Ci vorrà qualche giorno prima che il giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Sarli sciolga le proprie riserve e si pronunci sull’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Bologna per l’otorino Mauro Righi e l’infermiera Annarosa Guidoreni, entrambi indagati per omicidio colposo nell’inchiesta per la tragica fine di Leonardo Riberti, il 21enne morto nelle prime ore del mattino del 21 giugno dello scorso anno dopo una caduta avvenuta all’esterno dell’ospedale Maggiore di Bologna, dove era ricoverato a seguito di un intervento chirurgico.
Di questo, ieri (11 gennaio) si è discusso per circa due ore in tribunale a Bologna. A confrontarsi, davanti al gip e al pm Luca Venturi, le difese dei due sanitari dell’ospedale bolognese e l’avvocato Fabio Anselmo, legale che assiste la famiglia della giovane vittima.
Nei mesi scorsi, infatti, la Procura di Bologna aveva proposto l’archiviazione per l’otorino Mauro Righi, inizialmente indagato per omicidio colposo per non aver insistito nella presa in carico o nell’intervento del reparto di Psichiatria del nosocomio felsineo, dopo un primo allontanamento del giovane dal reparto in cui si trovava, avvenuto la stessa notte del decesso, quando Riberti, intorno all’1.30, era stato rintracciato al pronto soccorso dell’ospedale dallo stesso medico e poi riportato a letto, a seguito di incubi.
Secondo il pm, l’otorino aveva effettivamente chiamato la Psichiatria, ma i tentativi di mettersi in contatto con quel reparto si erano fermati ad una sola chiamata, che però risultò vana, dal momento che il medico psichiatra di turno non risultava essere presente. Successivamente Righi non avrebbe effettivamente insistito nel telefonare e, per la Procura, non sarebbe stato nemmeno messo a conoscenza di circostanze che avrebbero dovuto indurlo a insistere per l’intervento dello specialista psichiatrico.
In altre parole, l’autorità giudiziaria avrebbe riscontrato che dalla struttura ferrarese, che aveva seguito Riberti fino al giorno del suo trasferimento e della sua presa in carico all’ospedale Maggiore, non sarebbe pervenuta un’adeguata informazione relativamente al fatto che, indipendentemente, dalle condizioni in cui la giovane vittima si presentasse ai medici del reparto di Otorinolangoiatria, ci sarebbe dovuto essere un intervento del reparto di Psichiatria per cautelare la gestione del ragazzo.
Di conseguenza, secondo la Procura, il quadro concreto che si sarebbe presentato all’otorino – di per sé già insufficientemente informato – avrebbe reso imprevedibili le condotte del giovane, nonostante l’adeguatezza delle cautele prese nei confronti del paziente, consistite sia nella chiusura del reparto, superabile solo attraverso un telecomando dato in dotazione agli infermieri, che la sorveglianza da parte dell’infermiera Annarosa Guidoreni, altra indagata per omicidio colposo.
Anche per lei, che aveva ricevuto disposizioni dal medico di reparto, la Procura della Repubblica di Bologna aveva avanzato richiesta di archiviazione, definendo vano il tentativo di fermare la vittima, a causa della determinazione e della capacità fisica dello stesso Riberti.
La decisione è attesa nei prossimi giorni, quando il gip deciderà se accettare quanto proposto dalla Procura, disporre ulteriori indagini o ordinare l’imputazione coatta dei due indagati.
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