Attualità
3 Giugno 2024
Marchesiello da lettura del discorso di Mattarella: "Fare memoria è un esercizio fondamentale per ogni cittadino, soprattutto per chi esercita pubbliche funzioni"

Festa della Repubblica. La cerimonia e il tricolore sulla Torre della Vittoria

di Redazione | 3 min

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Partite il 2 giugno le iniziative celebrative in onore del 78esimo anniversario della Repubblica italiana. Il 2 giugno 1946 l’Italia si libera definitivamente dagli strascichi della dittatura fascista e vive l’esperienza delle libere elezioni che culminano nel suffragio universale maschile e femminile con gli italiani che scelgono come forma di Stato quella repubblicana.

Le celebrazioni hanno avuto inizio alle ore 9:30 davanti alla Torre della Vittoria con la formazione del picchetto armato interforze e schieramento, con rappresentanza delle Associazioni combattentistiche e d’Arma. Le autorità hanno poi preso posto in piazza Cattedrale per assistere, insieme al numeroso pubblico, agli Onori alla massima Autorità e Alzabandiera, il tutto accompagnato dall’Inno d’Italia eseguito dalla banda di Cona.

Il prefetto di Ferrara Massimo Marchesiello ha dato lettura del discorso del Presidente della Repubblica “nel 1946 la scelta del popolo italiano pose le basi per un rinnovato patto sociale che avrebbe trovato compiuta articolazione nel patto costituzionale. Fare memoria è un esercizio fondamentale per ogni cittadino, soprattutto per chi esercita pubbliche funzioni. La cittadinanza e soprattutto chi esercita pubbliche funzioni trova nei valori di libertà e democrazia una bussola per fronteggiare le sfide complesse del presente”.

Poi, con al collo la fascia tricolore in rappresentanza del sindaco Alan Fabbri, l’intervento dell’assessore Marco Gulinelli: “Un anno fa, a pochi giorni di distanza dalla terribile alluvione in Romagna, la Festa della Repubblica voleva dire: spirito di servizio e aiuto al prossimo per uscire dall’emergenza. In appena un anno, tanto è cambiato. A livello globale, come a livello locale”.

Nelle parole dell’assessore anche un messaggio di solidarietà alle vittime della guerra in Medio Oriente: “Ferrara vive con apprensione il dramma che si sta vivendo nelle terre di Israele e della Palestina, e ripudia con forza la guerra. La nostra, lo sappiamo, è una città intrisa di cultura ebraica. Custode del suo Rinascimento, Ferrara è per sua natura favorevole all’integrazione civile e sociale, è aperta a tutte le religioni e alle diverse culture. Qui sorge il MEIS (Museo dell’Ebraismo in Italia e della Shoah) che da anni, con la realizzazione di belle e importanti mostre, sta portando avanti un percorso di ricerca sulla presenza degli ebrei in Italia, decisiva per la formazione stessa dell’identità italiana”.

Il suffragio universale maschile e femminile del ‘46 ha sicuramente segnato un passo avanti della storia dell’emancipazione femminile ma, come sottolinea l’assessore Gulinelli, “sulla parità di genere c’è ancora molto da fare”. E, mentre pensa “a quanta strada c’è ancora da fare per una concreta ed effettiva parità di genere, la mia mente e il mio animo sono segnati dai volti e dalle storie, tutte drammaticamente simili, di quelle donne che riempiono ogni giorno giornali e televisioni. Nel 2024 sono 17 le vittime di femminicidio nella nostra nazione. Sono donne strappate alla loro esistenza per aver detto basta ai soprusi di un legame tossico e per aver scelto l’amore verso se stesse, verso la vita”.

“Oggi – aggiunge -, ripercorriamo anche le condizioni che hanno reso possibile la nascita della Repubblica, dopo decenni di dittatura, di distruzione e di prevaricazioni. Qualche giorno fa, alla Camera dei Deputati, si è ricordato Giacomo Matteotti nel centenario dall’assassinio per mano fascista. Il suo scranno non sarà mai più occupato, a futura memoria. L’Italia si basa sul sacrificio e l’impegno di donne e uomini che, come Matteotti, hanno creduto, spesso a costo della vita, in un Paese libero e democratico.”

Gulinelli, nel concludere, non rinuncia a un affondo all’opposizione: “Dobbiamo smorzare i toni di una politica sempre più spesso solo denigratoria. Una politica volta all’offesa, più che alle proposte.”

La cerimonia è poi terminata con l’imbandieramento a cura dei Vigili del Fuoco della Torre della Vittoria.

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