“Erano grida di disperazione”: la verità sulla residente della Torre A
La redazione ha raccolto la testimonianza della figlia, Mihaela, che chiede di parlare mantenendo la madre lontana dai riflettori
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Ferrara, Minneapolis, Gaza, la Cisgiordania, l'Iran e l'Italia. Sono luoghi lontani e vicini insieme, intrecciati nel presidio promosso questa mattina da Rete per la Pace in piazza Cattedrale
L'appello è semplice ma urgente: servono aiuti di ogni tipo, dal tempo dei volontari alle donazioni materiali ed economiche
Adesione "pressoché totale" da parte degli agenti della Polizia Locale di Comacchio allo sciopero proclamato dal Csa Ral
Fregola rappresenta una figura simbolo per il movimento rugbistico locale e nazionale. A lei abbiamo rivolto alcune domande per ripercorrere quell’esperienza e il suo significato oggi
“Fate il nostro gioco”, il laboratorio ideato da Taxi1729 che da mercoledì 28 febbraio fino al 5 marzo all’ex Refettorio di San Paolo spiega, attraverso matematica e psicologia, perché non conviene giocare d’azzardo è una delle attività messe in campo dall’Ausl con il sostegno del Comune di Ferrara.
Dopo averne parlato con Sara Zaccone socia fondatrice di Taxi 1729 abbiamo avuto modo di approfondire anche con Linda Borra, psicologa dell’Equipe Dga (Disturbo da gioco d’azzardo) del SerdP.
“L’équipe DGA – racconta – si occupa dal 2018 di cure e prevenzione del disturbo da gioco d’azzardo che è stato inserito nel 2017 all’interno dei livelli essenziali di assistenza per cui le aziende Asl si fanno carico di prevenire e curare la patologia che si può sviluppare”.
Nello specifico Linda Borra, insieme alla collega Ilaria Galleran si occupa dell’area prevenzione informando e diffondendo corrette informazioni tramite materiale informativo ma anche interventi diretti in luoghi come istituti scolastici o centri per anziani.
C’è poi la parte esperienziale come il laboratorio proposto in questi giorni e tante altre attività, ad esempio in collaborazione con compagnie teatrali che vengono portate nelle scuole e non solo. Attività atte a “sviluppare il senso critico” portando alla “conoscenza di quei meccanismi del gioco d’azzardo che possono portare alla dipendenza”. Infine la formazione ai “professionisti socio sanitari”.
Un altro passo fondamentale del lavoro è quello di “destigmatizzare” parlando del “fatto che non è un vizio ma una malattia che va curata”. “Chi gioca d’azzardo in maniera patologica non sta bene, nel senso che soffre e si sente in colpa” e non aiuta una società che spesso rischia di derubricare a vizio, ponendo quindi un giudizio morale, sulla malattia.
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