Addio ad Alessandro Zagni, il motociclista deceduto nel Bolognese
Il sessantenne, titolare della Emmezeta Impianti e conosciuto dagli amici come "Gnegno", ha perso la vita in un incidente con un'auto nel territorio di Camugnano sabato 30 maggio
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Erano tre giorni che i vicini non li vedevano entrare o uscire di casa, Nemmeno sentivano rumori provenire dal loro appartamenti.. E così si sono decisi a chiamare il 112
L'uomo, residente a Modena, si trovava al Bagno Oasi con moglie e figlia. Nonostante i tempestivi soccorsi di bagnini e 118 per lui non c'è stato nulla da fare
L'incidente nel pomeriggio di sabato 29 maggio a Bargi-Pianacci, nel comune di Camugnano. Inutili i soccorsi, ferito lievemente il conducente dell'auto coinvolta
Avrebbe ucciso la moglie impugnando un coltello, Vladimiro Lombardi, il 52enne ferrarese fermato per il femminicidio della 50enne Samanta Zironi, trovata senza vita all'interno della loro abitazione, un appartamento al primo piano di un condominio Acer al civico 25 di via Stefano Gatti Casazza, al Barco

Il pm Andrea Maggioni
Non più peculato, ma truffa aggravata, falso e inadempimento contrattuale in pubbliche forniture.
La procura di Ferrara ha cambiato le carte in tavola nell’indagine a carico di Thomas Atongi Kuma, Nathalie Beatrice Djoum ed Eva Rosa Lombardelli, rispettivamente presidente, vice e consigliera della cooperativa Vivere Qui, per la gestione di cinque Centri di accoglienza migranti (Cas) tra Vigarano e Poggio Renatico.
Non si è trattato, ovviamente, di un guizzo improvviso della volontà del pm Andrea Maggioni, ma di un percorso ragionato derivante da quanto stabilito dai giudici nel lungo iter per l’applicazione di una misura cautelare nei confronti di Atongi e Djoum (che iniziò con la richiesta di misura detentiva ed è finita con il divieto di esercitare imprese o uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese).
Quel percorso è arrivato fino alla Cassazione e nel frattempo si è chiarito che i famosi 27,50 euro al giorno assegnati per ogni migrante accolto (che hanno dato il nome all’indagine della Guardia di Finanza) una volta incassati dalle coop non hanno più natura pubblica e, dunque, non può esistere il reato di peculato.
Esiste però, e questa è l’ipotesi da cui riparte l’accusa e che proviamo a spiegare fuori dal ‘giuridichese’, un dovere di destinazione e di rendicontazione di quei soldi: devono cioè essere utilizzati per la gestione dell’accoglienza – che naturalmente implica anche pagare gli stipendi a chi lavora e amministra – e non per fini del tutto privati, sganciati dal servizio, come pagarsi viaggi, personal computer, televisori di ultima generazione, ristoranti e capi di abbigliamento di prestigiosi marchi.
Proprio qui risiede il succo delle contestazioni: gli amministratori della Vivere Qui sono accusati di aver usato oltre 400 mila euro di fondi ricevuti dal 2015 al 2018 per i vari Cas per scopi completamente privati, al contempo non garantendo che il servizio venisse svolto in maniera idonea. Di questa somma: 52mila euro sarebbero stati utilizzati per acquisti non inerenti i Cas e ben 345mila euro sono prelievi in contanti non rendicontati e che per la procura non erano nemmeno ammessi.
Il tutto evitando di segnalare le spese private ad Asp e Prefettura – che sono inquadrati come i soggetti truffati – impedendo all’ente pubblico di stornare eventualmente le cifre dalle corresponsioni future o inducendolo a considerare legittime quelle già erogate.
Come nell’indagine ‘originale’, rimane l’accusa per Vivere Qui di aver prodotto anche falsi presenziari che, come si ricorderà, fu al centro dei controlli eseguiti su tutte le altre cooperative e associazioni impegnate nell’accoglienza dei migranti (posizioni tutte archiviate o in via di archiviazione).
La coop avrebbe sia fatto risultare come presenti per diversi giorni migranti che in realtà erano assenti, sia indicato come inseriti nel progetto di accoglienza alcune persone che non lo erano.
In questo modo, sostengono procura e Guardia di finanza, l’Asp di Ferrara avrebbe erroneamente erogato fondi pubblici non spettanti per oltre 10mila euro e poi per altri 5.600 euro circa.
Tutti questi ‘giochi’ nell’uso di fondi pubblici a fronte di un servizio non erogato in maniera corretta, al punto che la procura contesta una vera e propria frode nell’esecuzione del contratto: gli inquirenti hanno infatti riscontrato gravissime carenze dal punto di vista igienico sanitario, come la presenza di topi e scarafaggi con la conseguente contaminazione delle provviste alimentari), la mancanza di cibo e vestiario, di lenzuola, di presidi medici di sicurezza.
Se Asp e Prefettura sono vittime della (presunta) truffa e della frode contrattuale operata dagli amministratori di Vivere Qui, due loro dipendenti – Vincenzo Martorano (dirigente a Palazzo Giulio d’Este) e Valentina Marzola (psicologa, inquadrata come coordinatrice del servizio accoglienza di Asp dall’ente pubblico nonostante fosse stata assunta come interinale e poi non rinnovata) rimangono indagati per il reato di abuso d’ufficio in merito a tutta la gestione dei Centri di accoglienza.
Per la procura avrebbero omesso di eseguire efficaci controlli nei confronti dei vari Cas della provincia di Ferrara, preavvertendo gli amministratori dei controlli in arrivo, o suggerendo compilazioni non veritiere dei permessi di allontanamento o proprio dei presenziari.
Inoltre, sempre secondo gli inquirenti, non avrebbero adottato i provvedimenti dovuti a fronte di evidenti gravi anomalie e irregolarità nella gestione delle strutture. Ad esempio, non avrebbero fatto nulla a fronte di soggetti che percepivano i fondi senza averne più titolo, o all’assenza dell’agibilità delle strutture, o all’assenza dei registri ‘poket money’ necessari per ottenere i finanziamenti.
“Già in sede cautelare i giudici avevano espresso riserve sulla fondatezza del teorema accusatorio a carico del mio assistito – commenta l’avvocato Fabio Anselmo, che assiste Martorano -. Ho massimo rispetto per il pm procedente ma auspico che il processo si svolga nei tempi più rapidi possibili in quanto sono convinto che emergerà l’assoluta innocenza del mio assistito”·
“Valutiamo l’eventuale costituzione di parte civile una volta aver letto le carte dell’indagine”, afferma l’avvocato Giacomo Forlani che assiste l’Asp.
La posizione di un altro indagato, il cui nome era emerso agli inizi dell’indagine, Alberto Dalfreddo, è stata invece archiviata.
Come a fine 2018, quando dai controlli sulla Vivere Qui la procura e le Fiamme gialle decisero di estendere le verifiche a tutti gli enti impegnati nell’accoglienza, dopo la raffica di archiviazioni arrivata già a metà 2019 (o in arrivo per le posizioni rimaste in sospeso) tutto potrebbe tornare in gioco anche per loro, proprio partendo ancora una volta da quel che sta accadendo alla Vivere Qui.
Essendo cambiato il criterio di controllo applicato, non sembra improbabile che gli inquirenti vogliano ora verificare che tutti gli enti abbiano dato la corretta destinazione e rendicontato a dovere l’uso dei soldi pubblici erogati per la gestione dei Cas e che tutto sia effettivamente rimasto in quell’ambito.
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