Goro
9 Novembre 2023
Luca Branchi commenta l'appello lanciato da Procura e carabinieri per far uscire allo scoperto l'autore della lettera anonima del 2015: "Ora se qualcuno sa qualcosa di questa lettera sarebbe più che opportuno ci parlasse e specificasse quello di cui è a conoscenza"

“Trentacinque anni nella bufera. Ora la verità per far riposare in pace Willy”

di Davide Soattin | 3 min

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Goro. “Siamo vicini alla verità, ma ora serve quella spinta necessaria per arrivare alla fine di questa vicenda”. All’indomani dell’appello di Procura e carabinieri, torna a parlare Luca Branchi, fratello di Willy, il 18enne trovato senza vita lungo la riva del fiume Po a Goro dopo essere stato seviziato e ucciso nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1988. Lo fa lanciando – a sua volta – un invito a farsi avanti e a rivelare la propria identità alla mano anonima che nel 2015, proprio a lui inviò una lettera non firmata, fornendo agli inquirenti una nuova pista investigativa da seguire per ritrovare i responsabili dell’omicidio.

“Era conservata dentro a una busta gialla – ricorda – che qualcuno aveva messo nella buchetta delle lettere di casa mia, forse durante la notte. Inizialmente pensavo fosse una missiva del Comune, poi appena ho letto il nome di mio fratello, mi sono fermato, l’ho mollata e ho subito chiamato i carabinieri per non inquinare le eventuali impronte digitali presenti”.

Dopo trentacinque anni, ora gli inquirenti cercano una svolta: “Ci serve sempre quel qualcuno che ci aiuti e ci dica qualcosa per mettere un punto a questa storia. Penso che se lo meritino mio papà e mia mamma, che purtroppo non ci sono più e avrei voluto qui a fianco a me. E invece se ne sono andati senza scoprire la verità. Ma soprattutto credo che se lo meriti mio fratello, che dopo tutti questi anni ha il diritto di riposare finalmente in pace. Devo fare i complimenti agli investigatori e al nostro avvocato per dove sono arrivati, perché è stata fatta davvero tanta strada“.

“Ora – conclude Branchi – se qualcuno sa qualcosa di questa lettera sarebbe più che opportuno ci parlasse e specificasse quello di cui è a conoscenza. Sarebbe utile per capire bene certe cose e per porre fine a questi trentacinque anni vissuti ogni giorno sempre dentro la bufera“.

Dello stesso avviso l’avvocato Simone Bianchi, legale della famiglia Branchi, che rivela qualche dettaglio in più relativo alla missiva senza firma: “In tutto sono due fogli scritti fronte e retro. Quattro facciate in cui chi scrive fornisce delle indicazioni molto precise su uno dei possibili autori dell’omicidio, identificandolo e fornendo informazioni sul contesto di degrado in cui è avvenuto il fatto. Il comunicato della Procura e dei carabinieri fa capire l’enorme lavoro svolto in questi anni e di questo li ringraziamo. Hanno scandagliato tutto quello che c’era da scandagliare, trovando riscontri su quello che viene raccontato”.

“Ora – chiude l’avvocato – manca ancora un piccolo tassello, che probabilmente l’autore ci potrebbe fornire per poter chiudere il cerchio e individuare gli assassini di Willy, che sicuramente sono più di uno. Ci faccia promotori anche noi di questo invito per sapere chi ha scritto la missiva e soprattutto sulla base di quali informazioni”.

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