Una vita trascorsa tra il diritto, l’impegno per le donne e le istituzioni culturali della città. È scomparsa l’avvocata Maria Grazia Caravelli, figura che ha attraversato per decenni la vita civile di Ferrara e che il Centro Donna Giustizia ricorda oggi come una delle proprie pioniere e fondatrici.
A salutarla sono i figli Melina, Valentina, Emiliano e Massimo, insieme ai coniugi e ai nipoti. I funerali si svolgeranno venerdì 18 settembre: alle 14.50 il corteo partirà dalla camera mortuaria di via Fossato di Mortara per raggiungere l’Aula del Commiato della Certosa di Ferrara, dove alle 15 le sarà dato l’ultimo saluto. Anche il Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Ferrara ha partecipato al lutto della famiglia, ricordandone le qualità professionali e umane.
È però soprattutto nella storia dell’impegno femminile e femminista ferrarese che il nome di Caravelli ha lasciato una traccia profonda. Il Centro Donna Giustizia la ricorda insieme ad Ansalda Siroli e come una delle prime avvocate a scegliere di mettere le proprie competenze professionali al servizio delle donne che vivevano in situazioni di violenza, discriminazione e difficoltà.
“Il suo impegno, la sua sensibilità e la sua determinazione hanno lasciato un segno importante nella storia del Centro e nella rete di sostegno alle donne del territorio”, scrive il Centro nel messaggio di cordoglio, ricordando il contributo dato da Caravelli alla costruzione di una cultura della tutela, dei diritti e dell’autonomia delle donne.
Il suo impegno in questo campo risale almeno agli anni Ottanta. Una testimonianza dell’epoca la descrive del 1985 come penalista appartenente al gruppo Donne e Giustizia legato all’Udi. Era già allora al centro della sua riflessione il rapporto tra donne e giustizia: dalla tutela di fronte alle violenze subite in famiglia, sul lavoro e negli spazi pubblici all’accesso effettivo agli strumenti messi a disposizione dalla legge. Nello stesso periodo partecipò alla vita politica cittadina candidandosi come indipendente nelle liste del Pci.
Quell’attività non rimase circoscritta a una stagione. Nel corso della professione Caravelli si occupò in particolare anche di diritto di famiglia e continuò a prestare le proprie competenze nella rete di sostegno alle donne ferraresi. Ancora nel 2010 il Comune di Ferrara la indicava come avvocata del Centro Donna e Giustizia; nel 2016 faceva parte del gruppo di legali di Udi Cdg impegnate nella consulenza alle donne.
All’attività forense e all’impegno per i diritti Caravelli affiancò anche quello nelle istituzioni. Nei primi anni Novanta fu assessora alla Cultura del Comune di Ferrara durante l’amministrazione guidata dal sindaco Roberto Soffritti.
A quel periodo è legata anche una vicenda significativa nella storia cinematografica cittadina. Fu Caravelli ad avere l’intuizione di affidare la Sala Boldini al Circolo Louise Brooks, che già organizzava rassegne cinematografiche.
Un percorso pubblico che oggi può essere ricostruito anche attraverso le sue carte. Nell’Archivio storico dell’Udi di Ferrara è infatti conservato un fondo personale intitolato a Maria Grazia Caravelli, con documentazione relativa principalmente al periodo compreso tra la seconda metà degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Duemila. Appunti, materiali di lavoro e pubblicazioni che fanno parte di un patrimonio archivistico dedicato alla storia delle donne ferraresi, alle battaglie per i diritti e l’autonomia femminile e alla nascita dei servizi di tutela e assistenza.
Carte che restituiscono anche il senso di una lunga presenza nella vita della città: quella di un’avvocata che ha intrecciato la propria professione alla battaglia per rendere concretamente accessibili diritti e strumenti di tutela alle donne, e che ha portato lo stesso impegno anche dentro le istituzioni ferraresi.
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