Politica
20 Febbraio 2021
Il parroco, uscito indenne dall'inchiesta, risponde alle parole dei due amministratori leghisti: “Strumentalizzano prendendo a pretesto la posizione di una sola cooperativa”

Accoglienza. Don Bedin contro Fabbri e Lodi: “Gravissimo dire che il sistema è marcio”

Don Domenico Bedin
di Daniele Oppo | 2 min

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Don Domenico Bedin

Domenico Bedin

“Che ci siano amministratori ferraresi, come sindaco e vice, che dichiarano che è un sistema marcio, è una cosa gravissima. In realtà sono state passate al setaccio decine di posizioni e tutte sono state archiviate: una coop soltanto è ancora sotto indagine. È  falso e molto grave che facciano queste affermazioni. Sarebbe come dire che siccome in Italia c’è un sindaco che beve, allora tutti i sindaci bevono, non funziona così”.

È infuriato contro il sindaco Alan Fabbri e il vice Nicola Lodi, Domenico Bedin: lui in quel ‘sistema’ c’è e nell’inchiesta sull’accoglienza dei migranti è stato coinvolto con una cooperativa e tre associazioni (Viale K, Melting Point, gruppo locale monsignor Filippo Franceschi e associazione Nadiya), uscendone indenne, così come altri 13 indagati (12 quasi subito, più Ruggero Villani della Matteo 25).

Eppure la notizia sulla chiusura dell’indagine a carico degli amministratori della cooperativa Vivere Qui, di un dirigente della Prefettura e di una ex interinale di Asp ha subito eccitato la comunicazione leghista che è passata come un carrarmato su tutto e su tutti.

“Abbiamo subito un controllo giusto e capillare ed è risultato tutto nella norma – dice don Bedin -, non riesco a capire perché invece si debba strumentalizzare questo tipo di inchiesta, che ha ripulito in qualche modo anche il nostro ambiente da una situazione peraltro ancora  sub iudice, prendendola come pretesto per dire che tutto il sistema di accoglienza diffusa sia corrotto e marcio”.

“Bisognerebbe fare confronto anche con altre zone con Cas enormi, come in certe regioni gestite dalla Lega, e vedere i risultati, come le persone sono state trattate e ‘dismesse’, se si sa che fine hanno fatto. L’accoglienza diffusa, invece – rivendica don Bedin -, è stata estremamente tracciata e la maggior parte di noi conosce il destino e l’inserimento lavorativo dagli ospiti. L’accoglienza diffusa ha dato la possibilità di seguire le persone ed è molto importante per me. La qualità dell’accoglienza bisognerebbe conoscerla meglio e non facendo report con fotografie e blitz come fatto da qualche amministratore”.

Anche su possibili ulteriori controlli da parte degli inquirenti, svolti alla luce della nuova impostazione seguita per la Vivere Qui, don Bedin si mostra sereno: “Non abbiamo problemi in caso di ulteriori verifiche, che vengano pure. Sono stati fatti anche due sopralluoghi di Prefettura e Questura in ogni struttura, diventerebbe imbarazzante che la magistratura trovasse da dire dopo due anni quando tutti gli organi dello Stato hanno verificato che le strutture erano a norma, l’ultimo controllo fatto una settimana fa ed era tutto ok. Se poi c’è qualche difformità pagheremo il conto, ma saranno cose marginali”.

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