riscontrate durante il cantiere per i lavori di ampliamento dell’impianto sportivo cittadino fino a 16mila posti, avviato dopo la permanenza della Spal in Serie A nel campionato di calcio 2018-2019.
A parlare in aula è toccato al professor Bernardino Chiaia, l’esperto nominato dal giudice Andrea Migliorelli, che ha dettagliatamente ripercorso – passo dopo passo, punto per punto – tutti gli aspetti evidenziati nella super-perizia con cui era stato chiamato a esprimere il proprio parere sulla conformità dei lavori di adeguamento.
Il perito – a suo tempo – aveva rilevato che erano stati fatti degli errori – alcuni forse anche marchiani – sia nella progettazione che nell’esecuzione dei lavori. Quelli più evidenti risultavano essere stati poi corretti, per garantire la sicurezza necessaria, dopo le segnalazioni del consulente della Procura in un primo intervento, per nulla risolutivo, e soprattutto con quello decisivo affidato dal nuovo presidente Joe Tacopina alle cure del professor Gian Michele Calvi.
Nelle 89 pagine di cui è composta la perizia, Chiaia aveva individuato nove criticità progettuali, solo quattro delle quali venivano però dichiarate non conformi alla normativa di riferimento: gli arcarecci di copertura, i correnti inferiori delle reticolari di copertura, le imbottiture dei diagonali non a contatto e uno dei giunti.
Secondo Chiaia, c’erano anche difformità tra progetto e lavori eseguiti: una era relativa proprio ai diagonali non a contatto (uno dei punti più critici e infatti dichiarato da perito a difformità con incidenza elevata, insieme a uno dei giunti la cui realizzazione è conforme al progetto, ma come visto sopra, non alla normativa); i controventi di falda, le colonne tubolari e le piastre non a contatto. Tra tali difformità per il perito ve n’erano due “non tollerabili“: quelle relative alle diagonali e alle piastre non a contatto.
Durante l’udienza di ieri è stato sentito inoltre Lorenzo Travagli, progettista e direttore dei lavori, accusato di frode nelle pubbliche forniture. A difenderlo è l’avvocato Alberto Bova, che si dice soddisfatto dell’esame reso dal suo assistito: “Ha risposto benissimo a ogni domanda e ha chiarito tutti i dubbi relativi alle contestazioni che gli facevano. È stato chiaro nella sua esposizione. Per noi è stata un’udienza estremamente positiva, tant’è che stiamo valutando se addirittura rinunciare ad alcuni testi della difesa perché superflui”.
Insieme a Travagli, nel procedimento in corso in tribunale a Ferrara, alla sbarra sono finiti Giuseppe Tassi, capo dell’azienda Tassi Group, capofila del progetto, e difeso dagli avvocati Giulio Garuti e Paolo Loberti, anche lui accusato di frode nelle pubbliche forniture. Con loro Domenico Di Puorto e Adelino Sebastianutti, amministratori di fatto della Gielle e di Piemme Group, la cui condotta avrebbe sollevato gli altri due amministratori di diritto delle società, per lo stesso capo d’accusa. A questi si aggiunge il collaudatore Fabrizio Chiogna, difeso dall’avvocato Vincenzo Bellitti, accusato di falso commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico per aver attestato la conformità dei lavori della curva Est, nonostante secondo la Procura c’erano sufficienti evidenze per prendere decisioni differenti.
Si torna in aula il 23 settembre, quando saranno sentiti sia Tassi che Chiogna.
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