Cronaca
5 Agosto 2021
Per sei indagati chiesta l'archiviazione totale, per altri 12 solo parziale: errori e le falsità inseriti nel bilancio del 2014 non furono determinanti per il dissesto di due anni dopo

Crac Capa Ferrara, la procura chiede di archiviare 18 posizioni

di Daniele Oppo | 2 min

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Sei archiviazioni piene e dodici parziali. È quanto i pm Stefano Longhi e Lisa Busato hanno chiesto per 18 indagati per il crac di Capa Ferrara, la Cooperativa assistenza produttori agricoli fallita il 15 novembre del 2016 con un buco da quasi 30 milioni di euro per 1.500 soci tra il Ferrarase e il Mantovano.

La procura ha chiesto l’archiviazione per gli ex membri del Cda Paolo Bassi, Michele Ciaccia, Gabriele Giglioli, Giuliano Gullini, Sauro Pocaterra e il sindaco Massimo Meloni, indagati per bancarotta impropria da reato societario. Secondo la prima tesi accusatoria, avrebbero esposto nel bilancio chiuso il 31 maggio 2014 dei fatti non corrispondenti al vero, contribuendo così a provocare il dissesto di Capa.

Una tesi che non viene più seguita dalla procura, dopo che il consulente tecnico – il commercialista Matteo Rossi – ha evidenziato come, pur essendoci delle omissioni e delle falsità nel bilancio, non sia possibile vederle come determinanti il dissesto. Da considerarsi prescritto, invece, il contestato reato di false comunicazioni sociali, al tempo peraltro punito come mera contravvenzione.

Una lettura che sta alla base anche della richiesta di archiviazione parziale – perché per loro riguarda solo questo capo d’imputazione e non altri – nei confronti di altri membri del Cda, Federico Bordoni, Fabio Corazza, Andrea Costa, Eugenio Costa, Carlo Fontan, Guido Malavasi, Matteo Negretto, Ottavio Orsini, Luigi Pancaldi, Riccardo Sartori e degli altri due sindaci Federico Gavioli e Alessandro Zucchi.

Per loro i pm chiedono però il rinvio a giudizio per tutti gli altri quattro capi d’incolpazione.

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