Cronaca
11 Ottobre 2023
La testimonianza di un operaio che stava lavorando nella cava vicina al luogo dell'incidente aereo. I vigili del fuoco: "Priorità al recupero delle salme"

“Il rumore del motore su di giri. Poi il boato”

di Davide Soattin | 3 min

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Settepolesini. “Abbiamo sentito una forte accelerazione, quasi come se il motore fosse su di giri. Poi un boato, una nuvola di fumo e la puzza di kerosene“. A parlare è uno degli operai della Cava Sei di Settepolesini, frazione di Bondeno, testimone della sciagura aerea avvenuta nella mattinata di martedì 10 ottobre quando, intorno alle 11.30, un elicottero con a bordo due persone è precipitato, inabissandosi nelle acque di un bacino artificiale adiacente alla cava di sabbia.

“È stato un attimo e purtroppo è successo quello che non doveva succedere” aggiunge, mentre ripercorre quei tragici istanti che hanno preceduto l’arrivo dei mezzi di soccorso, allertati proprio dai lavoratori, che immediatamente si sono portati sulle sponde dello specchio d’acqua per cercare di capire cosa fosse successo, immergendosi anche con una barca nel vano tentativo di trovare dei sopravvissuti. “C’erano pezzi di elicottero dappertutto” prosegue l’operaio, dipingendo uno scenario che poi sarà lo stesso che verrà raccontato da Michele Marchetti, il capo squadra dei vigili del fuoco di Bondeno.

I volontari del distaccamento bondenese, infatti, sono stati i primi a raccogliere l’sos lanciato dagli operai della cava e a giungere sul posto. “Abbiamo ricevuto dalla sala operativa provinciale la chiamata per un velivolo caduto – spiega Marchetti – e ci siamo subito attivati con un mezzo fuoristrada e un gommone. C’erano una marea di rottami nell’acqua e ci siamo subito adoperati per calare l’imbarcazione, poi sono arrivati in rinforzo i colleghi delle unità da Ferrara e il Nucleo Sommozzatori di Bologna, a cui forniamo supporto”.

A spiegare lo svolgimento delle operazioni di recupero dei corpi e dell’elicottero è Thomas Mezzetti, sommozzatore direttore speciale dei vigili del fuoco di Bologna: “La ricerca è iniziata con una paio di tentativi nei punti in cui i testimoni hanno segnalato di aver visto la probabile caduta del mezzo. Abbiamo già fatto tre immersioni in tre punti. Dopodiché attiveremo una ricerca strumentale per poter individuare delle masse metalliche subacquee, anche perché la profondità è elevata, siamo sui venti metri circa, e ci troviamo in acque molto torbide, con visibilità nulla e abbastanza fredda. L’obiettivo primario è quello di individuare la cellula di questo elicottero con eventualmente le persone che erano all’interno”.

Per farlo sarà necessario affidarsi a strumentazioni più sofisticate. “Nelle prossime ore – fa sapere Enrico Franceschini, direttore e vicedirigente dei vigili del fuoco di Ferrara – arriverà un ulteriore strumento sonar perché i pezzi sono distribuiti sul fondale in un raggio abbastanza rilevante di circa 100-150 metri. Stiamo cercando la carlinga e attualmente abbiamo congelato il tutto. Stiamo pensando solo a recuperare le salme, poi penseremo ai pezzi dell’elicottero e andremo avanti fino a quando i nostri scopi non saranno raggiunti”.

 

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