Cronaca
21 Luglio 2022
Confermate le diverse lamentele dei detenuti, costretti a offrire sigarette e denaro all’agente della Penitenziaria

Concussione in carcere, in aula la testimonianza della Comandante

di Redazione | 2 min

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Erano numerose le lamentele dei detenuti nei confronti dell’imputato. A confermare davanti al tribunale collegiale di Ferrara il clima di tensione all’interno del reparto dei “pentiti” nel carcere dell’Arginone sono stati un altro detenuto e la comandante della Polizia penitenziaria di Ferrara, Annalisa Gadaleta.

Nella posizione di imputato si trova Cristiano Valentino, assistente capo della Polizia penitenziaria di Ferrara, difeso dall’avvocato Denis Lovison. Il 53enne deve difendersi dalle accuse di concussione (o, in alternativa, dopo la modifica all’ultim’ora del capo d’imputazione, induzione indebita a farsi dare denaro o altre utilità da un detenuto), furto aggravato in concorso e istigazione non accolta a commettere un reato.

Secondo la pubblica accusa, sostenuta dalla pm Isabella Cavallari, l’agente avrebbe minacciato dei detenuti per ottenere sigarette e i soldi che arrivavano con i pacchi delle famiglie. E poi avrebbe fatto rubare l’auto di un suo superiore (costituitosi parte civile attraverso l’avvocato Alessandro D’Agostino), col quale era da tempo in rotta di collisione, e in un secondo momento istigato in due occasioni (nel giugno 2016 e nel luglio 2019) uno dei ristretti che usufruiva di permessi premio a dare fuoco all’automobile.

Sulla possibilità di mettere le mani sui ’ beni’ dei detenuti, la comandante Gadaleta ha detto ai giudici che “se arrivavano le sigarette o altro in sezione il detenuto non può venirne in possesso. Vengono lasciate in un deposito in attesa del trasferimento o del rilascio della persona”. Anche se “se viene fatto altro, in maniera illecita o infornale, non lo so”.

Gadaleta ha confermato comunque che uno dei detenuti ‘concussi’ lamentava di essere costretto ad accreditare parte delle somme di denaro che riceveva dai parenti sul conto dell’imputato e ha riferito che dai controlli interni si è potuto verificare che in quattro occasioni (anche se i capi di imputazione relativi alle cessioni di denaro sono tre) c’era coincidenza tra la corrispondenza arrivata da fuori (sulla quale l’imputato avrebbe fatto la ‘cresta’, ndr) e la presenza di Valentino nella sezione come addetto all’apertura dei pacchi.

I pacchi, infatti, come spiegato in una udienza precedente, i pacchi, vengono aperti alla presenza di due persone e del detenuto e in carcere non può circolare il denaro, che viene caricato su degli appositi libretti intestati ai detenuti.

Lovison ha chiesto di acquisire i verbali che sconfesserebbero, secondo l’accusa, questo testimone. In udienza infatti il primo teste ha parlato di altri tre detenuti che avrebbero avuto problemi simili con l’assistente capo, ma che sentiti a verbale non ne avrebbero parlato.

L’udienza, dove si completerà la testimonianza della comandante, è stata aggiornata a settembre.

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