“Non è possibile che una persona che lavora viva nella povertà”. È questa la leva che ha portato 200mila persone ieri in piazza San Giovanni a Roma per protestare contro quello che viene ritenuto il governo più a destra della storia repubblicana.
Lungo “La via maestra” – questo lo slogan scelto dalla Cgil e da più di cento associazioni, che a loro volta raccolgono tantissime realtà della società civile – i manifestanti hanno sfilato per le strade della Capitale “per il lavoro, contro la precarietà, per il contrasto alla povertà, contro tutte le guerre e per la pace, per l’aumento dei salari e delle pensioni, per la sanità e la scuola pubblica, per la tutela dell’ambiente, per la difesa e l’attuazione della Costituzione contro l’autonomia differenziata e lo stravolgimento della nostra Repubblica parlamentare”.
Da Ferrara sono partiti 5 pullman e almeno 300 persone in treno, “con la voglia di rappresentare – spiega la Camera del lavoro territoriale – un punto di vista diverso da quello delle politiche del Governo Meloni e un modello di società che vede nel lavoro l’architrave dello sviluppo e rigetta un modello basato sul profitto e sullo sfruttamento”.
Il lavoro produce ricchezza e la ricchezza va ridistribuita sul lavoro, non è possibile che una persona che lavora viva nella povertà. Questo l’assioma che la protesta ha voluto portare avanti.
“La giustizia fiscale – commenta la Cgil di Ferrara – contro l’evasione delle tasse, lo stato sociale, il rinnovo dei contratti, il salario minimo, il lavoro stabile e sicuro, la pace e l’inclusione sono questioni fondamentali da perseguire per la giustizia sociale”.
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