Cronaca
14 Ottobre 2023
Il gip mette la parola fine sul procedimento che aveva come focus la gestione della Cassa di Risparmio di Ferrara negli anni prima del crac

Bancarotta Carife. Accolta la richiesta di archiviazione per nove indagati

di Davide Soattin | 2 min

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Arriva definitivamente la parola fine sul procedimento per bancarotta che aveva come focus la gestione della Cassa di Risparmio di Ferrara negli anni prima del crac.

Il gip Carlo Negri del tribunale di Ferrara ha infatti accolto le nove richieste di archiviazione avanzate dalla Procura di Ferrara nei confronti degli ex direttori generali Gennaro Murolo e Daniele Forin, dell’ex presidente Sergio Lenzi, degli ex funzionari Davide Filippini e Michele Sette, del responsabile società di revisione Deloitte&Touche Michele Masini, e degli ex rappresentanti di CariCesena Adriano Gentili, Germano Lucchi e Maurizio Teodorani.

Nel dettaglio, il giudice delle indagini preliminari ritiene “pienamente condivisibili le argomentazioni” dei pm, sottolineando che “anche istruendo apposito dibattimento, non emergerebbe la prova penale della responsabilità degli indagati oltre ogni ragionevole dubbio né, a maggior ragione, appare possibile formulare una ragionevole previsione di condanna“.

“Ritenuta, per tanto, l’infondatezza della notizia di reato e, comunque, rilevata l’impossibilità di esprimere una positiva prognosi di condanna, il procedimento va senz’altro definito con provvedimento di archiviazione degli atti” conclude il giudice.

Il provvedimento del tribunale di Ferrara arriva dopo che i sostituti procuratori Stefano Longhi e Barbara Cavallo, titolari del fascicolo di indagine che si è concentrato sulla gestione di Carife nei suoi ultimi anni di vita ‘indipendente’, prima del commissariamento da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze su proposta della Banca d’Italia nel maggio 2013, nella loro richiesta, avevano evidenziato che i nove – almeno sotto il profilo penale – non erano da considerarsi responsabili per lo stato di dissesto che aveva portato prima allo scioglimento degli organi di amministrazione da parte di Bankitalia, fino al crac del 2015 e alla dichiarazione dello stato d’insolvenza certificato dalla sentenza del tribunale di Ferrara del 10 febbraio 2016.

Secondo i pm, dunque, nessuna delle ipotesi accusatorie formulate dalla Guardia di Finanza infatti, alla fine, aveva trovato riscontro: in parte per errori di valutazione da parte degli investigatori, ma anche perché il declino della banca era nato anche da un cambio di regole di controllo a livello europeo, divenute molto più stringenti, a seguito della crisi di quegli anni. Ma non solo: alla luce dell’entrata in vigore della riforma Cartabia, che richiede ora una ragionevole previsione di condanna, la Procura aveva constatato che non c’era abbastanza materiale per contestare condotte penalmente rilevanti a nessuno degli ex amministratori di Carife.

 

 

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