Cronaca
17 Novembre 2023
Assolto con formula piena perché il fatto non sussiste un 35enne di nazionalità camerunense. Il suo legale: "Tutti i giorni succedono episodi nei confronti delle donne, ma oggi non è questo il caso"

La moglie lo accusa di violenza, percosse e lesioni. Per il giudice però è innocente

di Davide Soattin | 2 min

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Lo aveva inizialmente accusato di violenza privata, minacce, percosse e lesioni aggravate, ma ieri (giovedì 16 novembre) il tribunale ha sentenziato la sua innocenza. Si è concluso con l’assoluzione il calvario di un 35enne di nazionalità camerunense, finito nei guai dopo la denuncia della moglie, coetanea e connazionale, per alcuni fatti avvenuti a luglio 2019 in provincia di Ferrara, dove i due – insieme ai due figli minorenni – vivevano.

Nella sua testimonianza, la donna aveva parlato di un rapporto difficile e aveva raccontato di essere stata minacciata dall’uomo, che avrebbe voluto cacciarla di casa. Ma non solo, in un’occasione aveva anche riferito che il marito le aveva messo le mani addosso, spingendola contro il muro e causandole ferite guaribili in dieci giorni.

Una vita di coppia tormentata, quella finita in tribunale, che sarebbe infine sfociata anche nelle pratica di riti vodoo reciproci, tant’è che lui avrebbe riferito di aver trovato nella loro casa un mojo, il sacchetto-amuleto in cui vengono conservati erbe e oggetti ritenuti magici.

Una circostanza, quest’ultima, che però non è entrata nel processo, nonostante nelle scorse udienze, il fratello dell’imputato, sentito in aula, avesse riferito sui rapporti inesistenti con l’ex cognata, al punto tale che lei, quelle volte in cui lui andava a far loro visita, avrebbe addirittura cosparso di sale il pavimento su cui il cognato camminava per allontanare gli spiriti malvagi di cui sarebbe stato portatore.

Durante la propria requisitoria, alla luce dei fatti denunciati dalla donna, il pm aveva chiesto nove mesi di reclusione per il 35enne. Richiesta non accolta dal giudice Alessandra Martinelli, che ieri l’ha assolto con formula piena perché i fatti a lui contestati non sussistono, fissando entro 70 giorni il termine per le motivazioni della sentenza.

All’uscita dall’aula, l’imputato tira un sospiro di sollievo e si dice soddisfatto, nonostante “la storia sia molto complicata perché la violenza sulle donne è all’ordine del giorno e in mezzo ci siano anche due bambini (i figli, ndr) e quindi non è affatto facile”.

Parla invece di “sentenza giusta” il suo legale difensore, l’avvocato Amalia Valentina Lui: “Il mio assistito è stato accusato di aver aggredito e procurato lesioni alla moglie, ma non c’è stato niente. Col lavoro – aggiunge – e con lo studio del caso abbiamo dimostrato che le accuse erano tutte infondate. Ci tengo a precisare però che questo non vuol dire che non abbiamo a cuore queste situazioni. Tutti i giorni succedono questi episodi nei confronti delle donne, ma oggi non è questo il caso“.

 

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