Attualità
12 Luglio 2024
La maggior parte dei reati del Ferrarese si sono consumati nel ciclo illegale di rifiuti. Male la provincia di Rimini e l'Emilia-Romagna, che nel Nord-Italia è quarta in classifica per i reati commessi su otto regioni

Ecomafie. Ferrara tra le meno colpite dall’illegalità ambientale

di Redazione | 4 min

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Cinquantanove reati, settantaquattro denunce, quattro persone arrestate e venticinque sequestri. È la fotografia che il Rapporto Ecomafiafocus Emilia Romagna, stilato da Legambiente, restituisce sul problema dell’illegalità ambientale per la provincia di Ferrara nel 2023.

Nello specifico, il report tiene conto di tre classifiche: quella dell’illegalità nel ciclo del cemento illegale, nel ciclo dei rifiuti e contro gli animali.

Nella prima sono stati registrati 12 reati, 15 persone denunciate, 1 sequestro e nessun arresto; nella seconda, invece, sono stati conteggiati 28 reati, 29 persone denunciate, 15 sequestri e nessun arresto; nella terza, infine, risultano 16 reati, 30 persone denunciate, 4 arresti e 9 sequestri.

Nel complesso, a livello regionale, quella del Ferrarese è una delle zone in cui il problema dell’illegalità ambientale è meno presente.

La provincia di Ferrara, infatti, è al penultimo posto per reati, denunce, persone arrestate e sequestri, davanti solo a Piacenza. La peggiore è invece quella di Rimini, seguita da Ravenna, Forlì Cesena, Bologna, Modena, Parma e Reggio Emilia.

Nello specifico dei settori indagati dal rapporto, in Emilia-Romagna sono 580 i reati riconducibili al ciclo illegale del cemento, 305 quelli al ciclo illegale dei rifiuti e 378 i reati contro gli animali; Rimini guida tutte le classifiche ed è l’unica delle province emiliano romagnole a rientrare nelle classifiche specifiche dei peggiori capoluoghi di provincia, piazzandosi all’ottavo posto per i reati contro gli animali.

In Emilia-Romagna a fronte di poco più di 82mila controlli sono 1422 i reati, 4 le persone arrestate, 236 i sequestri, e ben 5108 le sanzioni amministrative. La nostra regione si colloca all’undicesimo posto a livello nazionale, ma al quarto su otto per quanto riguarda le regioni del nord Italia, di certo non un buon risultato visto che una regione come il Friuli-Venezia Giulia ha poco più di un terzo dei reati rispetto all’Emilia-Romagna.

L’Emilia-Romagna è al primo posto per numero di illeciti amministrativi e al terzo posto per persone denunciate, arrestate e per numero di sanzioni amministrative. La nostra regione è anche salita in classifica per quanto riguarda il ciclo illegale del cemento (14esimo posto nel 2023, 9° posto nel 2024) e il ciclo illegale dei rifiuti (13esimo posto nel 2023 e 12esimo nel 2024) e in questo caso non è una bella notizia.

Legambiente chiede al Governo Meloni un impegno serio nella lotta alle ecomafie, con quindici proposte – che si possono trovare nel dossier – per avvicinare il quadro normativo ai principi sanciti in Costituzione. Di seguito le sei su cui Legambiente chiede di lavorare in maniera prioritaria: recepire quanto prima la nuova direttiva europea in materia di tutela penale dell’ambiente, approvata dal Parlamento europeo il 27 febbraio 2024, che introduce nuove fattispecie di reato rispetto a quelle già previste dal nostro Codice penale e prevede l’adozione di strategie nazionali contro la criminalità ambientale; introdurre nel Codice penale i delitti contro le agromafie; introdurre nel codice penale i delitti contro gli animali; restituire ai prefetti pieni poteri per la demolizione degli immobili che i Comuni non hanno abbattuto, a partire dall’ultimo condono edilizio; inasprire le sanzioni contro i reati nel ciclo dei rifiuti; completare l’approvazione dei decreti attuativi del Sistema nazionale di protezione ambientale e potenziare gli organici delle Agenzie regionali, per garantire controlli adeguati sul Pnrr e sulle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

“Anche nella nostra regione purtroppo registriamo un aumento degli ecoreati ambientali”, sottolinea Francesco Occhipinti, direttore di Legambiente Emilia-Romagna. “Siamo grati alle forze dell’ordine per l’impegno profuso nel contrasto a questi reati, ma non bisogna abbassare la guardia: occorre ancora colmare alcuni importanti vuoti che speriamo possano essere risolti, grazie al recepimento della nuova direttiva sulla tutela penale dell’ambiente approvata alla fine della legislatura europea con cui dovremmo inserire nel codice penale i reati delle agromafie, oltre che quelli sugli animali; occorre inoltre approvare urgentemente nuove norme contro l’abusivismo nel settore edilizio. Non possiamo non sottolineare che la lotta contro le ecomafie e all’illegalità ambientale deve essere portata avanti con forza nell’interesse della salute dei cittadini e dell’ambiente”.

“La voce più pesante dell’illegalità legata al ciclo del cemento, come denunciamo ogni anno con forza, e quella dovuta alla miriade di abusi edilizi che viene realizzata nel nostro Paese. Con il decreto “Salva casa” – aggiunge Enrico Fontana, responsabile Osservatorio Ambiente e legalità – a cui Legambiente ha presentato una serie di emendamenti, si corre il rischio di alimentare nuovi abusi. Ma deve preoccupare molto anche la crescita dei reati nella gestione dei rifiuti, con pratiche illegali che minacciano l’economia circolare. Così come seguiremo con attenzione quanto sta accadendo nella raccolta dei Raee (i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), dove diminuisce la quantità di quelli avviati al riciclo e aumentano le esportazioni illegali, verso Asia e Africa. E manterremo sotto osservazione il mercato illecito degli F-gas, i gas refrigeranti, che vede l’Italia tra i paesi più esposti”.

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