Politica
22 Maggio 2023
La vicenda è quella dello show itinerante del 4 maggio 2020, in piena pandemia da Covid-19. La difesa non ci sta: "Vicenda che nasce da un esposto strumentale, pieno di acredine politica". La sentenza è attesa per il 22 giugno

Concerto sotto Covid. Il pm chiede la condanna a cinque mesi per il vicesindaco Lodi

di Davide Soattin | 3 min

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Cinque mesi di reclusione. È quanto la Procura della Repubblica di Ferrara ha chiesto per il vicesindaco Nicola Lodi, imputato nel processo per lo show itinerante che il 4 maggio 2020 aveva voluto ‘regalare‘ a una Ferrara ancora in piena pandemia da Covid-19, a poche ore dall’entrata in vigore della Fase 2.

La richiesta è arrivata oggi (lunedì 22 maggio) in tribunale dove, davanti al giudice Alessandra Martinelli, nel corso della propria requisitoria, il pm Ciro Alberto Savino, a proposito dell’imputazione per usurpazione di funzioni pubbliche che oggi viene contestata a Lodi, ha sottolineato come “la mancanza di qualsiasi atto in Comune” sullo spettacolo viaggiante “ci dica con certezza che non è stato un evento organizzato dall’amministrazione comunale”.

Secondo l’accusa quindi, che ha ricordato come in quella circostanza “siano anche stati usati due veicoli di proprietà del Comune, di cui uno con il bagagliaio aperto, in violazione del Codice della Strada, per riprendere l’evento con telecamere”, Lodi avrebbe agito da semplice cittadino, sfruttando il proprio ruolo in maniera non legittima. Non si sarebbe mosso né in qualità di vicesindaco né di delegato del sindaco, dal momento che – ha spiegato il sostituto procuratore – “non risultano deleghe orali di Alan Fabbri e le deleghe ufficiali che possiede non sono sufficienti a giustificare l’evento“.

In altre parole, il vicesindaco avrebbe “identificato la propria funzione quasi in un rapporto organico come se fosse lui stesso il Comune, ma lui non lo è” ha aggiunto il pm in seconda battuta, che poi ha riferito come Lodi si sia “arrogato il potere decidente dell’amministrazione, che in realtà non ha mai deciso” su questo show, esercitando quindi “un potere in carenza di legittimazione“.

Dal canto suo, nella propria arringa, il legale difensore dell’assessore leghista, l’avvocato Carlo Bergamasco, ha successivamente ribattuto alla versione della Procura, facendo notare che, nel caso in cui il primo cittadino si trovi impossibilitato a presenziare, il suo ruolo viene ricoperto dai suoi assessorisenza bisogno di investitura formale“, per poi aggiungere che la figura di Lodi “è organica alla pubblica amministrazione” e, di conseguenza, domandarsi se “questo fatto comporti effettivamente l’esercizio abusivo delle funzioni pubbliche“.

La linea difensiva è stata condivisa anche dall’altro legale difensore di Lodi, l’avvocato Ciriaco Minichiello, che ha ricordato come la vicenda nasca “da un esposto strumentale, pieno di acredine politica e allarmismo come tanti altri già ce ne sono stati e che si sono rivelati infondati, quando si scopre che alla fine del processo non c’è niente”.

Il riferimento è al fatto che il procedimento in questione nasce da un esposto di Anna Ferraresi, consigliera del Gruppo Misto.

“Ma questo fatto – ha concluso Minichiello – non sarebbe neanche dovuto giungere ed entrare in quest’aula del tribunale. Quello di Lodi, in un momento drammatico di lockdown, è stato un intento da apprezzare. Non stiamo parlando di un semplice cittadino, non è uno qualunque che passa lungo la via. Ma è il vicesindaco, un soggetto politico che fa parte di una giunta. Nessuno in questa istruttoria ci ha detto come doveva comportarsi. Anzi, le affermazioni del pm sono valutazioni, ma manca la prova materiale. Lodi potrebbe essere stato negligente, ma dov’è la prova che ha commesso l’usurpazione pubblica?”.

Per il proprio assistito, quindi, la difesa ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Ricordiamo, inoltre, che lo scorso marzo, Lodi aveva già pagato 103 euro di oblazione per estinguere una delle due accuse a suo carico, quella relativa all’inosservanza dei provvedimenti delle autorità, per non aver rispettato le restrizioni imposte dai Dpcm per la salvaguardia della salute pubblica.

La sentenza è attesa per il 22 giugno.

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