Mer 8 Mag 2019 - 2244 visite
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Indagine sul sistema di accoglienza, pioggia di archiviazioni

Per dodici 12 indagati su 16 non sussiste ipotesi di reato. Lombardo (coop Ballarò): “Noi onesti, facciamo l'accoglienza sulle nostre spalle e con i nostri soldi e con Salvini pagamenti in ritardo di 8 mesi”

Massimiliano Lombardo, presidente della cooperativa Ballarò

Massimiliano Lombardo, presidente della cooperativa Ballarò

Non solo Massimiliano Lombardo della cooperativa Ballarò. L’archiviazione per l’indagine sulla presunta truffa allo Stato nella gestione dell’accoglienza a Ferrara è arrivata infatti per dodici dei sedici indagati.

Per ora risulta quindi divisa in due tronconi, con una grossa fetta del sistema liberata da ogni accusa direttamente dalla procura – è stato il pm Andrea Maggioni infatti a chiedere l’archiviazione al gip Danilo Russo – mentre per l’altra sono in corso ancora degli approfondimenti. “Sono pienamente condivisibili le ragioni addotte dal Pm […] – scrive il giudice -: in particolare, la rilevata non sussistenza dell’ipotesi di reato astrattamente ipotizzabile a carico degli indagati si coniuga con l’inidoneità degli elementi in atti alla celebrazione dibattimentale di un processo”.

Le posizioni archiviate. L’archiviazione, disposta il 29 aprile, riguarda dunque la coop Ballarò di Palermo (Massimiliano Lombardo); la coop Un Mondo di Gioia di Padova (Antonietta Vettorato); la coop Airone (Angelo Lucio Bruno); la coop Camelot (Patrizia Bertelli); la coop Eccoci (Alessio Calzavara); la Onlus Amici della Caritas Ferrara-Comacchio (Paolo Falagusta); l’associazione Accoglienza (Giorgio Lazzarato); l’agriturismo La Spagnolina (Antonio Calzavara); l’Opea don Calabria di Verona (Alessandro Padovani); il Centro Donna e Giustizia (Paola Castagnotto) e l’agriturismo La Torre del Fondo (Nicola Zamorani) e, infine, don Silvano Bedin, erroneamente indicato dagli inquirenti come legale rappresentante del gruppo locale monsignor Filippo Franceschi di cui è invece presidente suo fratello don Domenico.

Indagini ancora in corso. Secondo quanto risulta a Estense.com non sono state archiviate le posizioni di don Domenico Bedin (legale rappresentante di quattro delle 16 strutture perquisite a dicembre dalle Fiamme Gialle: Viale K, Melting Point, gruppo locale monsignor Filippo Franceschi e associazione Nadiya) e di Ruggero Villani (Matteo 25). Si tratta peraltro delle stesse associazioni che a fine dicembre ottennero il dissequestro del materiale raccolto dalla Gdf, contestando l’esistenza di un fumus criminis. L’indagine infatti non partì in base a notizie di reato specificamente indirizzate alle singole coop o associazioni, ma fu frutto dell’estensione di quella già avviata nei confronti della coop Vivere Qui (Thomas Kuma Atongi e Nathalie Beatrice Djoum, presidente e vicepresidente), dove gli inquirenti avevano notato discrepanze tra i presenti effettivi e quelli registrati e poi rendicontati per fatturare il servizio e ottenere il pagamento con fondi pubblici. Da qui i controlli a tappetto in tutto il sistema accoglienza sui cosiddetti “presenziari”, ovvero i registri delle presenze nelle strutture, necessari per ottenere i rimborsi spettanti.

L’archiviazione è una liberazione per Massimiliano Lombardo, il primo a vederla notificata, presidente di Ballarò, cooperativa che gestisce il Cas di via Modena (in uno stabile in affitto che a oggi ha in affidamento 31 migranti, ma che può ospitarne fino a 40), oltre che l’ostello comunale di corso Biagio Rossetti, dove martedì mattina ha tenuto una conferenza stampa.

“Siamo persone che vengono dalla Sicilia e le procure le abbiamo frequentate perché il nostro movimento nasce in contrapposizione netta alla mafia e alla criminalità organizzata. Per la prima volta mi sono ritrovato dalla parte opposta del tavolo, io che ero il primo collaboratore di Claudio Fava (giornalista, politico e già vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia, ndr). Abbiamo sempre chiesto urgenza e celerità nell’arrivare a una determinazione, abbiamo subito chiesto di essere interrogati e con molta correttezza ed efficienza Pm e Finanza hannoa accolto la nostra richiesta”.

Le indagini hanno alla fine scagionato pienamente Lombardo (assistito dall’avvocato Massimo Cipolla) e l’operato della coop: “Siamo l’unico soggetto che raccoglie le firme due volte al giorno, al mattino e alla sera, con un controllo ancora più efficace di quanto richiesto dalla norma – evidenzia con forza – e le firme erano tutte esattamente corrispondenti a quanto risultava alla stazione appaltante”.

“Noi siamo un’impresa turistica – sottolinea – e nei momenti di emergenza le istituzioni non avevano la possibilità di reperire posti per l’accoglienza, così l’ostello comunale ha dato la sua disponibilità con massima responsabilità, onestà e umanità. Non ci siamo arricchiti con l’ospitalità, abbiamo gestito perfettamente il servizio che le istituzioni ci avevano affidato – rivendica -. L’accoglienza rappresenta il 30% del nostro fatturato, il restante 70% deriva dagli ostelli che gestiamo a Ferrara, Reggio Emilia, Parma, Campiglia Marittima e dai punti ristoro”.

E da qui parte il contrattacco politico, contro chi ha dato vita a un “linciaggio mediatico”: il riferimento è diretto: “Lega Nord, qualche consigliere di Forza Italia e soggetti politici del territorio che hanno irresponsabilmente alimentato una vulgata secondo la quale le cooperative si arricchiscono, lucrano e sfruttano: un linciaggio effettuato da una parte politica precisa sulle spalle della gente onesta”.

E per essere ancora più chiaro Lombardo racconta che “non veniamo pagati regolarmente: l’ultima fattura pagata dalla prefettura è relativa all’agosto 2018: facciamo l’accoglienza sulle nostre spalle e con i nostri soldi, senza recare disturbo e senza proferire parola. Dall’insediamento di questo governo – attacca ancora – i ritardi che prima erano di due o tre mensilità sono arrivati a otto, creando una crisi finanziaria. È venuto anche l’ispettorato del lavoro qui, ha trovato tutto in regola ma ci ha intimato di pagare entro trenta giorni i dipendenti, dicendo che non è possibile che noi veniamo pagati con un ritardo di otto mesi”.

E ancora, Lombardo spiega in maniera netta perché il sistema di accoglienza ferrarese stia mandando vuoti i bandi: “Ci rifiutiamo di continuare a svolgere questo servizio a queste condizioni. Chi ha fatto onestamente il suo lavoro oggi non è più in condizione di farlo perché il decreto Salvini cancella la possibilità di accogliere e integrare le persone con l’unico risultato che ci saranno maggiore clandestinità e pericolosità nelle nostre comunità: la narrazione leghista va contrastata dalle persone che hanno a cuore l’accoglienza e la sicurezza”.

Gli effetti intanto si vedono anche in chi è già nel sistema: “Nelle nostre strutture la litigiosità è aumenta in maniera esponenziale nell’ultimo anno, perché hanno paura che arrivi qualcuno e gli dica adesso vai via, arrangiati”.

Lombardo, infine, annuncia di aver querelato il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti per un articolo ritenuto diffamatorio sulla vicenda. In caso di vittoria, “l’importo verrà messo a disposizione per una grande festa popolare per fare chiarezza insieme agli amici migranti”.

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